La Lignano di Gianni Avon: viaggio nello sviluppo edilizio della città delle vacanze

Una crescita che è maturata nel periodo d’oro del cosiddetto miracolo italiano. L’architetto dal 1954 al 1974 ha progettato e realizzato ville, alberghi, condomini e stabilimenti

Diana Barillari

 

Dopo l’anteprima al Casva (centro di alti studi sulle arti visive) di Milano, il catalogo “Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974” (Gaspari editore), approda nella sede di elezione, a Lignano dove in un intenso e fertile ventennio, l’architetto progetta e realizza ville, alberghi e case albergo, condomini, stabilimenti balneari, chioschi, meublè a cominciare con il progetto per l’hotel Duna Fiorita e per finire con il complesso residenziale al Parco a Pineta.

La presentazione del volume – su iniziativa dell’associazione Raggi e Architetture-Ville di Lignano – è prevista per domani, 1 agosto, alle 18.30, al Pala Pineta (Lungomare Kechler 5). Il ricco apparato illustrativo dei contributi (Guido Zucconi, Ferruccio Luppi, Silvia Cattiodoro e Giulio Avon) e delle 22 schede sugli edifici comprende tavole e schizzi dall’archivio Avon e le fotografie d’epoca realizzate da Giorgio Casali e Italo Zannier, restituendo la vitale atmosfera di una città delle vacanze che andava sviluppandosi nel periodo d’oro del “miracolo italiano”.

In quella pineta che accoglie la spirale archimedea disegnata da Marcello D’Olivo tra “gli alberi e l’acqua” sorge la “città sulla luna” (come l’avrebbe definita il poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli) dove, a partire dal 1954, lo sviluppo edilizio ha come protagonisti degli architetti di “provincia” che pensano “internazionale”, come annota nel saggio introduttivo Guido Zucconi.

Accanto a D’Olivo operano Paolo Pascolo, Aldo Bernardis, Paolo Chessa, Enor Milocco, Luciano Vignaduzzo, Gino Biasi, ma è Gianni Avon il più attivo, poiché dal 1954 fino alla fine del decennio, come ricorda Ferruccio Luppi valente studioso di questi temi, elabora 55 progetti e ne realizza 46 e a ragion veduta il suo contributo porta il titolo di “La Lignano di Gianni Avon”.

Il lettore viene catturato da una fitta trama storica, dove la congerie mozzafiato di dati e documenti, plasma e motiva i rapporti tra il progettista, i suoi committenti - in prevalenza soci della Lignano Pineta spa - le maestranze, i fornitori, restituendoci attraverso la narrazione motivi e contesto, recuperandone il senso.

 

Sono poi gli edifici a dare forma a idee, progetti, desideri, cambiamenti, sogni, attraverso l’impiego di un linguaggio architettonico che privilegia chiarezza nella disposizione della pianta, eleganza nelle soluzioni di coperture, alzati e volumi unita a qualità esecutiva e rigorosa osservanza del piano economico: villa Zoppola, villa Christoff, le casette Castellarin, il motel Sahara, le case Faleschini e Menini, per citare alcuni esempi.

Data al 1956 il progetto del Grand Hotel Pineta Palace con quattro piani e terrazza dancing e la svolta verso i grandi complessi ricettivi si concretizza nel 1957 con la Casa Albergo commissionata da Giuseppe Anzil, immagine emblematica dell’architettura di Avon a Lignano, scelta per la copertina del catalogo.

Le coperture a volte in calcestruzzo a vista alternate al rivestimento in cotto animano il duetto cromatico e strutturale, che rimanda al contempo all’innovazione conservando memoria della tradizionale struttura in muratura.

Anche Avon si confronta con il tema del grattacielo, come già aveva fatto Aldo Bernardis con la Torre Zanier, realizzando nel 1960 La Torre Ariston, emblemi della competenza strutturale di progettisti e imprese, oltre che della volontà dei committenti di proporre forme nuove.

Affrontando il tema della domesticità Silvia Cattiodoro pone l’accento sul tema centrale degli spazi interni, quelli che l’architetto plasma per dare alla casa le speciali caratteristiche che ne fanno un luogo dove è bello ritornare e sostare: quindi non solo ampiezza degli ambienti, ma anche l’arredo, mobile e fisso.

Sta forse in questo sapiente dosaggio degli spazi e dei materiali al quale partecipano alcune aziende del territorio, in particolare Fantoni, il motivo del persistente fascino di queste case e della loro freschezza che si rigenera.

Al figlio Giulio sono affidati i “Ricordi” e questa incursione nelle vicende professionali attraverso occhi bambini, arricchisce dati documenti citazioni note bibliografiche e archivistiche e completa la narrazione. Sfilano tutti i protagonisti della Lignano del tempo, il dottor Anzil e i soci della Lignano Pineta, l’impresa Ursella, Marcello D’Olivo, i fotografi Giorgio Casali e Italo Zannier e infine il nonno Gino Avon, valente mosaicista.

Sosteneva Carlo Ginzburg che il taglio antropologico arricchisce la ricerca storica ampliando la strumentazione critica a disposizione dello studioso, cosicchè grazie ai diversi apporti metodologici tra loro integrabili, il lettore intraprende un viaggio che potrà proseguire oltre la pagina scritta, immergendosi nella Lignano di adesso, alla ricerca di quella di allora, come Alice destinata a perdersi, felicemente, nel labirinto della chiocciola.

 

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