Il mondo visto dagli adolescenti. Ce lo racconta lo spettacolo Age

Appuntamento sabato sera al Palamostre. Francesca Pennini: «Il mondo è cambiato»

Elisabetta Ceron
I protagonisti dello spettacolo Age, del Collettivo cinetico, di scena sabato al Palamostre di Udine
I protagonisti dello spettacolo Age, del Collettivo cinetico, di scena sabato al Palamostre di Udine

Autrice, performer e regista tra le più eclettiche della scena contemporanea, capofila di una rete flessibile con base a Ferrara, CollettivO CineticO, fucina di sperimentazione all'insegna della trasversalità delle arti, Francesca Pennini è ospite nella Stagione di Contatto con Age, oggi, sabato 21, al Palamostre alle 20.30. La sua produzione artistica, oltre 60 lavori, muove da una riflessione sulle definizioni dell'essere corpo nella società contemporanea ed enuclea una radicalità di rapporto con il processo trasformativo della creazione e della messa in discussione delle regole della visione, di cosa può essere la danza, di cosa può offrire l’esperienza e la condivisione di un momento performativo. «Cerco sempre nuove avventure, andare dove non so cosa trovo e non so fare».

Age, fatto da adolescenti non professionisti, dai 15 ai 18 anni, nato nel 2012 e rimontato l’anno scorso con nuovi ragazzi in scena, è un attraversamento di esperienze del tempo presente dove l’autrice racconta come, dalla creazione ad oggi, gli adolescenti siano completamente cambiati. «La mia adolescenza è stata terribile – sottolinea – e quindi con Age ho fatto quello che avrei voluto esistesse quando ero giovane».

Quale urgenza era insita in Age?

«Quando ho incontrato delle classi di adolescenti delle scuole superiori con cui facevo gli stages di specializzazione per conto del Teatro Comunale di Ferrara, volevo fare una creazione sul compositore John Cage, che per me è stato un maestro fondamentale. Mi si è reso evidente il potenziale incredibile e anche la freschezza dello sguardo, l’entusiasmo rispetto al contemporaneo, di quella fascia d’età, unita alla sete e al bisogno di stimoli intellettuali e corporei che possano dare degli strumenti diversi di accesso al proprio corpo, e d’incontro con il corpo degli altri, ma anche di approccio un po’ ribelle al sistema, al mondo, con gli strumenti della creatività, però, e non quelli della distruzione».

C’è nuova ispirazione nella ripresa del lavoro, oggi?

«Abbiamo scelto di riprenderlo a distanza di 12 anni perché è uno spettacolo sugli adolescenti che sono in scena e quindi in qualche modo ci permette di vedere il mondo, di restituirlo e prestare quello sguardo a chi viene a vedere lo spettacolo. Questo ci sembrava interessante in un mondo così cambiato, così infiammato e che ha subito tutta una serie di trasformazioni, interessante ritornare a sentire il presente, entrare in ascolto con quel mondo attraverso i loro occhi. E anche per una curiosità quasi statistica, antropologica, di vedere che cosa cambiava».

Nei suoi lavori mette al primo posto le nuove generazioni in un agire mai avulso dalla comunità. Qual è la sua visione?

«Con CollettivO CineticO i processi creativi dei vari spettacoli sono davvero dei processi di trasformazione con esperimenti sul quotidiano molto radicali, molto forti, che cambiano proprio la forma di una giornata, di una notte, di una relazione. Per me realizzare uno spettacolo è proprio l’occasione di sperimentare sulla vita e quindi il desiderio è quello di creare delle aperture in cui queste possibilità non siano soltanto dedicate agli artisti che vanno in scena, quindi fanno tutto il percorso per diventare quell’atto, ma possano poi essere tradotte, ci possa essere un accesso per altri». —

 

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