Il Maestro Vassiliev a Mittelfest: «Il violino è un’estensione di me stesso»

L’artista bulgaro protagonista al Teatro Ristori di Cividale. Un itinerario emotivo che parte dalla paura e porta alla luce. «Quando lo suono, esprimo le emozioni che sto vivendo»

 

Fabiana Dallavalle
Vasko Vassilev, primo violino della Royal Opera House
Vasko Vassilev, primo violino della Royal Opera House

From fear to light, dalla paura alla luce: il festival Mittelfest a Cividale apre la scena  venerdì 17, alle 21.30, al Teatro Ristori con Vasko Vassilev, primo violino della Royal Opera House di Londra, e i Covent Garden Soloists Quintet, (Carlos Llave chitarra elettrica, Juan Heredia Cortés percussioni, Gilberto Pereyra bandoneón, Chico Algeciras tastiere ) con un concerto che contempla il barocco di Vitali e Vivaldi, il romanticismo di Brahms e Saint-Saëns fino, alla tradizione popolare balcanica e il tango argentino. Un itinerario emotivo che parte dalla paura e sospinge il pubblico fino alla luce. È lo stesso Vassilev ad introdurci allo spettacolo.

Maestro, siamo abituati a vedere il direttore d’orchestra stringere la mano al primo violino all’inizio e alla fine di un concerto. Perché? Potrebbe spiegare quanto sia importante e prestigioso il ruolo del concertmaster?

«Il concertmaster è il tramite attraverso il quale le intenzioni del direttore d’orchestra diventano realtà all’interno dell’orchestra. Da qui nasce il tradizionale gesto di apprezzamento e ringraziamento nei confronti del concertmaster, nel suo duplice ruolo di guida dell’orchestra e partner essenziale del direttore. Se il primo violino commette errori, tutto rischia di crollare! Per questo motivo i direttori più influenti scelgono sempre di lavorare con un concertmaster di cui si fidano. Il concertmaster equivale al capitano di una squadra di calcio, mentre il direttore è l’allenatore, colui che ha le idee e la strategia di gioco. Tuttavia, per trasformare quelle idee e quella strategia in un successo sul campo, l’allenatore deve affidarsi al capitano che guida la squadra».

Quale progetto con il Covent Garden Soloists Quintet le ha dato maggiore soddisfazione e come ha scelto i brani del programma che presenterete al Mittelfest?

«Ogni esibizione con il CGS è divertente e mi offre l’opportunità di approfondire un repertorio diverso dalle grandi produzioni operistiche e di balletto della Royal Opera House. Come concertmaster e solista ho naturalmente la possibilità di eseguire parti solistiche; in effetti, in alcune orchestre il titolo equivale quasi a quello di “super solista”. I miei colleghi dell’orchestra, però, hanno meno occasioni per mettersi in luce e per me è una grande soddisfazione scegliere musiche che permettano anche a loro di brillare e di esibirsi come solisti quando suonano con me nel CGS. Per questo motivo ogni concerto del CGS mi dà grande soddisfazione. Al Mittelfest presenteremo una selezione di brani: alcuni grandi classici in arrangiamenti familiari, altri completamente nuovi oppure in arrangiamenti originali che si ispirano a opere concepite inizialmente per organici strumentali differenti».

Lei suona un violino Girolamo II Amati del 1708. Quali sono le caratteristiche distintive del suo strumento?

«L’Amati è un compagno prezioso. Risponde e allo stesso tempo dona molto. Il fatto che sia rimasto al servizio della musica per così tanto tempo è straordinario. Tuttavia, come disse il grande Heifetz quando un ammiratore, dopo un concerto, gli disse entusiasta che il suo violino aveva un suono meraviglioso: lui lo avvicinò all’orecchio e rispose: «Io non sento nulla». Alla fine è il violinista a produrre il suono del proprio strumento. Così come i pianisti devono suonare sul pianoforte che trovano, io ho imparato a “suonare con le orecchie”, cercando quindi di ottenere lo stesso suono da qualsiasi strumento, purché sia in buone condizioni»

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Quando ha iniziato a studiare il violino e cosa l’ha ispirata a farlo?

«Ho iniziato a suonare a quattro anni. Da allora non mi sono mai voltato indietro né ho mai cambiato strada.

Quali emozioni prova quando suona il suo strumento?

Il violino è un’estensione di me stesso. Quando lo suono, esprime le emozioni che sto vivendo in quel momento. Non è lo strumento a suscitare le mie emozioni: è piuttosto il contrario».

 

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