Quando morire all’estero rende tutto complicato: l’ironico 2m² a Pordenone Docs Fest

Il documentario in scena domenica 29 marzo per l’ultima giornata della XIX edizione della rassegna

Gian Paolo Polesini

Il nome dell’azienda funebre Hizir compare in evidenza sui colli, sul petto e pure sui polsini delle camicie del presidente. Il signor Tayfun Arslano, in un decennio, ha orchestrato 1.335 funerali. Vive in Belgio, ma le sue origini sono turche. Un milione di musulmani si mescola tra gli undici milioni di belgi: abbastanza per trasformare il ritorno della salma in patria — dal Belgio alla Turchia, solo andata — in un business.

2m²” di Volkan Üce (ospite in sala) è lo spazio necessario per la nuova vita del morto. Una misura standard. Ed è anche il titolo del documentario che vedremo domenica 29 marzo alle 15.30, al Docs Fest di Pordenone, nell’ultima giornata della XIX edizione, a cura di Cinemazero (alle 21 la cerimonia di premiazione).

È lo sguardo singolare dei vivi su chi non c’è più, che va comunque onorato.

Tayfun paga uno stand per la promozione della ditta in una fiera all’aperto. Il vento forte gli ribalta il gazebo e trascina a terra anche il vaso di vetro pieno di palline colorate. Si gioca con i passanti a indovinare il numero esatto di sfere. Come accadeva con i fagioli della Carrà, per farvi capire. Se spari casualmente il numero preciso, cosa vinci? Non si è capito. Probabilmente buoni sconto per l’improvviso addio della nonna. Sarà così.

C’è dell’ironia di fondo in questo scorcio sui cimiteri, alcuni, peraltro allineati con la miglior tecnologia. All’ingresso del camposanto un computer indica la posizione esatta della tomba, nel caso uno se la fosse dimenticata. Non come da noi dove vaghi tra le lapidi perdendoti puntualmente.

Il ceo di Hizir fa le cose per bene: organizza anche corsi per interagire correttamente con i parenti del defunto, affinché il dolore si attenui, almeno finché girano attorno alla bara aperta.

Una vedova con bimbo riceve le attenzioni di due inservienti che stanno imparando le mosse corrette per assecondare chi sta soffrendo. Domande appropriate, sguardi languidi, carezze, cose simili. Un copione da imparare a memoria.

Intanto Arslano si sofferma sui conti della serva: «Oltre mille esequie a quattromila euro l’una, vien fuori una cifra interessante». Lui spera che le figlie si appassionino all’attività di famiglia, ma il discorso non sembra attecchire, nonostante i bigliettoni accumulati in banca. Avere a che fare ogni giorno con i cadaveri non è un rapporto che tutti accettano, seppure a peso d’oro.

Questione di sostanza: quando imbarchi lo zio imbustato nel rovere, prima lo pesi. Paghi in base a quanto segna la bilancia. Se a tavola lo zio non si è trattenuto, sono dolori per chi sponsorizza il viaggio finale. Più pesa e più paghi. Il nonno smilzo fa la felicità dei nipoti.

Morire all’estero complica tutto. Hizir, però, risolve problemi. Come Mr. Wolf.

Il ritorno in Turchia risveglia malinconia e Tayfun si commuove nel campo abitato da molti suoi familiari. Non lo diresti. Poi, però, il business è la priorità e dalle lacrime si passa all’affare: dall’acquisto del kit per il sudario — ovvero il necessario per lavare il morto — alle bare sigillate che consentono di tenere in casa il caro estinto senza dover aprire le finestre per l’odore. Le battute aiutano, altrimenti sarebbe dura reggere il continuo via vai di trapassati.

Approfittando della gita turca, Tayfun incontra la sorella. E che si dicono? “Ciao, come stai?” Ma figurati. «Dove vorresti essere sepolta?». Non c’è verso di uscire dagli standard quotidiani, macché.

Ridendo e seppellendo, l’azienda Hizir supera il decennio di onorato servizio. E signor Arslano come lo festeggia? Con un’allegra convention di impiegati e amici (non certo di clienti, come di solito si conviene in queste occasioni).

Il capo distribuisce doni ai fortunati possessori dei biglietti estratti, lasciando sul finale la simulazione del suo funerale, con tanto di drappo sulla cassa e foto d’ordinanza. Tutto serve a rendere la cerimonia meno triste, però alla fine della festa il morto sempre in due metri quadri finisce.

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