Cusano: «Anche le scelte dell’IA si basano su categorie filosofiche»

Alla docente dell’Università di Brescia il premio Udine Filosofia assegnato dal Festival Mimesis: «Il pensiero teoretico apre lo spazio all’interno del quale si muovono tutti gli altri saperi. Per comprendere il mondo, compreso quello delle macchine, serve riconoscere l’invisibile che fonda»

Fabiana Dallavalle
Nicoletta Cusano riceverà il Premio Udine Filosofia
Nicoletta Cusano riceverà il Premio Udine Filosofia

Il secondo riconoscimento attribuito dal premio Udine Filosofia sarà conferito oggi, sabato 7 novembre, a Nicoletta Cusano, alle 19 a Casa Cavazzini. La cerimonia sarà introdotta da Luca Taddio, con i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del Comune di Udine Federico Pirone e si svolge nell’ambito della XIII edizione del Festival Mimesis – Filosofia e trasformazione digitale.

Cusano insegna Filosofia teoretica all’Università degli Studi di Brescia, dove dirige il Master interdisciplinare e interateneo di II livello in Intelligenza Artificiale, Mente, Impresa. Dal 2013 dirige la rivista Filosofia Futura. Tra i suoi lavori più recenti figurano La grammatica dell’amore, Il Nulla e la Determinazione e Automatos.

Il Premio le viene attribuito per il rigore e l’originalità del suo percorso di ricerca, capace di intrecciare riflessione filosofica, scienza e interrogazione critica del presente, e per il contributo alla diffusione di un pensiero aperto e attento alla complessità del mondo contemporaneo.

Professoressa Cusano cosa significa per lei ricevere il premio Udine Filosofia?

«Sotto il profilo psicologico, ricevere questo premio mi dà naturalmente grande piacere e gioia. L’aspetto psicologico è però poco importante. Quello che più conta è ciò che viene premiato e cioè l’approccio rigorosamente teoretico della filosofia nell’affrontare questioni rilevanti nel dibattito attuale».

In che modo il pensiero filosofico può contribuire alla costruzione di una cittadinanza più consapevole?

«La filosofia teoretica apre lo spazio all’interno del quale si pongono gli altri saperi. Dà le coordinate categoriali: se le cose divengono, se esiste qualcosa di eterno, se non esiste, che cos’è la sostanza, il soggetto, se esiste una natura in sé delle cose. I saperi non filosofici e l’esistenza individuale presuppongono queste categorie, anche se non se ne rendono conto. Conoscere o non conoscere questi presupposti cambia il modo di vivere e agire: aggirarsi in una stanza al buio è ben diverso dal muoversi rischiarati dalla luce. Perciò la filosofia teoretica è più che educativa: orienta la stessa educazione in modo radicale. Prendiamo il caso del femminicidio. La filosofia richiama l’attenzione sulla potenza dell’amore romantico, in quanto dà senso all’esistenza e rende possibile l’identità individuale come riconoscimento intersoggettivo. Nell’amore tale riconoscimento non avviene discorsivamente e razionalmente, ma affettivamente: si deve essere amati. Essere amati o non amati si fa allora condizione della propria identità, una questione di vita o di morte. Qui stanno le radici della reazione violenta al rifiuto dell’altro. Tale violenza può poi dirigersi contro di sé o contro l’altro. Nel primo caso, ha luogo la depressione e si può arrivare al suicidio. Nel secondo caso, si rivolge all’altro e in casi iperbolici si può arrivare all’omicidio. L’approccio educativo va perciò orientato filosoficamente. Si deve insegnare – già ai bambini piccoli - ad accettare l’esperienza del negativo, del “non ottenere”, vedendo in tale negativo un motore positivo di miglioramento».

Perché i giovani dovrebbero avvicinarsi alla filosofia?

«Innanzitutto per capire il mondo in cui vivono, che oggi è riplasmato dalla tecnica e dall’IA. Ma l’IA si basa – anche se inconsapevolmente - su categorie filosofiche. Io le chiamo l’invisibile che fonda. Allora per comprendere fino in fondo il nostro mondo e la direzione in cui è diretto, i giovani devono rivolgersi alla filosofia».

In quale direzione l’IA sta portando il nostro mondo?

«Nel libro Automatos. Intelligenza Artificiale e Tecnica: la potenza è autonomia (Mimesis, Milano-Udine 2025), affronto il tema del significato fondamentale dell’attuale affermazione planetaria dell’Intelligenza artificiale e individuo la tendenza fondamentale dell’IA nel dare autonomia ai congegni. Quindi mostro che tale tendenza è guidata da un fine fondamentale: accrescere indefinitamente la capacità di superare limiti per la pura capacità di farlo. La potenza per la potenza. Non per altro. Non per conservare l’esistenza umana, non per aumentare il profitto ecc. L’IA si libera dalle cause finali ed efficienti diverse dalla potenza-per-la-potenza (economia, sanità, politica, etica ecc.), perché agiscono come freni, vincoli, limiti alla potenza. Premesso che superare un limite significa assorbire in sé ciò che si contra-pone, l’IA si sta rivolgendo in modo particolare al superamento del limite costituito dal mondo fisico. Lo fa in un doppio atto: da un lato rende sempre più artificiale il fisico, dall’altro rende sempre più naturale l’artificiale. Artificializza il naturale e naturalizza il digitale. Sono i due atti del medesimo processo, volto a eliminare il limite del fisico, dando luogo a una realtà sempre più sintesi di fisico e digitale (fi-gitale). Questa sintesi sta cambiando l’immagine del mondo e dell’umano».

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