Nussbaum: «Redimere i militanti dell’Isis? Utopia»

UDINE. Non c'è filosofia che tenga, di fronte a certi fenomeni. In determinate situazioni s’impongono realismo - altro che sofistica - e pragmatismo: il dramma integralismo-terrorismo rientra nella fattispecie. «Abbiamo a che fare con degli psicopatici. Dobbiamo rendercene conto: esistono persone che non è possibile persuadere».
La sorridente Martha Nussbaum, astro della filosofia contemporanea e - su investitura della giuria del Premio Nonino 2015 - “Maestra del nostro tempo”, è pensatrice con i piedi ben ancorati a terra. Massimi sistemi, certo, ma pure concretezza: ecco perché, da teorica della giustizia globale, la luminare statunitense snocciola una sentenza che ha un sapore ben più pragmatico, appunto, che filosofeggiante.
«Redimere i militanti dell’Isis? Direi... utopia. Sarebbe necessario allevare questi uomini come fossero nostri figli, trasmettere loro i valori che ci animano... Capite bene che non si può. Sono, semplicemente, dei folli, che provengono da situazioni familiari e sociali disastrate». Punto.
Ciò non significa, ovviamente, che si debba gettare la spugna. E non significa neppure che la maestra Nonino - stamane la consegna del riconoscimento, alle distillerie di Percoto - abbia, nei confronti della realtà, atteggiamento di rassegnazione. Tutt’altro: il suo curriculum - luminoso, oltre che per produzione scientifica, sul fronte delle campagne per i diritti umani - ne fornisce ampia riprova.
Per la speranza c’è spazio, dunque, per quanto la consapevolezza delle sfere buie dell’attualità, la percezione dello status quo, siano imperativi: «Credo profondamente nei giovani», scandisce con il suo piglio solare.
«La mia più grande speranza sta lì: confido nella capacità delle nuove generazioni di un approccio al mondo, di oggi e soprattutto di domani, diverso. Basti dire che ormai, per fortuna, i ragazzi (come tutti noi) sono molto più consapevoli, per esempio, della tragedia dei Paesi sottosviluppati. E ritengo che la multimedialità possa essere strumento prezioso, nel processo di costruzione di una società più equa».
E questo, quindi, è il sogno di Martha Nussbaum. A fargli da contraltare ci sono le paure: «Cambiano - precisa - a seconda dello Stato cui guardo. Se penso all’India, dove ho lavorato e lavoro, l’incubo ha le forme della violenza religiosa. Se rivolgo la mente agli Usa, dove vivo, si materializza invece nell’ineguaglianza economica: vorrei che le cose si livellassero, che ci fosse maggiore equilibrio».
Critiche ad Obama? «Beh... non su tutto. Diciamo a settori. Lo conosco bene, il presidente: all’Università di Chicago eravamo colleghi. Per questo sapevo che non sarebbe stato il progressista che molti immaginavano... Uno dei principali motivi di delusione, nella sua politica, è rappresentato dalle scelte in materia di istruzione».
Istruzione. Quanto vale la formazione classica, lo studio di quegli autori - greci e latini - su cui si fonda la preparazione di Nussbaum? La risposta è scontata. «Tantissimo». Perché la lezione umanistica, e la filosofia naturalmente, spalancano il cervello.
Sono importanti «a prescindere dal percorso lavorativo che poi si sceglierà»: «Il contatto con il passato serve, eccome. È fondamentale, nel processo di sviluppo e di crescita dell’individuo: aiuta a maturare capacità di critica e di immaginazione. Solo così si può diventare buoni cittadini ed elettori consapevoli».
E, probabilmente - chiosa la filosofa -, «capire che una pluralità di etnie, di ceppi, di lingue - in uno stesso ambito nazionale - non è mica un dramma. Diceva bene Mazzini: nazione basata su sacrificio e collaborazione. Pure la religione - conclude Martha Nussbaum - può giocare un ruolo focale, in tal senso. Il punto è che di ciascun credo si deve riuscire a far prevalere il buono, schiacciando gli aspetti non positivi».
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