Ritrovato in Albania l’elmetto del tenente Antonio Marchi
L’alpino, cui è intitolata la sezione Ana di Pordenone, morì in guerra sul Golico Artefice del rinvenimento sul monte Golico un gruppo di penne nere friulane

PORDENONE. Poco prima dell’adunata nazionale degli alpini a Pordenone, nel 2014, l’avvocato Pompeo Pitter aveva scritto e presentato un libro sulla vita del tenente Antonio Marchi (di cui è nipote) al quale è intitolata la sezione Ana. Raccontava la storia dell’alpino figlio della terra pordenonese che aveva donato la vita per la patria sulle montagne della Grecia, meritandosi la medaglia d’argento al valor militare. Tra le pagine del volume, la cartina del cimitero dove venne sepolto, sul Golico, sino al rimpatrio dei resti. Quella cartina ha costituito il punto di partenza per Ilario Merlin, presidente della sezione Ana di Pordenone, per tornare sulle tracce del tenente e ritrovarne l’elmetto. Il rinvenimento è avvenuto a fine aprile e il cimelio verrà restituito alla famiglia Marchi il primo luglio, quando in piazza XX Settembre, a Pordenone, verrà conferita la cittadinanza onoraria alla sezione Ana.
Antonio Marchi era caduto l’8 marzo 1941 sul Golico: cinque giorni dopo avrebbe compiuto trent’anni. Appassionato di montagna, socio del Cai, dopo il corso allievi ufficiali di complemento fu assegnato, da sottotenente, all’8° reggimento e messo al comando delle salmerie. Richiamato nel 1939, inviato in Albania, venne promosso tenente. Nell’autunno dell’anno successivo di nuovo richiamato, ancora in Albania. La notte tra il 6 e il 7 marzo il battaglione Tolmezzo sostituì il Gemona. La pressione avversaria fu talmente forte che fu costretto a ripiegare. Accorse in aiuto la sesta Compagnia del Tolmezzo, quella di Marchi. Una strage: il giovane tenente, piuttosto che soccombere e quindi morire, assunse anche il comando dei superstiti del Gemona e guidò l’assalto con un battaglione rimasto ormai privo di ufficiali superiori, caduti in combattimento. Conquistò una vetta decisiva per il settore, a 1.615 metri, ma di ritorno dal rifornimento munizioni, venne colpito a morte.
La famiglia Marchi negli anni successivi avrebbe perso altri due suoi figli, tutti cugini tra loro: Aldo, deceduto all’ospedale militare di Cagliari il 23 novembre 1941 per cause belliche e Romolo, caduto a Nikolajewka il 26 gennaio 1943.
Nel maggio 1941, a battaglia finita, alcuni soldati tornarono a sepellire i caduti. Anche Antonio Marchi ebbe degna sepoltura, sulla cima del Golico: «Indossava una giacca gialla», dissero allora alcuni testimoni. Le spoglie vennero individuate, esumate e rimpatriate, prive di effetti personali lasciati nelle fosse, nei primi anni Sessanta. «Grazie alla descrizione dell’avvocato Pompeo Pitter – dice Ilario Merlin – siamo riusciti a individuare il luogo preciso della sepoltura e il suo elmetto, che abbiamo recuperato». La spedizione è stata sul Golico dal 21 al 29 aprile ed era composta, oltre che dal giovane presidente della sezione Ana di Pordenone, da Adriano Paggiaro di Udine, Guido Aviani di Cividale, Davide De Piante di Palmanova, Paolo Mazzaracco di Trieste, Manuel Grotto di Vicenza e Luigino Usnello di Treviso.
«Proprio cinque minuti prima avevamo pregato per trovare l’elmetto e così è avvenuto», ha raccontato la spedizione. «Ringrazio tutti coloro che si sono prodigati – conclude Ilario Merlin – affinché Pordenone ritrovasse un suo pezzo di storia».
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