Il cielo blu sotto le nuvole a Villa Manin: i Pooh emozionano cinquemila fan
La pioggia si interrompe proprio prima dell’inizio del concerto, e regala al pubblico due ore e mezza di musica. «Questi concerti vogliono essere una festa»

«Nel corso di questi sessant’anni ci siamo fatti accompagnare dallo slogan Il cielo è blu sopra le nuvole», dice Dodi Battaglia presentando a metà serata un brano dei Pooh. Ecco, sabato sera il cielo sopra Villa Manin era davvero blu solo sotto le nuvole. L’inizio del concerto è fissato per le 21, da un’oretta piove, non forte, ma piove. Sulle note introduttive di Banda nel vento come d’incanto smette. E non riprenderà più. «Abbiamo avuto un c... della madonna con la pioggia, voi non lo sapete ma abbiamo qualche conoscenza in alto», scherzerà Roby Facchinetti durante i saluti finali ai 5 mila presenti.
Due ore e mezza di musica con discorsi ridotti al minimo proprio per il timore di un acquazzone che possa rovinare in parte la festa. L’inizio è un ritorno alle origini con brani scritti negli Anni Sessanta, prima dei grandi successi Pensiero e Tanta voglia di lei che hanno permesso ai Pooh di andare in testa nella Hit parade. E allora ecco Quello che non sai, Vieni fuori, Quando una lei va via e Nascerò con te cantate a memoria anche da chi allora non era neanche nei desideri dei propri genitori.
Da anni i concerti della band più longeva d’Italia e non solo sono un viaggio nel tempo. Ora che spengono 60 candeline sono due le parole che traspaiono dai loro discorsi. Emozione e orgoglio. Il tutto senza enfasi. «Questi concerti vogliono essere una festa», dicono e anche quello di Villa Manin lo è stato. È un crescendo. Oceano, L’Aquila e il falco e la magnifica Parsifal sono delle suite che esaltano le qualità musicali e il suono dei Pooh e del batterista Phil Mer (proprio bravo).
Altrettanto si può dire per la parte acustica introdotta da Santa Lucia e conclusa dalle immancabili Pierre e Uomini soli che non mancano mai nei concerti dei Pooh da quando sono nate. In mezzo l’insolita ma dolce Io ti aspetterò e 50 Primavere scritta da Stefano D’Orazio per le nozze d’oro dei suoi genitori e che viene cantata da Riccardo Fogli. «I nostri due poeti Stefano e Valerio Negrini ci mancano, ma avvertiamo ogni sera su questo palco la loro presenza», dice Facchinetti.
I bis sono un crescendo che ti fanno scappare commenti del tipo «dal vivo sono i più bravi di tutti». Nelle prime file c’è anche Mauro Corona. Il pubblico a quel punto è libero di abbandonare le sedie e accalcarsi in piedi sotto il palco. Si parte con Piccola Katy e Tanta voglia di lei e si chiude con Pensiero e Chi fermerà la musica. Il coinvolgimento è totale. Si salta, si balla, si canta. «Non è stata una festa, è stato un festone e questo grazie a voi», dice Facchinetti.
La parola «grazie» è risuonata spesso durante le introduzioni alle canzoni e alle parole su questi sessant’anni. «Grazie è quella che racchiude un po’ tutto» dice Red Canzian «dobbiamo dire grazie alla vita, all’amicizia che ci ha legati per sempre, alla musica, all’inseguimento di un sogno che abbiamo sempre condiviso e al pubblico che ha protetto e coccolato questo nostro obiettivo».
La carta d’identità parla chiaro (Facchinetti ha superato l’ottantina), ma oltre alla carta di identità c’è quella dello spirito, della voglia di trasmettere le loro emozioni e l’orgoglio per una storia probabilmente irripetibile, anzi, unica.
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