Il ritratto senza tempo della borghesia di provincia nel capolavoro di Germi
Il 10 febbraio 1966 usciva in sala il film Signore e Signori: racconto impietoso di ipocrisie, perbenismo e patriarcato

«Che resti tra noi!»: suona come una minaccia più che un rimprovero la battuta del dottor Castellan rivolta all’amico Gasparini e alla moglie Noemi, scoperti amanti, che chiude il primo episodio del capolavoro di Pietro Germi “Signore & Signori”, un presagio rivelatore di quel bisogno di salvare la faccia, nel nome di un perbenismo dominante all’epoca come pare ancora oggi, dopo sessant’anni.
Il film uscì il 10 febbraio 1966, vinse il Gran Prix al festival di Cannes (oltre a molti altri premi), e si affermò come una delle vette della commedia all’italiana. La sceneggiatura è firmata dallo stesso regista con Age & Scarpelli e con il grande “script doctor” Luciano Vincenzoni, di cui il 7 marzo prossimo ricorre il centenario dalla nascita, in quella Treviso presentata al mondo del cinema proprio con Signore & Signori.
La potenza della verità
Un’opera che ancora ispira, sorprende, conquista, per il suo essere capace di parlare al presente, grazie a una portata di verità rimasta intatta allo sguardo degli spettatori di ogni epoca e latitudine (già le prime proiezioni a Los Angeles come a Mosca mandarono il pubblico in visibilio). Verità innanzitutto nella trama, basata su tre fatti della vita personale di Vincenzoni, che svelò di essersi realmente finto impotente (come Gasparini) per poter possedere senza sospetti la moglie di un amico, mentre alla vicenda di un suo zio è ispirata la storia d’amore fedifraga tra i personaggi interpretati da Gastone Moschin e Virna Lisi, per arrivare al caso di cronaca che in quegli anni vide professionisti e imprenditori coinvolti in un fattaccio di prostituzione minorile.
Ma c’è anche la verità dello spirito di Treviso, capoluogo della Marca “Gioiosa et Amorosa”, con la fontana delle tette e il tiramisù offerto ai clienti dei bordelli. E infine la verità di quei nomi così evocativi, da monsignor Schiavon, emblema della chiesa sottomessa, all’avvocato Maschio, che difende gli amici dall’accusa di abuso sessuale.
«Vincenzoni si distinse nella feconda stagione degli sceneggiatori italiani per il suo talento affabulatorio – ricorda il regista Alessandro Pondi, uno dei suoi ultimi assistenti –. Sapeva convincere chiunque con il potere della parola, da produttori come De Laurentiis a registi come Leone, e soprattutto gli spettatori, portandoli a vivere le sue storie come fossero reali. Signore & Signori fu però una spina nel fianco, perché dopo il trionfo a Cannes si ruppe l’amicizia con Germi, che pare si fosse attribuito la totale paternità dell’opera. D’altronde Vincenzoni sosteneva che lo sceneggiatore lusinga la donna, la porta a cena ma poi, in camera da letto, arriva il regista».
Il protagonismo femminile
E il ruolo della donna che impone la sua personalità in un contesto patriarcale, emancipandosi dall’essere oggetto del maschile, è la modernità di Signore & Signori sottolineata da Ettore Canniello che, con l’associazione Vincenzoni di Treviso, promuove la cultura cinematografica tra i giovani. «Quando presento il film nelle scuole – racconta –, i ragazzi colgono nel segno un tema fondamentale, quello del rapporto uomo-donna, in cui riconoscono l’ancora attuale scollamento tra visione maschile predatoria e affermazione femminile che cerca invece amore, come il personaggio di Virna Lisi, o riconoscimento sociale, come la moglie di Moschin, disposta a perdonare le corna pur di non rinunciare allo status di consorte di un funzionario di banca. Tutte le “Signore” sono ruoli forti, determinati, consapevoli, molto più dei “Signori”, e spingono verso la rivoluzione femminista, di cui Germi ci figura gli albori e che ancor oggi sta conquistando la parità di genere».
L’ombra dell’apparenza
Signore & Signori ha raccontato senza sconti le ombre di una borghesia profondamente provinciale, che si allungano fino alle più recenti produzioni audiovisive sul Nordest, come nella serie sul commissario Stucky, ispirata alla saga letteraria di Fulvio Ervas, andata in onda su Rai2 nel 2024. «Le infedeltà coniugali, la corruzione per nascondere i misfatti, la necessità di salvare le apparenze, sono temi dell’opera di Germi che ritroviamo anche nella serie – spiega Ervas – ma se Signore & Signori è la coordinata zero, lo Stucky televisivo segna un’evoluzione molto più cruda, che si affranca dal respiro caricaturale e allegro di Vincenzoni, per mostrarsi nella sua veste crime e rimandare alla complessità della società odierna».
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