La poesia degli oggetti ritrovati in mostra a Pordenone

Con le opere della fotografa austriaca Stefanie Moshammer la memoria familiare diventa un archivio visivo e affettivo

Cristina Savi
Due opere realizzate dall’artista austriaca Stefanie Moshammer per la mostra Grandmother said it’s okay
Due opere realizzate dall’artista austriaca Stefanie Moshammer per la mostra Grandmother said it’s okay

La memoria familiare come archivio visivo e affettivo, gli oggetti domestici trasformati in indizi di un racconto più ampio sul presente. Con “Grandmother said it’s okay” la fotografa austriaca Stefanie Moshammer porta a Pordenone un progetto che intreccia autobiografia e osservazione sociale, distribuito fra Museo civico d’arte Ricchieri e il nuovo spazio dei Mercati Culturali Pordenone, nella galleria Die Gelbe Wand, ex supermercato ortofrutticolo oggi riconvertito a polo culturale aperto e in divenire.

L’esposizione, curata da Marco Minuz e realizzata in collaborazione con Fotohof di Salisburgo, si inserisce nella rassegna promossa dal Comune, prodotta e organizzata da Suazes con il sostegno della Regione. Un percorso avviato lo scorso autunno che accompagna la città verso il 2027, anno di Pordenone Capitale italiana della cultura, e che per questa stagione assume come parola guida “leggere”, intesa come pratica critica capace di attraversare immagini, storie e trasformazioni sociali.

“Grandmother said it’s okay”, ovvero “La nonna ha detto che va bene”, nasce da un lungo dialogo fra l’artista e la propria famiglia. Il punto di partenza sono fotografie, oggetti e racconti legati alla vita dei nonni di Moshammer nel Mühlviertel, in Alta Austria: un’esistenza segnata dalla parsimonia, dal rispetto per le risorse e dal riuso. «Anni dopo la mia infanzia ho cercato di recuperare un’idea giocosa della casa in cui vivevano i miei nonni», racconta l’artista. «Erano una generazione cresciuta nella guerra, abituata ad attribuire valore agli oggetti, molto diversa dalla nostra, in cui le cose vengono buttate rapidamente».

In mostra sono esposte trentacinque fotografie e cinque sculture, tutte radicate in quel contesto domestico, come la vasca da bagno sotto la parete dalle piastrelle azzurre dove è appeso un quadro di Gesù, i calzettoni di lana lavorati a ferri, le protesi dentarie trasformate in elementi simbolici. La nonna stessa diventa modella, con un trench beige e un grembiule che si trasforma in copricapo. «Il titolo si è evoluto durante le conversazioni con mia lei – spiega Moshammer – cercavo il suo consenso per mostrare queste immagini fuori dal contesto familiare. Quando le sue foto apparvero in un’intervista sul sito di Vogue ha detto: “A ottant’anni divento modella, è divertente”».

Il lavoro di Moshammer si muove fra documento e messa in scena. Gli oggetti vengono ricombinati, il colore diventa collante narrativo, le somiglianze anatomiche creano legami inattesi. Ne emerge una riflessione su vecchiaia, rituali quotidiani e transitorietà della vita, attraversata da un umorismo sottile. «Qualsiasi forma d’arte – ancora Moshammer – è per me un modo per esprimere libertà interiore. A volte il mio lavoro è una critica allo status quo, una forma indiretta di ribellione».

Una tensione che affonda le radici nella sua formazione. «La moda è stata la mia prima esperienza come forma d’arte. Facevo parte della punk generation, mi esprimevo attraverso i vestiti, li realizzavo da sola. Il punk era una forma di liberazione». Oggi quella spinta si traduce in una pratica che intreccia fotografia, immagini in movimento, installazioni e testi. «Uso la mia vita come estensione della mia pratica artistica. I confini si fondono, lo utilizzo come strumento per parlare della società contemporanea».

La scelta dei Mercati Culturali Pordenone rafforza il senso del progetto. Un ex supermercato ortofrutticolo recuperato come spazio aperto e polifunzionale, pensato per ospitare mostre, spettacoli e iniziative culturali, con l’obiettivo di rivitalizzare il quartiere. Un cantiere ancora in divenire, dove in questa prima stagione è la fotografia a prendersi la scena, anche grazie alla collaborazione con Fotohof, realtà salisburghese impegnata nel sostegno ai giovani artisti.

L’inaugurazione è in programma sabato alle 11.30 nei Mercati culturali Pordenone e alle 17.30 nel Museo civico d’arte Ricchieri, spazi dove la mostra resterà aperta fino al 6 aprile. —

 

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