Da Nanni Loy a Carla Gravina: divi e divine del cinema italiano nel libro di Attilio Gatto

Giornalista e grande amante del cinema, ha origini sarde ma è legato anche alla nostra regione, dove ora vive. La sua passione per quello che definisce “uno spettacolo che supera le barriere e fa vivere l’incanto”, il mondo cinematografico, nasce dal cinefilo Giuseppe Podda, noto giornalista e zio dell’autore

Viola Peressutti
Tra i personaggi del libro anche Carla Gravina, nata a Gemona
Tra i personaggi del libro anche Carla Gravina, nata a Gemona

Il cinema ha la capacità straordinaria di far immergere in vite altrui e di far sognare ad occhi aperti davanti a uno schermo. E La Sardegna di Divi e Divine, l’ultimo libro di Attilio Gatto pubblicato da Gia Editrice, sa calare perfettamente in questa magica realtà.

Giornalista e grande amante del cinema, Attilio Gatto ha origini sarde, ma è legato anche alla nostra regione, dove ora vive. La sua passione per quello che definisce “uno spettacolo che supera le barriere e fa vivere l’incanto”, il mondo cinematografico, nasce dal cinefilo Giuseppe Podda, noto giornalista e zio dell’autore.

Ci troviamo in Sardegna, a metà del secolo scorso. L’autore, nelle prime pagine, racconta: “Andavamo al cinema al primo spettacolo delle 15. All’Olympia, sotto i portici di Via Roma. Ci mettevamo nelle ultime file e commentavamo il film, il pubblico naturalmente protestava. Ma Podda non poteva vedere un film senza fare la critica in diretta. Uno spasso, un altro film.”

Parole che evocano immagini precise, in cui la magia della settima arte fa da sfondo a un Paese e a un’isola sospesi in un tempo ormai perduto.

Da questo ricordo nasce l’opera di Gatto, che raccoglie racconti, interviste e aneddoti di divi e divine del cinema italiano, star di Hollywood e registi di fama internazionale: un viaggio nel tempo che restituisce un’immagine vivida di una Sardegna ancora ferita dalla guerra, ma che al tempo stesso incanta e dà i natali a molti dei più grandi artisti.

Il lavoro consiste in un mosaico di ritratti di grandi attori e registi del cinema italiano e non solo, raccontati attraverso i successi che li hanno fatti amare dal pubblico, ma anche, e soprattutto, per il loro legame con la terra sarda.

Si parte dal “Cinema verità” di Nanni Loy, attore, regista e uomo impegnato profondamente legato alla sua Sardegna e che, attraverso la cinepresa, fa emergere l’Italia “onesta e pulita” di quegli anni. Segue un’affollata galleria di artisti, volti e vite che sembrano comporre un lungo film ad episodi: da Monica Vitti e Michelangelo Antonioni a Totò, passando per Luchino Visconti, Mariangela Melato, Franca Valeri, Vittorio De Sica e tanti altri grandi artisti del panorama cinematografico italiano del Novecento.

Il racconto tocca anche le vicende di star internazionali come James Dean e Anna Maria Pierangeli, i cosiddetti “ribelli di Hollywood”, o le difficili storie d’amore degli artisti, come quella tra Mina e Corrado Pani, e tra loro un “Paese capace di entrare nella vita delle persone senza chiedere permesso”.

Sebbene al centro ci sia il legame con la Sardegna, anche il rapporto con il Friuli è presente: tra le pagine spiccano Carla Gravina, nata a Gemona ma trasferitasi a Roma per inseguire il cinema, e Tina Modotti, una delle fotografe più importanti del XX secolo e originaria di Udine.

Attilio Gatto dà vita a un libro fatto di volti che animano ancora gli schermi contemporanei e fatto di storie per conoscere il grande patrimonio cinematografico italiano, ma anche a un’occasione di riflessione e confronto per i lettori: dal “rito collettivo” che rappresentava il cinema nelle sale affollate di allora, agli schermi solitari dove oggi tutti i contenuti sono immediatamente fruibili; da figure che portavano con sé un’aura di mistero e inaccessibilità, alla popolarità e alla vicinanza al pubblico degli attori di oggi; dall’impegno politico e sociale del cinema del passato, all’intrattenimento di quello odierno. Il mondo attraverso la cinepresa sa raccontare davvero bene i cambiamenti della nostra società.

La Sardegna di Divi e Divine è un viaggio nel tempo per ricordare e, perché no, alimentare ancora la magia di quel cinema che veniva commentato con tanta passione nelle ultime file della sala.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto