La Napoli in musica di Ruiz approda a Udine: «Racconto il quartiere nel quale sono nato e cresciuto»

Il cantante voce degli Almamegretta e attore di Mare Fuori in concerto domenica al castello a Udine

Elisa Ruiz
Il cantante e attore Raiz in una foto di Riccardo Piccirillo
Il cantante e attore Raiz in una foto di Riccardo Piccirillo

Raiz è per molti la voce inconfondibile degli Almamegretta, altri lo hanno scoperto in questi anni nei panni di attore della fortunata serie Rai “Mare Fuori”. L’artista napoletano è protagonista della serata di domenica 5 luglio alle 21 al Castello di Udine, ospite di More Than Jazz 2026 – Transiti Atlantici, l’ottava edizione della rassegna di SimulArte; in caso di pioggia al Teatrone.

Lo spettacolo s’intitola “Montecalvario”, nome ufficiale dei “Quartieri Spagnoli” di Napoli, e scorre in una narrazione fatta di storie, reali e inventate, che traggono ispirazione dalla vita e dall’arte di Raiz ma anche di Gennaro Della Volpe (il suo vero nome); lo accompagnano Radicanto (De Trizio chitarra classica, La Volpe elettrica, De Palma percussioni, Chiapparino fisarmonica, Vendola basso).

Raiz, in Friuli è ormai di casa?

«Con gli Almamegretta lo abbiamo frequentato molto, fin dai tempi del Rototom ad Osoppo, ci siamo poi evoluti in mille altre sfaccettature ma venivamo da quel primo grosso movimento reggae italiano, e siamo legati alle persone, ai promoter di quel festival; a Pordenone c’è la collaborazione con Paolo Baldini e La Tempesta».

A Udine propone la prima data estiva di “Montecalvario”. Di cosa si tratta?

«Vado dalla narrazione alla canzone, racconto il quartiere nel quale sono nato e cresciuto. Parto da Udine ma non farò un vero e proprio tour, sono alcuni concerti in divenire, nei quali sperimento e rendo partecipe anche il pubblico di quello che sto mettendo a punto. È un recital di canzoni».

C’è dentro anche l’omaggio a Sergio Bruni, a cui ha dedicato il suo ultimo album “Si ll’ammore è ‘o ccuntrario d’’a morte”?

«È parte integrante della narrazione del mio quartiere, permeato di musica, dove Sergio Bruni era re. Le sue canzoni hanno accompagnato la mia storia famigliare, nascite, morti, matrimoni. Non pensavo che un giorno gli avrei dedicato un disco. È stato un maestro inconsapevole, perché ascoltando la sua musica ho imparato a cantare, e me ne sono accorto quando poi ho sperimentato con gli Almamegretta, che era un progetto basato proprio sull’incontro tra il dub, il reggae e la musica napoletana. Quando si trattava di mettere il contributo napoletano mi è venuto fuori molto Sergio Bruni, ad esempio, una canzone famosa degli Alma “Nun te scurdà” la dice lunga in merito».

La sua cifra stilistica è unire tradizione e modernità. Le radici sono molto importanti?

«Sì, però non sono un identitarista né un sovranista musicale. Credo si debba sapere da dove si viene per poter andare anche altrove. Mi piace avere la coscienza del patrimonio culturale che mi ha generato. Poi mi diverto anche a mescolare questo patrimonio con altre cose».

Da poco è uscito il videoclip di “Rosa” (brano scritto per “Mare Fuori”) in cui danza con sua figlia Lea.

«Merito della regista e coreografa Alessandra Sorrentino e della location molto bella dei saloni del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Non pensavo di essere in grado di ballare. È una narrazione sulla paternità, sulla gentilezza, sulla dolcezza».

Sui social racconta un po’ il rapporto con sua figlia, da quando due anni fa è mancata sua moglie e siete rimasti soli.

«Ho fatto quello che mi sentivo, Lea fa parte della mia vita, passiamo tanto tempo assieme, mi è sembrato abbastanza naturale farlo vedere. Nel bene e nel male stiamo facendo un percorso molto bello, io e lei».

Nella finzione, invece, è Don Salvatore, papà di Rosa (e Ciro) Ricci. Sarà ancora presente con dei flashback nelle prossime stagioni di “Mare Fuori”?

«Penso che Salvatore Ricci sia finito, ma Raiz invece come cantante continua: mi hanno appena chiesto un’altra collaborazione per la colonna sonora. E per Netflix uscirà “La scuola”, ambientata in un liceo militare».

 

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