«Nel 1660 le prime tracce Cruciale il ruolo dei cramars»

Alceo Solari è il responsabile scientifico del progetto “La valle del tempo”. È considerato uno dei massimi esperti di storia dell’artigianato orologiaio della val Pesarina.
Solari, dove affonda le proprie radici la tradizione dell’orologeria pesarina?
«Bisogna tornare indietro al 1660, data che condividiamo con altri due centri di sviluppo di questo artigianato, ovvero la Foresta Nera e alla Jura francese. C’è un filo comune poi che lega questi tre territori alla Slesia, come documentato dai manufatti dell’epoca».
Da dove parte la vostra ricerca?
«Stiamo cercando di recuperare la documentazione storica utile a ricostruire la storia dell’orologeria in val Pesarina. I documenti fin qui ritrovati ci dicono che il primo orologiaio friulano è stato Cristoforo Cappellai, che si occupò di mettere a punto l’orologio di Mortegliano. Ma ci sono tracce che ci fanno dire che le competenze preesistevano: nel Tirolo i primi orologi vengono datati 1600, a Innsbruck addirittura emergono reperti del 1550. Il nostro obiettivo è capire come queste competenze sono arrivate a Pesariis, all’epoca formata da quaranta focolai, da pochissime persone, che avevano però una propensione culturale a emigrare, sviluppando il commercio in tutto l’impero asburgico e sulle coste dell’Adriatico».
Come si è sviluppata negli anni la produzione?
«A una prima fase artigianale, quella dei fabbri di fino, si è passati alla proto-industria, con l’utilizzo della fusione di ferro, ottone e ghisa. Poi si è arrivati alla produzione industriale e alla nascita degli artigiani-commercianti, un unicum a livello internazionale».
Cosa porterà il futuro?
«A tramandare il sapere per portare queste tecnologie nel campo della stampa 3D. Esistono già dei percorsi attivati con istituto Solari di Tolmezzo». —
Chr.S.
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