Storia naturale a Udine: il museo riapre con una mostra

Dopo 25 anni la riapertura delle sale espositive a Udine con la rassegna temporanea intitolata Trofei d’Oltremare. L’assessore Pirone: «Sarà uno spazio vivo di ricerca»

Fabiana Dallavalle

Un doppio evento. Dopo 25 anni di chiusura riapre oggi il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine) con l'inaugurazione di una mostra temporanea dal titolo: “Trofei d’Oltremare: una storia da riscrivere”. L’esposizione, aperta al pubblico dal 7 luglio al 22 novembre, è l’occasione per valorizzare i nuovi spazi della struttura. Saranno infatti fruibili le sale al piano terra dell’edificio 8, inaugurate lo scorso 18 maggio, e l’area esterna del giardino, che ospita 14 postazioni didattiche.

«Questa mostra rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita del Museo Friulano di Storia Naturale e nel modo in cui una città sceglie di interrogare il proprio patrimonio», spiega l’assessore alla Cultura Federico Pirone. «Investire nella cultura significa anche compiere scelte coraggiose. “Trofei d’Oltremare” mette in luce le relazioni tra produzione scientifica, dominio coloniale, sfruttamento delle risorse e costruzione di immaginari culturali, mostrando come anche musei e saperi scientifici possano essere stati attraversati da logiche di propaganda ideologica e di egemonia. Solo affrontando il passato con onestà possiamo contribuire a costruire una società più equa, aperta e realmente democratica. Il Museo si conferma così non soltanto luogo di conservazione, ma spazio vivo di ricerca, educazione e confronto civile, capace di coinvolgere le nuove generazioni e l’intera comunità. L’apertura delle nuove sale e del giardino didattico rafforza ulteriormente questa vocazione, offrendo alla città un’esperienza culturale accessibile, contemporanea e aperta al dialogo».

Un percorso espositivo di memoria critica che a quindici anni di distanza dalla mostra “Hic sunt leones”, riflette nuovamente sul tema delle esplorazioni, concentrandosi sul contesto africano attraverso un taglio radicalmente diverso e nettamente meno celebrativo. L’obiettivo principale è offrire all’intera comunità gli strumenti necessari per decostruire gli stereotipi e riconoscere le ferite generate dal colonialismo. Il racconto espositivo si sviluppa lungo un filo conduttore che intreccia la ricerca scientifica alle dinamiche del potere coloniale, articolandosi attraverso tre temi interconnessi.

In primo luogo, viene analizzata la caccia grossa, riletta non più come un’avventura esotica, ma come una chiara espressione di dominio imperiale e di egemonia. La narrazione prosegue con un esame del profondo legame tra la scienza e l’economia dell’epoca, evidenziando come la ricerca sia stata utilizzata a fini di autarchia e di estrattivismo, trasformando gli studiosi in mappatori di risorse destinate a essere sfruttate a vantaggio della madrepatria. Infine, l’esposizione approfondisce l’applicazione dei modelli culturali italiani nei Paesi occupati attraverso la nascita di istituzioni museali create a immagine e somiglianza di quelle nazionali, dove divulgazione e conservazione venivano piegate alle medesime logiche di propaganda.

Attraverso la revisione storica e materiale, che coinvolge le vicende di figure come il militare, regista e scrittore Vittorio Tedesco Zammarano; Italo Balbo, figura centrale del fascismo italiano e simbolo dell’aviazione fascista: da squadrista violento divenne gerarca “presentabile” e possibile erede di Benito Mussolini. Nominato Governatore della Libia nel 1934, si distinse per le opere di sviluppo della colonia e per le posizioni critiche verso l'alleanza con la Germania hitleriana. Morì nel 1940 quando il suo aereo venne abbattuto sopra Tobruk da incrociatori italiani, alimentando teorie su un possibile complotto interno al regime; il geologo Ardito Desio, (Palmanova 1897-Roma 2001). L’esploratore, alpinista e scrittore, frequentò le scuole elementari a Palmanova, le medie inferiori a Udine, le superiori a Cividale del Friuli e il liceo Jacopo Stellini di Udine, L'Archivio storico "Ardito Desio", che contiene la documentazione testuale, fotografica e filmata dell'attività esplorativa e scientifica dello studioso, è stato ospitato nella sede della sezione di Roma del Club Alpino italiano e ora è depositato al museo.

L’intero percorso espositivo evidenzia una complessa strategia ideologica all’interno della quale la scienza e i musei non hanno purtroppo svolto un ruolo neutro.

La mostra offre quindi un’opportunità per riscoprire le collezioni zoologiche, etnografiche e fotografiche esplorandole attraverso una prospettiva inedita e un diverso taglio storico. L’ingresso alla nuova esposizione, in via sperimentale, sarà gratuito e, fino a esaurimento delle copie, sarà consegnato in omaggio un booklet con un breve saggio introduttivo alla mostra.

Per informazioni, approfondimenti o prenotazioni, contattare: info.mfsn@comune.udine.it. I dettagli relativi all’accessibilità e alla sostenibilità del Museo e degli eventi collegati sono disponibili nell’apposita sezione del sito istituzionale museofriulanostorianaturale.it.

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