Premio Terzani al libico Alaa Faraj per un libro scritto in carcere
Il giovane è stato condannato a 30 anni (parzialmente graziati da Mattarella) con l’accusa di essere uno scafista. Riceverà il riconoscimento il 9 maggio a Udine al festival vicino/lontano

La sua vicenda potrebbe essere il sequel di “Io capitano”, il film di Matteo Garrone che ha raccontato quanto sia facile scambiare per “scafista” chi si trova su un barcone. È la storia del libico Alaa Faraj che con il libro Perché ero ragazzo (Einaudi) ha vinto l’edizione 2026 del Premio Terzani del festival vicino/lontano a Udine. Faraj è in carcere in Italia per una condanna a 30 anni ed è stato parzialmente graziato dal presidente Mattarella. Grazie a un permesso speciale, è atteso a Udine per ritirare il riconoscimento.
“Una storia esemplare di dignità e coraggio – si legge nella motivazione – di un ragazzo che non si fa sconfiggere dalla disperazione”.
La sua vicenda? Nell’agosto del 2015 Alaa Faraj aveva vent’anni. Era uno studente di ingegneria, una promessa del calcio, con un sogno sostenuto dalla famiglia: raggiungere l’Europa, riprendere a studiare e ad allenarsi. L’Università e il campionato erano stati infatti cancellati nella Libia sconvolta dalla guerra civile. Ma ottenere un visto era impossibile e così Alaa sceglie di partire a bordo di un barcone insieme agli amici di pallone, senza avvisare la famiglia. Durante quella traversata 49 persone morirono soffocate dentro la stiva per mancanza di ossigeno.
Sbracato in Italia, dopo le prime indagini è stato arrestato. Accusato di “concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione”, Alaa Faraj è stato condannato a 30 anni di carcere. Lo scorso dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso la grazia parziale, uno sconto di pena di undici anni e quattro mesi. Ad Alaa ora restano da scontare ancora alcuni anni ed è in corso una nuova procedura di revisione del processo.
Durante la sua permanenza in carcere, ha incontrato Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto, che lo trasforma in uno scrittore. Alaa racconta la sua vicenda in un italiano appreso dentro le celle, scrivendo a mano, in stampatello, su fogli rimediati in prigione e poi inviati alla sua “carissima amica Ale”. Ne è nato un romanzo epistolare.
“La destinataria delle sue lettere dal carcere – si legge nella motivazione – sa ascoltare la sua voce, il suo respiro narrativo, ne incoraggia la funzione terapeutica. Ma il padrone della pagina è lui: è lui a imporre il metodo nel procedere della scrittura. E lei lo rispetta, regalandogli l’accesso a quel surrogato di libertà che la letteratura concede perfino ai carcerati”.
E ancora. “Alaa non vuole la nostra pietà: cerca giustizia. La destinataria delle sue lettere dal carcere sa ascoltare la sua voce, il suo respiro narrativo, ne incoraggia la funzione terapeutica. Ma il padrone della pagina è lui: è lui a imporre il metodo nel procedere della scrittura. E lei lo rispetta, regalandogli l’accesso a quel surrogato di libertà che la letteratura concede perfino ai carcerati”. Ed è a “questo racconto doloroso ma necessario”, a “questa storia esemplare di dignità e coraggio”, che la giuria ha scelto di conferire il Premio Terzani 2026.
“Scrivere questo libro – afferma Alaa Faraj – non è stato facile. Non è stato facile tornare indietro nel tempo e provare quella emozione frustrante e terribile. Ma è doveroso farlo”. “Questa tragedia deve essere raccontata anche per quelle persone morte che non hanno avuto giustizia”. E ancora: “Non voglio un risarcimento economico. Voglio la mia dignità. Voglio la mia libertà fisica in un’aula di tribunale. Non voglio il compromesso, Siamo ancora in tempo».
Perché ero ragazzo sarà al centro della serata di premiazione, sabato 9 maggio, alle 21, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Sarà Angela Terzani a leggere la motivazione della giuria e a consegnare il Premio ad Alaa Faraj, che potrà partecipare previa autorizzazione delle autorità competenti.
Condotta dal giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi, membro della giuria del Premio, la serata ospiterà l’intervento della destinataria delle lettere di Alaa Faraj, Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo, della giornalista Luciana Castellina, che per prima ha scritto del libro, di don Francesco Saccavini, prete di periferia impegnato nel sociale, e, in collegamento, del giurista Gustavo Zagrebelski. La parte musicale sarà affidata all’Orchestra d’archi e percussioni del Conservatorio “J. Tomadini” di Udine, diretta dal Maestro Fabio Serafini, con Lucio Degani violino solista; alcuni brani del libro saranno letti dall’attore e regista Massimo Somaglino.
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