La resilienza del Friuli: il racconto del sisma dalle pagine del giornale
In scena al Festival del giornalismo, sul palco Valerio e Michela Marchi. Musiche di Paolo Forte

Il 6 maggio 1976 il Friuli fu sconvolto da un sisma devastante. Per fare memoria di quella tragedia e della straordinaria rinascita che ne seguì, lo storico e saggista Valerio Marchi ha ideato e realizzato la lezione-spettacolo “Catastrofico terremoto in Friuli. La prima e le altre scosse nel racconto del Messaggero Veneto”. Una narrazione scenica, multimediale - presentata venerdì sera al Festival del giornalismo di Ronchi dei Legionari e introdotta dal condirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini - che intreccia rigore scientifico, cronaca giornalistica e intensità teatrale. Al racconto di Marchi, sul palco, si è intrecciata la lettura dei titoli del giornale di Michela Marchi, sua figlia, con il commento musicale azzeccatissimo, profondo ed emozionante di Paolo Forte.
Una rievocazione fatta di parole, con momenti di cronaca dell’epoca e di riflessioni sull’oggi, ma fatta anche di note musicali e immagini (una quarantina). Il fulcro del racconto, appunto, era costituito dalle pagine, dai titoli e dai reportage d’epoca del Messaggero Veneto. Attraverso questo filo conduttore, il pubblico è stato guidato lungo la cronologia di quei mesi drammatici, rivivendo la paura e lo choc della prima grande scossa, l’angoscia di quelle di settembre, la macchina dei soccorsi e l’esemplare modello della ricostruzione friulana. E il titolo e il sottotitolo dello spettacolo sono un omaggio a quelli del Messaggero Veneto del 7 maggio e di un libretto pubblicato nel 1989 dell’allora direttore Vittorino Meloni.
«Accanto a me ho voluto mia figlia Michela, che ha 22 anni», sottolinea Marchi, «per avere vicine due generazioni: la mia, che ha vissuto in diretta la scossa (avevo 16 anni nel 1976 e mi trovavo a Tolmezzo) e una più giovane, come quella di mia figlia, che ne ha solo sentito parlare». «Ho pensato che una resa teatrale potesse essere utile per far conoscere ciò che successe», prosegue l’autore, «e come le cose venivano comunicate e vissute dal Messaggero Veneto e dalla gente».
L’opera, che si riassume in un’ora e un quarto di spettacolo, nasce dall’ampio lavoro di ricerca storica di Marchi sul territorio, con lo sfoglio e la consultazione del quotidiano locale in riferimento agli anni 1976 e 1977.
Lo spettacolo offre una riflessione profonda sulla resilienza di un popolo e sul valore del giornalismo locale come memoria storica collettiva. È un viaggio emozionante che trasforma la precisione del dato d’archivio in un racconto vivo, accessibile e di forte impatto civile, pensato per non dimenticare la forza del Friuli e della sua gente.
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