L’evoluzione della bici da simbolo di status a trasporto ecologico

A Villa Manin una mostra racconta la storia della due ruote. Esposti modelli storici di Bartali e Pantani

Fabiana Dallavalle

 

Da oggetto costoso e simbolo di status, la bicicletta (strumento di libertà, emancipazione e scoperta) si è evoluta fino a diventare, nelle città più virtuose, l’unico strumento di trasporto a zero emissioni. Per percorrerne l’affascinante storia dalla nascita ad oggi a Villa Manin di Passariano è allestita la mostra “Ruota Libera”c(dal 19 maggio al 30 agosto) a cura di Erpac Fvg.

Curata dal collezionista Mario Cionfoli di Vicenza, l’esposizione propone un percorso narrativo che prende avvio nel 1815, quando il barone Karl von Drais ideò la draisina, primo prototipo di bicicletta in legno, nato come risposta a una grave crisi climatica che aveva ridotto drasticamente il numero dei cavalli. La bicicletta diventò progressivamente un mezzo sempre più diffuso, diventando strumento di lavoro, mezzo di spostamento quotidiano e protagonista di nuove forme di competizione sportiva, con le prime gare ciclistiche e i grandi eventi sportivi che contribuirono a trasformarla in un’occasione di riscatto sociale.

«La bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto: è uno strumento di libertà, emancipazione e scoperta», sottolinea il curatore Cionfoli. «Con questa mostra vogliamo raccontare come un oggetto apparentemente semplice abbia contribuito a trasformare la società, influenzando la cultura, lo sport e lo sviluppo tecnologico».

La mostra raccoglie 62 biciclette storiche e contemporanee, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, il Museo della Bicicletta di Salcedo, la Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e la collezione privata di Alessandro Gallici.

Tra i modelli esposti, figurano esemplari iconici della storia del ciclismo (come la Legnano di Gino Bartali del 1946, la Colnago di Tadej Pogačar, o la bici di Marco Pantani) accanto a biciclette che testimoniano l’evoluzione tecnica e progettuale del mezzo.

L’allestimento è accompagnato da fotografie d’epoca, documenti originali e materiali d’archivio che illustrano l’evoluzione tecnica della bicicletta: dai telai in ferro e acciaio, all’alluminio e alla fibra di carbonio, dai primi sistemi meccanici fino alle innovazioni più recenti come il cambio elettronico e i freni a disco.

Ampio spazio è riservato anche al trasferimento tecnologico, per mostrare come molte innovazioni nate nel campo della bicicletta abbiano contribuito allo sviluppo di altri settori, dall’industria motociclistica e automobilistica fino all’aeronautica.

«Villa Manin si conferma ancora una volta come uno spazio privilegiato di dialogo tra storia, cultura e innovazione – il commento di Lydia Alessio-Vernì, direttrice di Erpac – . L’unicità della mostra risiede nella capacità di raccontare due secoli di trasformazioni sociali attraverso un oggetto quotidiano e universale come la bicicletta”.

 

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