L’omaggio a Tina Modotti: una mostra a cento anni dai primi scatti in Messico

Apre a Rovigo l’esposizione curata da Riccardo Costantini con 300 fotografie (molte mai viste) dell’artista friulana

Franca Marri

Con le note jazz del Francesco Bearzatti Tinissima Quartet al Teatro Sociale di Rovigo si è inaugurata ufficialmente giovedì sera la mostra “Tina Modotti. L’opera”, aperta al pubblico da ieri e fino al 28 gennaio a Palazzo Roverella.

Dopo le presentazioni dell’assessore alla cultura del Comune di Rovigo Benedetta Bagatin, del vice presidente della Fondazione Cariparo Giuseppe Toffoli, del presidente dell’Accademia dei Concordi Giovanni Boniolo, di Leonora Vegro per Intesa San Paolo e del curatore Riccardo Costantini di Cinemazero, la proiezione delle immagini esposte sulla scena è stata accompagnata dalla “Suite for Tina”, composta dal sassofonista pordenonese nel 2007 e già eseguita in diverse parti del mondo.

I ritmi lenti e meditativi seguiti da quelli più incalzanti e concitati, talvolta persino stridenti oltre che struggenti, hanno reinterpretato il percorso dell’artista dal suo abbandono del Friuli dov’era nata per approdare a New York e poi giungere in Messico diventando fotografa, antifascista, militante nel movimento comunista internazionale, e quindi ritornare in Europa, in Germania, Russia e Spagna dove prende parte alla guerra civile, tornando in Messico dove muore in modo alquanto misterioso.

Il medesimo percorso viene narrato dalla mostra, prodotta da Dario Cimorelli Editore con Cinemazero, la più ampia dedicata a Tina Modotti in Italia, con 300 scatti raccolti e selezionati in seguito ad un attento lavoro di ricerca e mappatura della sua opera che ha portato alla scoperta di un numero più alto di immagini, oltre 500 rispetto alle duecento conosciute.

Un lavoro a cui hanno contribuito in maniera significativa Gianni Pignat, Piero Colussi e Gianfranco Ellero, pure presenti all’inaugurazione, che offre nuovi spunti per una più completa comprensione della sua vicenda artistica, aprendo anche a ulteriori possibilità di approfondimento.

Un lavoro che ha spaziato nei diversi paesi del mondo dove ha vissuto, indagando sia in collezioni pubbliche che in molte collezioni private, rintracciando i collezionisti e coloro ai quali Tina aveva voluto regalare le sue opere.

Nell’anniversario dei 100 anni di fotografia di Tina, come ha voluto sottolineare Riccardo Costantini ricordando il suo primo scatto datato al 1923, si è inteso ricostruire in tutte le sue molteplici sfaccettature, aggiungendo ancora nuovi tasselli, la dimensione di una donna, di un’artista, di una militante politica che non smette di affascinare con la sua forza, determinazione e potenza espressiva.

La foto che le scatta lo zio Pietro Modotti, pure lui fotografo con un suo studio in via Carducci a Udine, è tra le prime ad aprire l’esposizione di Palazzo Roverella, rievocando la terra d’origine da cui Tina se ne andò nel 1913 per raggiungere il padre emigrato a San Francisco.

Seguono le immagini di Edward Weston e quelle che la vedono attrice protagonista nel cinema muto americano: ritrovato e restaurato da Cinemazero, viene proposto in mostra attraverso degli estratti “The Tiger’s Coat”, unico film tra quelli da lei interpretati giunto sino a noi, dove ricopre il ruolo di una femme fatale guarda caso messicana. Proprio il Messico segnerà gli anni più importanti e più intensi della sua vita.

Cuore dell’esposizione è la ricostruzione dell’unica mostra da lei organizzata con le proprie fotografie nel 1929 nell’atrio della Biblioteca dell’Università Nazionale del Messico, con 43 immagini rintracciate su circa 60 allora presenti. La musica e le canzoni di Concha Michel, cantautrice messicana e attivista politica, risuonano ora come allora nella sala dedicata a questo evento.

E dopo gli scatti con le donne e i bambini messicani, le architetture, i fili del telefono, i fiori, i ritratti di John Dos Passos, Vladimir Majakovskij, Vittorio Vidali, Frances Toor, Anita Brenner, i murales, si giunge all’ultima sezione con alcuni rari scatti berlinesi, prima del ritorno in Messico, prima della sua morte a Città del Messico, in un taxi, in una notte del 1942, a soli quarantasei anni.

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