Dalle macerie allo schermo: il sisma nei film amatoriali

Gemonese, all’indomani del terremoto si mise a filmare ciò che lo circondava: anche due film sulla città, prima e dopo, e un 9,5 mm sul terremoto del 1928

Carlo Gaberscek
Un’immagine tratta dai filmati in 8 millimetri dell’Antologia Pierino Goi
Un’immagine tratta dai filmati in 8 millimetri dell’Antologia Pierino Goi

Il terremoto del Friuli del 1976 è stato ampiamente documentato non solo da professionisti del cinema, ma anche da privati, da cineamatori, ovvero dilettanti, autodidatti, in possesso di cineprese 8mm e Super 8mm, abbastanza diffuse anche in Friuli negli anni '70 e '80.

Poi, con l'avvento di nuove tecnologie, il materiale girato è stato spesso abbandonato a sé stesso o è addirittura scomparso. Solo in anni più recenti una maggiore sensibilità per la salvaguardia e la conservazione di materiale filmico del passato ha reso possibile il recupero di lavori che acquistano un importante valore di documentazione storica e umana, come la “Antologia Pierino Goi, aprile 1976 - aprile 1977”, che la Cineteca del Friuli presenta al Kinemax di Gorizia martedì 21, alle 17.40, nell'ambito del Premio “Sergio Amidei” 2026.

Pierino Goi, gemonese, giovanissimo, nell’aprile del 1976 acquista con i suoi risparmi una cinepresa Super 8mm e, come facevano tutti i dilettanti, si mette subito a filmare ciò che lo circonda: la sua casa in Borgo Gois, i suoi familiari, il vicino Ospedale la cui costruzione è terminata da poco e, più sopra, Borgo Stalis, il monte Chiampón, Sella Foredor, la Malga Cuarnan in costruzione. Immagini di un piccolo mondo che pochi giorni dopo sarebbe stato stravolto nel giro di un minuto.

Subito dopo la tragedia della sera del 6 maggio, Goi sente l'urgenza di documentare quella nuova realtà quasi post-apocalittica e comincia a fare riprese fin dalla mattina seguente, però al momento dispone solo di due bobine: sono soltanto sei minuti per fissare le immagini delle prime tende improvvisate, le case pericolanti, le cucine di fortuna, e poi la tendopoli installata dai militari una settimana dopo con le tende numerate, la cucina da campo militare.

Successivamente, andando fino a Udine in motorino, si procura altra pellicola e filma le prime demolizioni (tra cui un'ala dell'Ospedale il 2 giugno 1976), lo sgombero delle macerie, quindi i devastanti effetti delle scosse dell’11 e 15 settembre con le impressionanti frane del monte Chiampón, le rovine di Ospedaletto, la baraccopoli Bersaglio nell'aprile del 1977 e i primi prefabbricati.

Nel 2025 questo prezioso materiale (in nove bobine) è stato donato da Pierino Goi alla Cineteca del Friuli di Gemona, che ne ha curato la scansione e il montaggio in una “Antologia” della durata di 31 minuti.

Assieme a questo filmato verranno proiettati a Gorizia anche due documentari su Gemona prima e dopo il terremoto: uno, di tipo amatoriale, realizzato da Antonio Antonelli in pellicola 16mm all'inizio degli anni '50 e l'altro di tipo professionale, intitolato “Friuli un anno dopo”, del triestino Giulio Mauri, scritto con Valeria Bombaci, con la quale Mauri aveva fondato nel 1954 il Centro di Cinematografia Sociale di Trieste.

Chiude il programma un prezioso documento girato in 9,5 mm, “Il Terremoto in Carnia. Marzo 1928”. Queste opere fanno parte del più ampio archivio visivo esistente relativo al terremoto del Friuli, che la Cineteca, nata pochi mesi dopo il sisma del 1976, ha creato con un incessante lavoro di ricerca, restauro e divulgazione in quasi mezzo secolo e che comprende riprese amatoriali, documentari Rai e della Regione, servizi dei Vigili del fuoco, filmati diocesani, registrazioni dell'Esercito Italiano.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto