"Le rondini di Gemona": Giada Messetti racconta i traumi del terremoto e la rinascita

Mondadori pubblica il nuovo libro della giornalista friulana. «Racconto la vita, non la morte. E la grande solidarietà»

 

Oscar D’agostino
Giada Messetti
Giada Messetti

Inizia e si chiude con l’immagine delle rondini il libro di Giada Messetti, giornalista e sinologa gemonese, che racconta il “suo” terremoto attraverso il ricordo di alcune persone. Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto (Mondadori), da pochi giorni in libreria, è un libro intenso che parla di traumi e di rinascita, di memoria collettiva e di solidarietà.

Le rondini del titolo sono quelle che costruivano i loro nidi nei sottotetti e negli angoli più protetti delle abitazioni gemonesi. Quando queste (compresa la casa dei genitori di Giada, non ancora nata) sono crollate, le rondini sono scomparse per poi ritornare quando il paese è stato ricostruito.

Giada Messetti è una “figlia del terremoto”. Quando alle nove di sera del 6 maggio 1976 la terra comincia a tremare, sua mamma Mila si trova a pochi chilometri da Gemona, la cittadina in cui vive. Mila e la sua famiglia si salvano, ma la casa scompare in un attimo. Per anni Mila vive in una baracca costruita per gli sfollati e abita lì quando incontra Augusto, giovane volontario del servizio civile venuto in Friuli per aiutare nella ricostruzione, e se ne innamora. E abita ancora lì quando nasce Giada.

A distanza di 50 anni Giada Messetti ha riaperto il cassetto dei ricordi. «Volevo fare un libro sulla vita, non sulla morte – racconta l’autrice – ho scelto di intervistare delle persone che mi conoscono da quando sono piccola e che mi hanno fatto il grandissimo onore di regalarmi le loro storie».

Un libro che parla di solidarietà, soprattutto...

«Ricordo mio padre che la sera stessa è partito dalla Toscana per portare delle tende in Friuli: è stata proprio una mobilitazione collettiva, nazionale e internazionale. Nei primi mesi le cose non hanno funzionato. Ma c’è stata a quel punto una mobilitazione popolare fortissima da parte dei comitati delle tendopoli e della chiesa friulana. Il modello Friuli è nato nel tempo, non è stata una cosa che è arrivata tre mesi dopo».

Un libro che parla di un forte legame con la sua città.

«Io sono gemonese, ma adesso guardo la mia città in un altro modo. A un certo punto mentre scrivevo mi sono fermata a pensare che vicino a Sant’Agnese ci sono le macerie di Gemona, che adesso sono coperte dai rovi. Mi sono venuti i brividi, perché non ci avevo mai riflettuto».

Il suo libro mette in evidenza anche un’esperienza politica straordinaria, forse irripetibile. ..

«Nell’emergenza è emersa una politica responsabile in grado di superare anche le distinzioni ideologiche con gli altri partiti per unirsi e mettersi a servizio della popolazione in difficoltà. Zamberletti è stata una persona illuminata, ha avuto poteri obiettivamente straordinari. C’è stata anche da parte dello Stato una volontà di non ripetere l’esperienza del Belice, dove gli abitanti vivevano ancora nelle baracche».

Cosa spera che un ragazzo nato 50 anni dopo, quindi lontano da tutti quegli anni di disastri, polvere, baracche, porterà con se dopo aver letto il libro?

«Spero che porti la curiosità per la grande solidarietà e la grande collaborazione che ci fu a reazione di questa tragedia. Non so se oggi sarebbe possibile, non so quanti genitori accetterebbero che i figli vadano in una zona disastrata, tra i pericoli, ad aiutare le altre persone, perché ormai noi siamo in una società in cui c’è anche un’iperprotettività pazzesca».

Il libro sarà presentato il 5 giugno a Gemona, alle 21.15 con Massimo Cirri al Parco di Via Dante e il 6 a Udine, nell’ambito della Notte dei lettori. Altri incontri sono previsti il 4 luglio a Pordenpne, l’11 a Villesse e l’11 settembre a San Daniele. —

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