Leonardo e gli orologi: così la Val Pesarina riscopre l’ingegno dell’antica tradizione

Sarà ricostruita la storia plurisecolare degli artigiani locali. Prevista un’intesa tra le località del Friuli, Istria e Francia

Perdere la cognizione del tempo a Pesariis è praticamente impossibile. Nella patria friulana degli orologi, lancette e quadranti punteggiano gli angoli delle strade, scandiscono il tempo nei locali pubblici e confortano i viandanti persino dalle facciate delle abitazioni.

Tra ingranaggi e lancette, il nostro viaggio nel paese degli orologiai


La manutenzione è affidata a un gruppo di volenterosi tecnici, spesso pensionati con alle spalle una vita spesa alla Solari o tra i reparti delle industrie della meccanica di precisione. Come Amanzio (Solari, ça va sans dire: a Pesariis un terzo delle cento famiglie porta questo cognome), settantadue anni da compiere e custode silenzioso dei meccanismi che animano le lancette del borgo. Tra le stradine in ciottoli del paesino si muove rapido, indicando senza esitazione gli orologi monumentali e le meridiane che fanno bella mostra di loro sui palazzi e nelle piazze. Da quello gigante a palette (chiaro omaggio ai meccanismi che per anni hanno campeggiato nelle stazioni ferroviarie) a quello a scacchiera, passando per il planisfero, per quello ad acqua e quello a cremagliera, senza tralasciare la meridiana analemmatica.

A tramandare la tradizione dell’orologeria pesarina restano gli appassionati (riuniti in un’associazione che brilla per competenza e dinamismo), una decina di artigiani e gli enti pubblici che, forse tardivamente, hanno scoperto all’alba del Duemila quell’autentico tesoro che il territorio non poteva (e non può) permettersi di dilapidare.

Il netto cambio di passo degli ultimi anni è stato premiato dalla Regione, che ha assegnato al Comune di Prato Carnico (capofila) e ai partner un contributo di 25 mila euro per un progetto che - partendo dalle invenzioni di Leonardo da Vinci nel campo degli strumenti per la misurazione del tempo - intende sviluppare un processo di ricerca storica che permetta di cristallizzare tre secoli di storia dell’orologeria, dalle prime stille di sapere artigiano dei cramars fino alle più moderne lavorazioni elettroniche, che puntano dritte al 3D.

Quasi un ruggito del territorio, che vuole sanare in qualche maniera una ferita mai rimarginata: durante l’invasione cosacca del 1944 andò completamente distrutta gran parte della mole di documenti che testimoniava la produzione orologiaia fino a quel momento.

“La valle del tempo - Arte e cultura. Dalle invenzioni di Leonardo ai teleindicatori” prevede la pubblicazione di documentazioni illustrativi a scopo didattico e culturale, la creazione di itinerari turistici tematici e l’organizzazione di giornate di studio interregionali (con la partecipazione di esperti provenienti dalla Jura francese, dall’Istria, ma pure da Cervignano, Trieste e Castelfranco Veneto, che possono vantare antichi orologi da torre o collezioni museali di settore.

Il progetto, che vanta tra i partner anche l’Uti della Carnia, è stato presentato ieri a Tolmezzo dal responsabile scientifico Alceo Solari e dal neo-sindaco di Prato Carnico, Erica Gonano (affiancata dal predecessore Verio Solari), che punta a chiudere il mandato nel 2024 con il taglio del nastro del nuovo polo museale dell’orologeria e dei mestieri all’ex palazzo del Cral: ci sono 600 mila euro a disposizione per la riqualificazione dell’immobile. È un inizio.

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