La storia rivelata dell’Impero Assiro: il documentario all’Aquileia Film Festival
Alla rassegna interverrà stasera Daniele Morandi Bonacossi. Nel progetto culturale internazionale protagonista l’università di Udine

Dopo due anni ritorna sul palco dell’Aquileia Film Festival Daniele Morandi Bonacossi ed arriva, in prima mondiale, “L’impero Assiro- La storia rivelata”, il documentario francese dedicato all’eccezionale missione archeologica da lui diretta in Kurdistan iracheno. Grande vanto perché è l’università di Udine a essere protagonista dal 2013 di questo valido progetto internazionale. Ma ripartiamo con ordine.
Venerdì sera alle 21, intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e conduttore anche delle serate precedenti, in piazza Capitolo ci saranno Daniele Morandi Bonacossi e Francesca Simi, rispettivamente professore ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente e ricercatrice in Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine.
Entrambi, in qualità di direttore e vicedirettrice, guidano la missione archeologica italiana Land of Niniveh Archaeological Project in Kurdistan iracheno. In molti i virtuosi partner: Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Regione FVG, Fondazione Friuli, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Daniele Bonacossi dal 2013 è responsabile del progetto di formazione di personale iracheno specializzato nella conservazione e gestione del patrimonio archeologico. Parte del suo lavoro è dedicata alla documentazione e protezione del patrimonio culturale minacciato dai conflitti in Siria e Iraq. Francesca Simi ha preso parte a molti progetti sul campo, partecipando a scavi e ricognizioni archeologiche in Siria, Iraq, Turchia e Italia. I suoi interessi di ricerca includono anche l’archeologia pubblica e la protezione del patrimonio culturale minacciato.
Professor Bonacossi, ben ritrovato. Il tema di quest’anno è “raccontare l’invisibile”. Ne parliamo?
«Vedere l’invisibile appartiene all’archeologo. L’archeologo individua, grazie ad alcuni segni del terreno e a qualche piccola anomalia, attraverso satelliti e droni, e l’ispezione geofisica, ciò che in superficie non si coglie. Lo dico spesso: l’archeologia è la scienza del futuro, perché si pone nel punto di intersezione esatto tra ricerca umanistica e ricerca scientifica di tipo interdisciplinare. L’archeologia è in una posizione privilegiata per vedere l’invisibile, grazie alla sua connessione con le scienze e con gli strumenti innovativi di studio e catalogazione. Un esempio? Abbiamo ritrovato, nella nostra area di ricerca nel Kurdistan, presse da vino appartenenti a duemila e settecento anni fa, per intenderci vasche intagliate nella roccia calcarea, e abbiamo potuto capire l’appartenenza al processo di vinificazione, solo grazie alla presenza di tracce d’acido tartarico e malico sulle pareti. E ciò grazie ad analisi chimico-fisiche. Dunque vedere l’invisibile è ciò che l’archeologia fa, attraverso un brillante lavoro interdisciplinare».
Una sua opinione sul documentario che vi riguarda e che verrà proiettato stasera.
«Il film, diretto da Luis Miranda, è cominciato nel 2022, quando la troupe di BambooDoc ha cominciato a seguirci, venendo ogni anno sul campo per dieci giorni. Il loro scopo era documentare il divenire del processo archeologico. Questo è il primo documentario che usa l’intelligenza artificiale per creare le scene d’ambientazione. Mi riferisco all’antica Siria, ai re e ai governatori, alla ricostruzione di com’era Ninive nel VII secolo a.C., con il sistema di irrigazione che noi abbiamo studiato e con la vita che si svolgeva intorno ad esso. Sono scene in bianco e nero, per distinguerle da quelle a colori che raccontano il nostro lavoro».
Come le è sembrata la scelta del cambio colore?
Molto interessante. Ero scettico all’inizio, invece è vincente: uno stacco efficace, un po’ alla Salgado.
A che punto siamo con le ricerche?
«Dal 2024 è successo davvero molto. Abbiamo terminato lo studio del grande sistema di irrigazione che gli Assiri, con il loro re Sennacherib, avevano creato tra la fine dell’VIII a.C. e gli inizi del VII a. C. Mi sto riferendo ai 240 chilometri di canali, sbarramenti, letti di corsi d’acqua naturali. I famosi cinque acquedotti, di cui parlammo nella precedente intervista due anni fa, i più antichi della storia! E poi abbiamo quasi portato a compimento questo grande parco archeologico diffuso sui
quattro siti, che verrà inaugurato alla fine di ottobre. Un grande progetto iniziato nel 2013, che vuole portare alla visione e alla protezione dei grandi bassorilievi scolpiti nella roccia, nei punti in cui l’acqua veniva deviata dai fiumi e incanalata nei canali per volontà di Sennacherib. Rappresentano il re in preghiera di fronte alla divinità. Nel 2023 abbiamo iniziato la creazione di questo parco grazie al secondo finanziamento da parte di AICS, e ora dopo aver restaurato i tredici bassorilievi da noi scoperti, ora finalmente inaugureremo, dopo tredici anni di lavoro».
Ci sono nuovi scavi?
«Abbiamo appena finito lo scavo nel Nord dell’Iraq , nei pressi dell’antica Gaugamela, dove si sviluppò la famosa battaglia del 331 a. C. che vide nascere il grande impero di Alessandro e terminare quello achemenenide di Dario III. E sì, abbiamo iniziato nel 2025 un nuovo scavo nell’Iraq federale, più a sud, nel sito di Nimrud, la capitale dell’impero assiro. Un sito enorme, di 360 ettari di dimensione, l’equivalente di 500 campi di calcio, a sud di Mosul, che dal 2014 al 2017 lè stata la capitale del sedicente califfato dell’Isis. Ora è stata liberata, e lentamente ricomincia la vita e anche la ricerca archeologica».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








