Pasolini e Mischima,due poeti a confronto nella pièce di Tosolini: lo spettacolo a Feletto

Una produzione del Teatri Stabil Furlan in calendario mercoledì 24 giugno al teatro Maurensig. Appuntamento alle 20.30

 

Angelo Floramo
Il musicista, scrittore e drammaturgo Marco Maria Tosolini
Il musicista, scrittore e drammaturgo Marco Maria Tosolini

 

C’è poco da fare: Marco Maria Tosolini è davvero un intellettuale che ha fatto della dimensione eretica la cifra del suo andare. Capace sempre di sorprendere e di suscitare dibattito. Come certamente accadrà anche per la piéce teatrale “Mishima-Pasolini: dialogo a morte”, dramma sonoro, di cui è autore condividendone la regia con la talentuosa Sonia Dorigo, e che debutterà mercoledì, alle 20.30, sulla ribalta del Teatro Maurensig di Feletto Umberto.

Si tratta di una produzione del Teatri Stabil Furlan, Arlef, associazione Cultura e Libertà con il sostegno di Fondazione Bon, Fondazione Friuli e Civibank e il patrocinio del Fgolar Furlan di Tokyo e importanti istituzioni giapponesi.

Ma di che cosa si tratta?

«L’idea nasce molto tempo fa: era il 1997. Leggendo Mischima e Pasolini mi sono reso conto che c’erano molti punti di contatto fra i due. Ho sempre creduto nella teoria di Giuseppe Zigaina, per cui Pasolini ha cercato la sua morte. Nella tragedia: “Bestia da stile” descrive il modo in cui sarebbe morto, indicando perfino la posizione del cadavere. La stessa cosa è accaduta anche a Mishima. Così li faccio confrontare in un indistinto aldilà. Mishima dice a Pasolini che solo la Morte può rendere credibile quello che hanno detto e fatto in vita. E quindi devono darsela, la morte. L’Opera si chiude con uno scontro tra di loro. Mentre i due attori che li incarnano, Nicola Fraccalaglio nei panni di Pasolini e Sunshuke Senda in quelli di Mishima, sono due ombre che appena si vedono, mentre bellezza e tragedia si intrecciano assieme. Solo alla fine un trucco permetterà alle ombre di assumere una loro carnalità».

Due grandi poeti e cineasti: Yukio Mishima, giapponese (1925-1970) e Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Ma cosa li unisce?

«La morte di Pasolini è “vergognosa”. In essa si palesa tutto ciò che lo ha tormentato in vita. Per Mishima invece si tratta di un suicidio glorioso. Quando arringa alla folla di militari, dichiara che solo loro potranno ridare onore a alla sua terra devastata dal consumismo. Pasolini faceva riferimento alla “oscena religione del consumismo”. L’omosessualità l’educazione dei giovani, gli archetipi e le tradizioni antiche: entrambi sono registi e sono poeti, sono scrittori molto produttivi, entrambi con vissuti famigliari difficili, stranianti, sofferenti».

Il dialogo che si intreccia fra di loro si struttura secondo l’ars retorica del XVII secolo, di derivazione latina. I cui passaggi sono segnati dagli ammonimenti dell’oracolo: la Pizia.

«Ho pensato che l’Ars Retorica mi avrebbe permesso di strutturare il dialogo dei protagonisti su alcuni punti fermi. Tra Pasolini e Mishima se ne sta la Pizia, interpretata da Paola Bacchetti che scaglia sui due i suoi moniti. La pièce è proprio suddivisa nelle sei categorie del discorso previste dai grandi retori latini. L’Exordium: L’inizio del rito, entro i cui recinti il tempo non esiste. La Narratio: quando entrano in scena Coribanti, i figli dell’Apocalisse. La Divisio: la danza dei corpi e delle anime. La Propositio: la purificazione. L’Argomentatio: il sacrificio del capro. La Peroratio: è l’epilogo. Quando non resta altro da fare che morire. Consapevoli tuttavia che saremo “ancora soli, mai morti”, citando il testo».

Con lei il ruolo della musica, nella scena, non sarà certo secondario.

« Ci sarà sempre un suono di origine elettronica, trasfigurato da Alessandro Seravalle. Mi piace pensare che si tratti di fantasmi sonori. Giada Visentin, col violino, interpreterà Bach, Ravel, Ysaÿee e Kurtág. La musica sarà una suggestione che avvolge il pubblico e lo trascina con sé. Si giocherà con registri linguistici diversificati: il greco antico, il giapponese, il friulano e l’italiano. La parte visuale è curata da Davide Marzona. I disegni sono firmati da Emanuele Barision, uno che disegna Diabolik, Tex, e Zagor. Le sue immagini accompagnano il passaggio tra le sei sezioni retoriche».

E come finisce?

«La conclusione è a sorpresa. Anche se posso anticipare che entreranno in scena Paolo Tonini e Michele Marinutti, le incarnazioni di Mishima e Pasolini, nei ruolo di “marzialisti”. Il pubblico, alla fine, potrà degustare un buffet “Nippo Furlano”, dal Sushi al Frico».

 

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