L’ortodossia politica sgretolata da Mrs Thatcher protagonista de “Storie in città” a Udine

Dedicato alla Lady di ferro il primo incontro del ciclo tenuto da Domenico Maria Bruni. Al centro la battaglia ingaggiata dalla leader britannica contro l’assistenzialismo voluto dai laburisti e tollerato dai conservatori a scapito dell’iniziativa individuale

Domenico Maria Bruni*
Margaret Thatcher
Margaret Thatcher

Domenico Maria Bruni sarà protagonista del secondo incontro del ciclo Storia in Città, dedicato a Margaret Thatcher e previsto per oggi, giovedì 22 ottobre, a Udine (ore 18, Fondazione Friuli, via Gemona 1). Gli incontri sono organizzati insieme da Università di Trieste e Università di Udine, con IRSREC FVG e il Circolo della Storia. Info https://www.storiaincitta.it/

 

«Non siamo più una nazione in ritirata». Con queste parole Margaret Thatcher celebrò la vittoria nella guerra contro l’Argentina della primavera del 1982. Una frase netta, che racchiudeva in sé il senso di una battaglia culturale e politica iniziata sette anni prima con la conquista della leadership del Partito conservatore.

La Gran Bretagna degli anni ’70 era il “grande malato d’Europa”. Quella che era stata la più grande potenza marittima dell’epoca moderna, guida di un impero esteso sui cinque continenti, aveva visto inesorabilmente ridursi il proprio ruolo internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un ridimensionamento destinato a diventare e ad essere percepito come declino politico, economico e finanziario negli anni ’60 e più ancora nei ’70.

Per Mrs. Thatcher la causa di questa parabola discendente era in primo luogo culturale. Essa affondava le radici nella sconfitta dei valori del liberalismo classico peculiari della tradizione britannica. Quei valori che, salvaguardando in primo luogo la libertà dell’individuo dallo Stato, lo spronavano ad una fattiva intraprendenza con ricadute positive per tutta la collettività. Da questi valori le classi dirigenti britanniche si erano allontanate nel 1945, a prescindere dalle rispettive appartenenze partitiche. L’alternanza al governo fra laburisti e conservatori nascondeva in realtà una sostanziale continuità.

Mrs. Thatcher non aveva dubbi: i laburisti erano gli alfieri di una cultura politica socialista, che, aumentando a dismisura il ruolo dello Stato in ogni aspetto della vita umana, aveva reso l’individuo totalmente dipendente da esso, minandone alla base la spinta all’operosità. I conservatori avevano assecondato questo “snaturamento” allineando nei fatti le proprie politiche a quelle dei laburisti.

Da questa diagnosi derivava logicamente la cura: occorreva invertire la traiettoria seguita da tutti i governi postbellici britannici, ribaltandone principi, abitudini e scelte politiche concrete.

Thatcher voleva scardinare il modello di governo del dopoguerra e ridefinire da cima a fondo l'identità dei conservatori rispetto al trentennio precedente. Questo significava attaccare su due fronti: mettere in discussione l'ortodossia politica dominante fino a quel momento e prendere di mira la vecchia guardia dei Tory, cioè il suo stesso partito.

La svolta si giocava su diversi piani: morale, sociale e politico. Bisognava innanzitutto ridare valore alla responsabilità individuale contro l’assistenzialismo. Bisognava poi contrapporre l'iniziativa del singolo al collettivismo, di fatto rivedendo da cima a fondo il rapporto tra potere e società, istituzioni e cittadini. E infine bisognava ridurre in modo netto il peso dello Stato nell'economia a favore del libero mercato. In estrema sintesi significava ridurre drasticamente i confini dell’azione statale in campo economico e sociale e allargare quelli della libera iniziativa individuale.

Per riuscirci, Thatcher dovette prima di tutto blindare la propria leadership, rompendo senza esitazioni con i notabili di un partito che, nel dopoguerra, aveva governato più a lungo della sinistra. Proprio in questo scontro frontale con il passato risiede la radicalità delle idee e della comunicazione che hanno segnato profondamente la figura di Margaret Thatcher nell’immaginario collettivo.

Quale è il bilancio di questa azione politica? È indubbio che gli 11 anni di governo thatcheriano siano riusciti a ridurre il ruolo dello Stato in campo economico. Soprattutto essi sono riusciti a mutare profondamente il modo di pensare l’azione politica, imponendo ai governi successivi – tanto conservatori, quanto laburisti – nuove categorie concettuali, nuovo lessico e nuove opzioni concrete. In questo senso si può dire che il grande successo di Margaret Thatcher sia stato quello di abbattere una forma di ortodossia politica e riuscire a imporne un’altra, che ha iniziato a sgretolarsi solo molto di recente.

 *Università di Siena

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