Riccardo Rossi a Udine: «Vi racconto la mia vita attraverso le canzoni»

L’attore giovedì 9 luglio sul palco del Teatrone con lo spettacolo intitolato “Volevo fare il musicista”

 

Gian Paolo Polesini
Riccardo Rossi a Udine giovedì 9 luglio
Riccardo Rossi a Udine giovedì 9 luglio

Quelli dei primi Settanta, più o meno quindicenni a metà degli Ottanta, un ricordo dei “Ragazzi della terza C”, ce l’avranno sicuramente. D’altronde al tempo la televisione non abbondava certo di materia giovanile e i teenager preferivano trovarsi al muretto che starsene prigionieri del divano con una scatola parlante di fronte.

Ma quel poco stabiliva un ricordo. Pertanto il personaggio di Marzocchi, interpretato da Riccardo Rossi, è ben chiaro nella memoria dei cinquantenni di oggi. Restando in zona tubo catodico, ben prima, diciamo nel 1984, Rossi finiva dentro “College”, una serie Tv tratta da una commedia di Castellano e Pipolo.

Successo immediato per la bella gioventù che vive due scuole confinanti: l’Accademia Navale con gli educati giovanotti vestiti di bianco e il Collegio “Gabbiano”, istituto di comportamento ed educazione per signorine. Ah, la magnifica leggerezza di allora non ha eguali se paragonata alle serie odierne travolte dalla malvagità.

Riccardo Rossi sta per planare sulla città:  giovedì 9, alle 21, al Giovanni da Udine con lo show “Volevo fare il musicista”. In scena, assieme a Rossi al pianoforte, ci saranno Riccardo Rinaudo (voce), Stefano Sastro (tastiere), Marco Iacobini (chitarre), Francesco Luzzio (basso), Fabrizio Fratepietro (batteria), Flavio Ianiro (sax/flauto) Giancarlo Ciminelli e Claudio Graziano (tromba), Ambrogio Frigerio (trombone).

È un titolo molto esplicito, a quanto pare.

«Perché racconta la verità. Da ragazzo volevo fare proprio il musicista, non l’attore. Studiavo pianoforte con il Conservatorio fisso nelle mie illusioni. Poi la vita mi propose una deviazione, che accettai, però la passione per la musica non si è mai mossa».

Poi è tornato a riavvicinarsi all’obiettivo primario.

«Durante il Covid, sì. Pensai che tutto quel tempo chiuso in casa doveva pur servire a qualcosa e così ricominciai a studiare seriamente armonia e pianoforte. Da allora non ho più smesso. Oggi sono al sesto anno di studio e da quel percorso è germogliato lo spettacolo».

Che cosa vedremo?

«Il racconto della mia vita attraverso un percorso musicale. Comincio dalle ninne nanne, che ascoltiamo da bambini, per arrivare agli incontri con artisti decisivi per il mio percorso. Ogni storia è accompagnata da un brano eseguito dal vivo con la band: gli arrangiamenti sono fedeli agli originali. È un concerto, ma anche una narrazione».

Quindi, alla fine, quel ragazzo che voleva fare il musicista ce l’ha fatta.

«In un certo senso sì. Oggi suono il pianoforte durante lo spettacolo e posso dire che quel desiderio, anche se in modo diverso da come lo immaginavo, si è compiuto. È una soddisfazione enorme».

Il pubblico la conosce soprattutto come attore e comico. Rimane sorpreso davanti a questa metamorfosi?

«All’inizio, poi si lascia trascinare. Le canzoni sono quelle che tutti abbiamo amato e il pubblico canta insieme a noi. Più che nostalgia, c’è la gioia di rivivere emozioni condivise».

In fondo è uno spettacolo sulla memoria.

«Sulla memoria felice. Quando partono i lenti degli Spandau Ballet, dei Bee Gees o dei Chicago ognuno ritrova un pezzo della propria storia».

Da osservatore degli italiani, qual è il vizio che la sorprende di più?

«Lo smartphone. Lo scrolling continuo ci sta rubando la capacità di guardare ciò che succede intorno a noi. Sul treno tutti fissano lo schermo, nessuno guarda più fuori dal finestrino».

Succede perfino ai concerti.

«Ed è assurdo. Hai il tuo artista davanti e lo guardi attraverso lo schermo del telefono. Fai una foto, va benissimo, ma poi vivi il concerto, non filtrarlo».

L’intelligenza artificiale cambierà anche il teatro?

«Potrà aiutare la tecnologia, la scenografia, gli effetti. Ma il teatro vive della presenza fisica, del rapporto diretto tra gli artisti e il pubblico».

C’è un ricordo al quale è particolarmente devoto?

«L’amicizia con Michele Mariotti, nata ai tempi di College. Abbiamo condiviso la passione per la musica, inseguito concerti e artisti in tutta Italia. Anche lui entra nello show, perché fa parte della mia storia».

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