Night Shift, un’altra sfida sul mare per l’udinese Tommaso Romanelli

Il regista friulano ha presentato a Parigi il suo ultimo progetto: ha sceneggiato e prodotto la storia del velista milanese Ambrogio Beccaria

Elisa Grando
Una scena del film che racconta la storia del giovane velista milanese Ambrogio Beccaria
Una scena del film che racconta la storia del giovane velista milanese Ambrogio Beccaria

Di nuovo a tu per tu con una barca, con una storia di vela e di mare, ma soprattutto di sfide e di sogni: è “Night Shift”, il nuovo progetto scritto e prodotto dal regista udinese Tommaso Romanelli, che lo scorso anno ha raccolto premi importanti nei festival di tutta Italia con il documentario “No More Trouble – Cosa resta di una tempesta” dedicato al padre velista Andrea Romanelli, scomparso nell’oceano Atlantico nel 1998.

E mentre in questi giorni “No More Trouble” è al mercato del Festival di Berlino, acquisito dal distributore internazionale GoodFellas che lo porterà sugli schermi di tutto il mondo, Tommaso si è già tuffato in un nuovo progetto da sceneggiatore e produttore: raccontare la storia di un altro giovane velista, il milanese Ambrogio Beccaria, nel cortometraggio “Night Shift” diretto da Nicola Pietromarchi, prodotto da Teorema e Allagrande Mapei Racing. Il corto sta già raccogliendo interesse internazionale: la settimana scorsa è stato presentato al Sailorz festival a Parigi, dedicato al mondo della vela oceanica, ma l’idea è di mostrarlo quanto prima anche in Italia.

Sono molti i fili che collegano la storia di Ambrogio Beccaria alla figura di Andrea Romanelli, spiega Tommaso: «Abbiamo girato a Lorient, sulla costa oceanica francese in Bretagna, che è la capitale della vela oceanica mondiale: lì c’è una ex base di sottomarini tedeschi, un colosso brutalista di cemento armato, convertito in hangar e cantieri per i velisti oceanici più forti del mondo. Lì preparavano la barca “Allagrande Mapei” per Ambrogio Beccaria, ed è anche il posto dove è arrivata la barca Fila nel 1998, dopo l’incidente di mio padre».

Sulla Fila, Andrea Romanelli stava tentando di battere il record di traversata dell’oceano con Giovanni Soldini, quando un’onda enorme ha capovolto la barca e il mare l’ha inghiottito per sempre. «In più, Ambrogio nel 2019 ha vinto la Mini Transat, la stessa regata che mio padre vinse nel 1993 battendo il record: ha una carriera simile e anche lui è ingegnere».

L’idea è stata subito quella di esplorare il rapporto intimo di Beccaria con la barca, pur girando in tempi strettissimi: la proposta del progetto da parte di Mapei è arrivata a Romanelli nel novembre 2025, e il film doveva essere pronto per il festival francese già nel febbraio 2026. «Avevamo a disposizione un archivio molto bello con materiali di Ambrogio a partire dall’infanzia. C’erano per esempio dei filmati notturni con luci rosse e verdi che sembrano un po’ dei sogni: da lì abbiamo costruito una logica di finzione decidendo che, a parlare, sarebbe stata proprio la barca».

Per definirne il carattere, spiega Romanelli, «siamo partiti dal suo interesse ad esplorare i sentimenti umani, come il senso delle scelte che facciamo nella vita. Abbiamo chiesto ad Ambrogio qual era il suo: ci ha risposto che è la ricerca di armonia tra uomo, natura e tecnologia. La barca osserva intanto la situazione attorno a sé con uno spirito quasi filosofico: ci siamo legati alla tradizione del documentario francese e di Chris Marker, il più grande autore di “film saggi”. Il contatto tra Ambrogio e la barca avviene di notte, in uno spazio onirico. Il film è uno strano ibrido tra finzione e documentario».

Per Romanelli era importante raccontare anche i momenti quotidiani di Ambrogio, come il rito di fare il risotto a bordo, «perché riporta a una normalità queste persone speciali che trascorrono settimane, mesi su una barca, in costante ricerca della performance. Lo spazio che si ritaglia nella giornata per fare il risotto era anche una firma di Soldini e di mio padre contro le squadre francesi: li prendevano in giro dicendo che cucinavano peggio, e quindi gli italiani avevano un vantaggio. È una scena che riavvicina a casa, altrimenti diventerebbe un racconto di ossessione».

Per questo “Night Shift” ci rivela lo skipper in un momento sospeso della sua traiettoria sportiva, lontano dalla narrazione classica della performance, nel tempo di pausa, preparazione, dubbi e ricordi che è a tutti gli effetti parte, insieme al gesto tecnico, della grande sfida di prendere il mare.

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