Sergio Toppi, un universo da riscoprire: la mostra al Palazzo del Fumetto

A Pordenone le opere dell’artista che ha scardinato le regole del racconto a fumetti: spazi liberi in cui il disegno stesso diventa narrazione

 

Cristina Savi

 

Fra le proposte dell'estate culturale in Friuli Venezia Giulia, è d’obbligo una tappa a Pordenone, al Palazzo del Fumetto, dove fino al 4 ottobre "Toppi. Le profondità verticali" accompagna il pubblico dentro l'opera di uno dei più originali interpreti del fumetto italiano del Novecento. E le visite guidate del fine settimana offrono un'occasione in più per attraversarne il percorso con lo sguardo dei curatori.

L'esposizione, firmata da Luca Raffaelli con Michel Jans e Francesco Verni, raccoglie oltre cento tavole originali e ripercorre il lavoro del disegnatore milanese dagli esordi fino alla piena maturità artistica. Più che una semplice ricostruzione cronologica, il percorso mette al centro l'evoluzione di un linguaggio che ha progressivamente scardinato le regole tradizionali della pagina a fumetti, trasformandola in uno spazio libero, dove il disegno non si limita a raccontare una storia ma diventa esso stesso narrazione.

L'ingresso introduce subito alcuni degli elementi che rendono immediatamente riconoscibile il segno di Toppi. Il bianco della carta non è mai uno sfondo passivo, ma parte integrante della composizione; le figure sembrano uscire dai margini, occupano gli spazi vuoti, interrompono la regolarità delle vignette. Lo sguardo del lettore non procede secondo un percorso obbligato, ma è invitato a cercare continuamente nuovi punti di equilibrio, seguendo una costruzione dell'immagine che privilegia la profondità e il movimento.

Le sale successive raccontano le diverse stagioni della sua carriera. Dalle prime esperienze nello studio dei fratelli Pagot, dove si realizzavano i celebri Caroselli, fino alle collaborazioni con il "Corriere dei Piccoli", con il "Candido" di Guareschi e poi con le principali riviste e case editrici del fumetto italiano. È un percorso che mostra come Toppi sia partito da una narrazione ancora legata alla scansione classica della tavola per arrivare, nel corso degli anni, a una libertà compositiva che avrebbe influenzato generazioni di illustratori e fumettisti, in Italia e all'estero.

Un aspetto che emerge con particolare evidenza è la scelta di non costruire la propria carriera attorno a un personaggio seriale. Toppi preferisce attraversare epoche e continenti, raccontare guerre, miti, esplorazioni, vicende ambientate in Africa, in Oriente o nel West, cambiando ogni volta scenario e protagonisti. È proprio questa libertà a rendere ogni tavola un piccolo universo autonomo, dove il racconto nasce prima di tutto dalla forza dell'immagine.

La mostra dedica spazio anche a lavori meno conosciuti ma particolarmente significativi, come i tarocchi pubblicati dallo Scarabeo nel 1989, nei quali il tratteggio fitto e la costruzione quasi scultorea delle figure raggiungono una straordinaria intensità. Accanto alle tavole trovano posto anche alcune piccole sculture realizzate dallo stesso artista, testimonianza di una curiosità espressiva che andava ben oltre il fumetto e l'illustrazione.

Fra gli ambienti più suggestivi figura poi la sala immersiva dedicata a Il tesoro di Yazid, dal celebre ciclo Sharaz-de. Qui le tavole vengono proiettate in grande formato e il visitatore è accompagnato all'interno della storia in una dimensione quasi sospesa, dove il ritmo del fumetto si trasforma in esperienza visiva.

Un altro passaggio del percorso è dedicato invece al rapporto di Toppi con il Giappone, cultura che amava profondamente e che riaffiora in molte opere attraverso la sintesi del segno, l'equilibrio della composizione e l'uso del vuoto come parte integrante del racconto.

Anche per questo le visite guidate, in programma ogni sabato e domenica, rappresentano qualcosa di più di un semplice accompagnamento. Permettono di cogliere riferimenti, scelte compositive e passaggi tecnici che a una prima osservazione possono sfuggire, restituendo la complessità di un autore che ha sempre lavorato ai confini fra fumetto, illustrazione e arte grafica.

Il catalogo che accompagna l'esposizione contribuisce inoltre ad ampliare il percorso di visita, con saggi dedicati alla poetica dell'autore, al rapporto con l'Oriente e alla fortuna internazionale di un artista che continua a essere un punto di riferimento per il disegno contemporaneo.

Sergio Toppi resta una figura difficilmente classificabile. Il suo segno, insieme rigoroso e visionario, continua ancora oggi a essere studiato e ammirato ben oltre i confini italiani, senza aver perso quella capacità di sorprendere che nasce dall'originalità della costruzione della pagina.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che la mostra pordenonese riesce a restituire con maggiore chiarezza: non soltanto il talento di un grande disegnatore, ma il modo in cui ha saputo reinventare le possibilità espressive del fumetto, trasformando ogni tavola in uno spazio da esplorare con calma, lasciandosi guidare più dallo sguardo che dalla consuetudine della lettura.

 

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