The Peace Concert: l’appello al dialogo di Francesco Bearzatti
Esce il nuovo album del sassofonista pordenonese: «Con questo lavoro desidero invitare alla riflessione»

Un lavoro audace e necessario. È “The Peace Concert” (Parco della Musica Records), il nuovo album di Francesco Bearzatti, perfettamente in linea con il personaggio che gli appassionati di jazz conoscono e apprezzano come eclettico sassofonista, clarinettista e compositore capace di offrire tanto registrazioni originali e raffinate, quanto trascinanti performance dal vivo.
La scelta di interagire con il quartetto d’archi dell’Arrigoni manifesta una volta di più la volontà del musicista friulano di andare sempre oltre, per rimanere se stesso mentre si perfeziona, evitando di ripetersi: una propensione simile è più che mai imprescindibile per il mondo della musica e per quello dell’arte in generale.
Bearzatti è intimamente convinto che l’artista non possa e non debba mai esimersi né dall’interpretare il tempo in cui vive né dal fare ciò che è nelle sue possibilità per offrire un contributo positivo, uno spartito alternativo e salvifico nel concerto di morte che troppi potenti della terra stanno suonando e stanno facendo suonare. Non ci si può rassegnare, occorre reagire e lo si può fare anche con la musica.
Come non ricordare, a questo proposito, le diverse ma convergenti affermazioni di non pochi protagonisti assoluti della storia della musica quali, per porgere due soli esempi, John Coltrane («Con la fratellanza non ci sarebbe la povertà, e non ci sarebbe nemmeno la guerra: io voglio essere una forza che lavora per il bene») e Miriam Makeba («Non potevo ignorare ciò che mi stava intorno. Se volevo avere un valore concreto, dovevo essere coinvolta»). Ebbene, “The Peace Concert” va proprio in questa direzione.
Quando, oltre due anni fa, Flavio Massarutto, direttore artistico di San Vito Jazz, gli propose di presentare un nuovo lavoro per l’apertura del festival, Bearzatti si domandò quale potesse essere la fonte d’ispirazione più adatta per un progetto originale e significativo. Il punto di partenza fu quello di costruire un “concept” in linea con le esperienze maturate in lavori precedenti (da quello con il quartetto Tinissima alla biografia musicale dedicata a Tony Scott); gli arrangiamenti per il quartetto d’archi, poi, vennero fatti con l’obiettivo di integrare al meglio le diverse sonorità.
Ma come parlare del e al tempo presente? «Nel periodo in cui iniziavo a progettare questo lavoro – spiega lo stesso autore – il mondo era attraversato da numerosi conflitti e da una forte propaganda di guerra, volta a demonizzare chiunque si esprimesse a favore del dialogo e della pace. Questa atmosfera mi ha profondamente colpito e mi ha spinto a scegliere proprio la pace come tema centrale del progetto».
Non solo gran bella musica, dunque, ma anche atmosfere, sonorità e voci concepite per opporsi a un sistema che genera sopraffazione, ingiustizia e orrori: si tratta di brani che invocano la pace – quella di cui tutti parlano, ma che non tutti vogliono veramente – e che alla pace predispongono: «Con questo lavoro – continua Bearzatti – desidero invitare all’ascolto e alla riflessione, augurando a tutti di trovare nelle note un messaggio di pace e di dialogo».
Il risultato: quattro splendidi “movimenti” pensati appositamente per un quartetto jazz e un quartetto d’archi, più tre brani aggiuntivi: “People Have the Power”, rivisitazione della celeberrima canzone portata al successo da Patti Smith alla fine degli anni ‘80, per dire che se la gente davvero lo vuole può ancora lottare efficacemente per cambiare le cose; “GuardieLadri”, omaggio a uno dei capolavori del neorealismo cinematografico italiano, con arrangiamento di Marco Bianchi; infine “H.C.”, dedicato al grande musicista e attivista Charlie Haden, punto di riferimento importante per Bearzatti.
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