Addio a Peppino Di Capri, il romantico della musica italiana
Aveva 86 anni. Tra le sue hit Champagne e Roberta. Partecipò per 15 volte al Festival di Sanremo

«Cameriere, champagne!». Negli anni Settanta, quando uscì il brano (1973), per brindare a un incontro, anche se non ci si poteva permettere una bottiglia griffata, bastava canticchiare il tormentone – anche se allora non si chiamava ancora così – di Peppino di Capri, una hit che fece il giro del mondo. Nella canzone si alza il calice per celebrare un palpito clandestino destinato a trasformarsi in un amore proibito e malinconico.
Quel ritornello torna inevitabilmente alla mente oggi che Peppino di Capri ci ha lasciati. Giuseppe Faiella, che aveva scelto come nome d'arte quello della sua isola natale, Capri, dov'era nato nel luglio del 1939, si è spento ieri a 86 anni.
La sua è stata una carriera lunga oltre settant'anni, attraversando mode, generazioni e rivoluzioni musicali senza mai rinunciare a uno stile elegante e immediatamente riconoscibile. Pianista fin da bambino, il giovanissimo Giuseppe si esibiva negli alberghi per gli Alleati proponendo lo swing di Frank Sinatra, le orchestrazioni di Glenn Miller e il jazz americano. Un'influenza che lo accompagnerà per tutta la vita.
Peppino è stato musicista prima ancora che cantante. Studiò pianoforte classico per cinque anni, salvo poi lasciarsi conquistare dall'arrivo del rock'n'roll. Fu allora che diede vita ai Rockers. Mentre l'Italia musicale guardava soprattutto alla potente voce di Claudio Villa, lui remava controcorrente proponendo sonorità vicine a Elvis Presley, Buddy Holly e Little Richard, contaminate da boogie e twist.
Fu probabilmente il primo cantante pop napoletano capace di far convivere il rock con "Malatia", diventando, poco alla volta, il volto elegante del twist, mentre Adriano Celentano rappresentava quello del rock.
Nel 1965 arrivò anche un riconoscimento prestigioso: Peppino di Capri fu scelto per aprire i concerti dell'unica tournée italiana dei Beatles, un attestato di stima internazionale.
Gli anni Settanta gli regalarono una nuova giovinezza artistica. Partecipò quindici volte al Festival di Sanremo, conquistandolo in due occasioni: nel 1973 con "Un grande amore e niente più", dedicata alla fine di una storia della quale sopravvive soltanto il ricordo, e tre anni più tardi con "Non lo faccio più".
C'è poi un brano che risuona familiare a chiunque ami tornare con la memoria agli straordinari anni Sessanta: "Roberta". Giuseppe sposò Roberta Stoppa nel 1961 e dal loro matrimonio nacque il figlio Igor. Fu lei a ispirare quella canzone. Tra i suoi classici restano "Nessuno al mondo", "Il sognatore", "Amare di meno" e "Incredibile voglia di te".
Peppino di Capri riuscì a risolvere quello che sembrava un teorema impossibile: far convivere la tradizione napoletana con il rock, il pop e il jazz, spalancando la strada a molti artisti che soltanto anni dopo avrebbero seguito quella stessa direzione. Lo fece con un'eleganza naturale, un piglio educato e riservato, sempre allergico agli eccessi.
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