Il Verdi di Pordenone scommette su Aldrovandi

Nominato il nuovo consulente artistico per la prosa. «E’ un’eccellenza della nuova generazione teatrale» 

Paola Dalle Molle
Il nuovo consulente artistico per la prosa del Teatro Verdi di Pordenone Emanuele Aldrovandi
Il nuovo consulente artistico per la prosa del Teatro Verdi di Pordenone Emanuele Aldrovandi

La nomina di Emanuele Aldrovandi come consulente artistico per la prosa al Teatro Verdi di Pordenone arriva in un momento decisivo per la città friulana, proiettata verso il traguardo di Capitale italiana della Cultura 2027. Non si tratta soltanto di un cambio alla guida artistica, arrivata a seguito della naturale scadenza del precedente incarico, ma l’occasione per rafforzare l’identità e la visione del Verdi alla luce di una designazione storica.

Autore, scrittore e regista tra i più apprezzati della scena contemporanea, Emanuele Aldrovandi (nato a Reggio Emilia, classe 1985) si è formato in Filosofia e alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Dal 2010 ha firmato oltre quindici testi teatrali, tradotti, pubblicati e messi in scena in numerosi Paesi, affermandosi come una delle voci più autorevoli della drammaturgia italiana contemporanea e ottenendo diversi riconoscimenti. Il nuovo consulente si è presentato ufficialmente ieri, al Teatro Verdi, in un incontro che ha visto la partecipazione di molti rappresentanti delle istituzioni e enti, fra essi, la consigliera regionale Orsola Costanza, l’assessore comunale Pietro Tropeano, le consigliere del Cda del Teatro Verdi, Teresa Tassan Viol e Flavia Leonarduzzi, che coordina anche la cabina di regia per Pordenone 2027.

«Abbiamo individuato in Aldrovandi – ha spiegato Giovanni Lessio, presidente del Verdi – una figura che rappresenta non solo un’eccellenza della nuova generazione teatrale, ma anche un interlocutore capace di aprire nuovi fronti di sviluppo, dialogando in modo continuativo con le realtà culturali e sociali del territorio in vista del 2027, anno della Capitale italiana della cultura. Pordenone, infatti, è una città che fa della propria vivacità culturale la cifra di distinzione e il momento di storica importanza ci affida molte responsabilità ma anche la sfida di saper sorprendere con nuove iniziative».

Lessio si è anche soffermato sul percorso già intrapreso dall’istituzione: da tempo, infatti, il Teatro ha superato l’idea tradizionale di “stagione”, che si traduce in un’attività estesa e articolata — 461 iniziative nell’arco temporale di un anno — e in un radicamento significativo nel territorio ad esempio, con i progetti legati alla valorizzazione delle vallate montane pordenonesi e con il mondo della scuola coinvolgendo oltre 15 mila studenti.

Dopo questa premessa, il consulente per la prosa ha affermato: «Accolgo questo incarico con grande entusiasmo e senso di responsabilità. Il Teatro Verdi di Pordenone è una realtà di cui si parla e che si osserva con attenzione anche a livello nazionale, e la prospettiva della Capitale italiana della cultura rende questa sfida ancora più stimolante. Mi piacerebbe contribuire a costruire un percorso capace di unire ricerca e apertura, radicamento e sperimentazione, lavorando in sinergia con le energie del territorio e immaginando nuovi spazi di incontro tra artisti, pubblico e comunità. C’è molta voglia di fare, di mettersi in gioco e di costruire qualcosa di vivo e condiviso».

L’incarico affidato ad Aldrovandi quindi, si configura come una responsabilità “a tutto tondo”, che comprende lo sviluppo di nuove linee culturali, il rafforzamento delle relazioni territoriali e la costruzione di una visione condivisa per il futuro del teatro. In questo quadro si inserisce, tra gli altri, il potenziamento del Progetto Montagna — già presente nel dossier per il 2027 — così come nell’esplorazione di nuove forme di residenzialità artistica, pensate per trasformare il Verdi in un luogo sempre più orientato alla creazione di contenuti originali, oltre che di programmazione. Particolare attenzione sarà rivolta alle giovani generazioni, non soltanto come pubblico, ma come interlocutori attivi nella costruzione di nuovi formati e occasioni di partecipazione. L’idea è quella di un teatro aperto lungo tutto l’arco dell’anno e capace di attivare un dialogo continuo con la città, superando la separazione tra istituzione e comunità e restituendo al teatro una funzione culturale capace di incidere nel presente del territorio ma anche nel suo futuro. —

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