Cantando sotto la pioggia con Martina Stella: «Elettrizzata, conosco il film a memoria»

L’attrice nel celebre musical da venerdì 20 febbraio al teatro Giovanni da Udine. Le novità per il 2026: «Un film di Vanzina e un podcast»

Gian Paolo Polesini
Martina Stella protagonista di cantando sotto la pioggia
Martina Stella protagonista di cantando sotto la pioggia

Per il pubblico della prosa non c’è nulla di più confortevole di un musical: il concentrato artistico è elevatissimo (si richiedono ballo, canto e recitazione), la trama solitamente risponde ai precetti della semplicità (e, quindi, il cervello non fatica un granché) e la musica (ecco il punto determinante) ti trascina in altre dimensioni.

Se poi il titolo dello show è “Cantando sotto la pioggia”, be’, siamo all’apoteosi. Il Giovanni da Udine ce l’ha in cartellone! E il debutto è previsto per la serata di venerdì 20 febbraio, alle 20.30. Repliche sabato 21, alle 16 e alle 21, e domenica 22 febbraio con la pomeridiana delle 16. Con Flora Canto, Lorenzo Grilli e con la partecipazione di Martina Stella (Lina Lamont). Completano il cast Vittorio Schiavone, Maurizio Semeraro, Sergio Mancinelli. Regia di Luciano Cannito. Produzione Fabrizio di Fiore Entertainment.

Martina, è la sua prima volta da performer a Udine?

«Primissima. Mi giunge voce che avete un gran bel teatro. Sono elettrizzata e incuriosita di capire che pubblico sarà quello friulano. Caloroso? Freddo? Semmai fosse freddo, appunto, ma non credo proprio, sappiamo ben noi come scaldarlo. Finora il riscontro è stato ottimo ovunque. Merito di signori artisti e di una commedia musicale davvero iconica».

Appena scritturata, diciamo così, lei sarà corsa a casa a rivedere il film del 1952 con Gene Kelly?

«Ma scherza? Lo conosco a memoria. È uno dei miei miti assoluti. Pensi che da ragazzina mi ero innamorata di Lina Lamont, una diva capricciosa con un percorso emotivo interessante. Un personaggio che per anni ho letteralmente sognato d’interpretare. Eh sì, perché un ruolo comico non mi era mai capitato in carriera su un palcoscenico. Quindi, s’immagini la gioia di quando ho indossato le vesti di Lina».

Somministriamo una traccia di storia a chi ha deciso di farvi visita?

«Siamo negli anni ruggenti di Hollywood: il cinema sta finalmente per dare voce ai suoi attori lasciando spazio al sonoro. Don Lockwood, star del muto, e il suo migliore amico Cosmo Brown sono impegnati nella realizzazione di un film parlato, ma c’è un problema: la vanitosa co-protagonista, Lina Lamont, sarebbe perfetta se… non avesse una voce stridula! Per salvare il salvabile, Don e Cosmo convincono la giovane attrice di talento Kathy Selden a prestare segretamente la sua voce a Lina. Funzionerà?

In tour, come fa con i suoi figli?

«Mica facile. Il grande qualche volta mi ha accompagnata, ma salgo su treni a orari incredibili pur di tornare a casa da loro. Considero questa opportunità un regalo inaspettato, però sono anche una mamma. E la famiglia ha sempre la priorità».

Lei è una ballerina, o sbaglio?

«Mia mamma è stata una ballerina, io ho solamente studiato danza da ragazza. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno assecondato quando avevo otto anni: volevo diventare un’attrice, avevo già le idee ben chiare. E così frequentai un laboratorio di recitazione».

Però arrivò terza a “Ballando con le stelle”. O con la Stella...

«(Ride). Esperienza pazzesca e fisicamente impegnativa con diversi infortuni, fra l’altro. Ammiro il programma di Raiuno, è una macchina produttiva impeccabile. E così si spiega la longeva vita».

Il suo debutto in teatro è stato con un musical: “Aggiungi un posto a tavola” al Sistina di Roma.

«Avevo diciassette anni, ero una bimba. Interpretavo Clementina e stavo sul palco con Giulio Scarpati e Chiara Noschese. Fluttuavo in cielo dall’emozione. Festeggiai i diciotto anni in scena».

Che mi dice della Francesca de “L’ultimo bacio”?

«Fui scelta dopo un provino a Firenze. Ci provai anche come modella, sebbene non avessi né l’altezza né la fisicità. Al tempo erano tutte altissime e magrissime. Gabriele Muccino mi guidò con pazienza in quell’avventura incredibile. Stare al fianco di Accorsi, Mezzogiorno, Sandrelli, Santamaria, e di un giovane e promettente Favino, io di anni ne avevo sedici e nessuna esperienza, fu qualcosa di irreale. Il film ebbe un successo incredibile».

E ora, Martina? C’è qualche novità?

«Un paio, sì. Nel 2026 uscirà il film di Enrico Vanzina “La sera a Roma”, tratto dal suo romanzo, con un cast ricchissimo. E poi sto lavorando a un podcast che debutterà a marzo su YouTube dal titolo curioso: “Casi umani”».

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