These New Puritans aprono il festival Sexto ‘Nplugged: «Siamo in una fase creativa»

Jack e George Barnett saranno giovedì a Sesto al Reghena. Suonerà anche la band Wu Lyf

 

Elisa Russo

 

Spetta a due band inglesi, These New Puritans e Wu Lyf (World Unite Lucifer Youth Foundation), l’apertura della 21ªedizione di Sexto ‘Nplugged: il festival in piazza Castello a Sesto al Reghena parte giovedì alle 21.15. Il cartellone prosegue venerdì con Altin Gün e Il Mago del gelato, sabato con Apparat e Joycut, domenica con I Cani.

These New Puritans, formazione originaria dell’Essex guidata dai fratelli gemelli Barnett, Jack (polistrumentista e cantante) e George (batterista e produttore), in pista da quasi 20 anni, giovedì portano dal vivo l’ultimo album “Crooked Wing”.

Jack, avete già suonato in Italia, nella vostra live band c’era anche una musicista italiana, Maria Chiara Argirò. Cosa conoscete del nostro paese?

«Amo l’Italia e tutte le sue contraddizioni. È stato uno dei primi posti fuori dall’Inghilterra in cui abbiamo suonato, poco più che adolescenti, ho un ricordo vivido di queste nostre esibizioni agli esordi, nei piccoli club. Da poco sono stato in vacanza in Puglia e non vedo l’ora di tornare. E poi mio fratello mi ha fatto scoprire le canzoni di Lucio Dalla, un artista incredibile, non riesco a smettere di ascoltarlo».

Che concerto portate a Sexto?

«Sul palco ci sono con noi musicisti eccezionali, la miglior formazione finora, e tanti strumenti metallici, un vibrafono, altre piccole percussioni. Siamo riusciti a includere i due spettri del nostro suono: quello più brutale e quello più gentile, da un estremo all’altro».

La scaletta?

«Principalmente brani da “Crooked Wing”, e poi peschiamo dai precedenti album spesso rileggendo in chiave attuale i pezzi più vecchi. Non ci piace inserire inediti, quindi non anticipiamo niente di nuovo finché non è pubblicato».

Tra voi due c’è un capo?

«Dipende dalle situazioni, a volte sono io il leader e altre mio fratello, ma è così fin da bambini: a volte lo conduco io in una direzione e viceversa».

Hanno provato a definirvi in molti modi, da post-punk o art-rock a sperimentale, ma risultate abbastanza inclassificabili vero?

«Ho grande rispetto per chi suona lo stesso genere da quarant’anni, ma per me non funziona. Amo comporre, ma ogni volta che completo un album sono esausto e forse per questo ho bisogno di resettare tutto, ripartire da zero. È come se fossi ogni volta una persona diversa, che deve imparare di nuovo a scrivere, registrare».

Le piace il lavoro in studio o preferisce essere in tour?

«Mi piacciono entrambe le componenti del mio lavoro. Creare, registrare, ma anche svegliarmi ogni giorno in un posto diverso, sono una persona che non ha mai pace, instancabile, mi annoio a fare sempre le stesse cose, quindi la vita del musicista è adatta a me».

Si avvicinano i vent’anni di carriera per These New Puritans. Come li celebrerete ?

«Io sono un tipo che sta molto nel presente, dimentico di festeggiare anche il mio compleanno, ma chissà, magari qualcuno mi persuaderà (o obbligherà!) a celebrare questo anniversario, non so ancora come».

La vostra storia si intreccia al cinema: David Lynch vi scelse per il Manchester International Festival nel 2019, l’attore svedese pluripremiato, Alexander Skarsgård, che è anche vostro amico, compare nel videoclip del singolo “Season in Hell”; la vostra stessa musica è cinematica.

«Di certo il cinema mi dà una scossa, e dopo una giornata immerso nella musica mi piace staccare con un bel film, li guardo con occhio innocente, da non addetto ai lavori. Poi certo, posso concentrarmi sulla colonna sonora con orecchio analitico e ci è capitato di collaborare con registi, attori, artisti visivi».

“Crooked Wing” è arrivato dopo sei anni dal disco precedente. Sarà un lungo processo anche finalizzare il prossimo album?

«Questa volta l’attesa non sarà così lunga, siamo in un momento creativo e non abbiamo certe problematiche e interruzioni che ci avevano portato in passato a dilatare i tempi».

 

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