Lella Costa porta "Lisistrata" al Giovanni da Udine: lo sciopero del sesso contro l'inutile strage

L'attrice milanese protagonista del capolavoro di Aristofane diretto da Serena Sinigaglia. Un ponte tra l'antichità e l'attualità dei conflitti moderni

Gian Paolo Polesini

Duemila e cinquecento anni fa infuriava la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) e il commediografo Aristofane scrisse “Lisistrata”, un testo che contemplava un sistema audace per dare alla pugna un definitivo colpo di grazia: lo sciopero del sesso da parte delle donne dei soldati delle poleis greche affinché la smettessero di uccidersi, ritrovando così una notte d’amore con la loro bella. La data della curiosa faccenda risale al 411 a.C., pensate un po’ quanta modernità sprigioni uno scritto ideato in una galassia che dire infinitamente lontana è persino poco. Non tanto per lo stratagemma, quanto per la volontà di mettere fine all’inutile strage voluta e cercata da sempre dall’umanità.

Lella Costa, che da queste parti friulane è sempre ben accolta — «mi sono guadagnata la vostra stima con anni di monologhi sulle spalle sui vostri palcoscenici e poi il Friuli è la terra di un pubblico competente e affettuoso, nonché di due importanti amicizie del cuore: la famiglia Nonino e Francesco Altan» — salirà sul proscenio del Giovanni da Udine oggi, martedì 17, alle 20.30, con una fiammante edizione di “Lisistrata”. In scena ci saranno, oltre alla Costa, Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini. La regia è di Serena Sinigaglia.

Stavolta la sua scelta ha abbracciato l’antichità: Aristofane, nonostante l’età, ha sempre un sacco di cose intriganti da raccontarci.

«Il confronto con la regista Sinigaglia, dopo la rappresentazione al teatro classico di Siracusa, ha generato l’idea di una tournée invernale, ovviamente ridimensionata per i soliti problemi di costi che stanno condizionando non poco tutta la prosa italiana. La riduzione del cast ha portato, però, a una soluzione drammaturgica innovativa: il coro originale è diventato il motore della narrazione, con i suoi membri che interpretano anche gli altri ruoli. L’obiettivo è stato quello di mantenere l’attualità del testo di Aristofane, costruendo un ponte immaginario tra quello spaccato di vita sommerso e la contemporaneità».

La guerra è una costante immutata nella storia dell’uomo.

«E noi lo sottolineiamo nello spettacolo, elencando una serie infinita di conflitti fino a quello dell’Ucraina: un espediente che evidenzia la persistenza della brutalità umana nel risolvere le questioni sterminando il nemico».

La grandezza dei classici risiede nella loro duratura rilevanza.

«“Lisistrata” mostra una straordinaria capacità di parlare ancora oggi. La sua longevità prova la qualità e l’intuizione geniale dell’autore sui meccanismi umani, rimasti inalterati. Scatta una domanda: la civiltà di oggi sarà capace di produrre opere altrettanto durature?».

Arriviamo, dunque, al ruolo delle donne: potere e femminismo.

«La tendenza a risolvere i problemi con la violenza è tipica di un approccio maschile, ma ovviamente generalizzare non è corretto. La scelta di Aristofane di affidare la soluzione alle mogli, diciamo così, è una provocazione estrema, frutto dell’esasperazione per la stupidità della guerra».

La lotta di Lisistrata è politica ed economica, non solo sessuale.

«Pur essendo lo sciopero del sesso l’elemento comico e clamoroso, il suo vero obiettivo è politico, appunto. Occupando l’acropoli, le donne mirano a controllare il denaro della città per impedire il finanziamento sperperato per lo scontro. Le motivazioni economiche sono alla base dei conflitti».

Aristofane evidenzia la necessità del consenso nel piacere sessuale.

«Il principio è davvero moderno: se la donna viene presa con la forza, non può esserci vero appagamento. Un uomo degno di questo nome deve essere sempre responsabile delle sue azioni. Una grande lezione che ci arriva dal passato».

Si ricordano una famosa versione teatrale del 1958 e una televisiva: “Mai di sabato signora Lisistrata” con Gino Bramieri e Milva.

«Nonostante la severa censura del tempo c’era più libertà nel trattare certi argomenti, come il sesso: molti testi di allora oggi non sarebbero riproducibili. Pensi un po’ che razza di paradosso tocca affrontare. E il progresso? Non ha investito proprio tutto».

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