L’architettura del Novecento tra Gemona e la Pedemontana: a Udine la presentazione del catalogo

Il progetto curato da Diana Barillari e Pietro Valle approda in Fondazione Friuli. Una mappatura multimediale tra edifici industriali, ricostruzione e grandi firme del "secolo breve"

Diana Barillari, Pietro Valle

Giovedì 19 alle 17 nella sala Convegni di Fondazione Friuli a Udine, l’Associazione Udinese Amici dei Musei e dell’Arte in collaborazione con Italia Nostra e l’Ordine degli Architetti , presenta il catalogo della mostra “Architettura del Novecento a Gemona e nella Pedemontana friulana” (Forum), a cura di Diana Barillari e Pietro Valle, che qui presentano il progetto.

“Architettura del Novecento a Gemona e nella Pedemontana friulana” progetto di cui siamo curatori, ha una configurazione multimediale comprensiva di una mostra itinerante, una pubblicazione-guida e una serie di targhe apposte su edifici significativi. Obiettivo di questo intreccio attuato con diversi mezzi espressivi, è promuovere la conoscenza dell’architettura moderna nel contesto territoriale della zona pedemontana del Friuli incardinata su Gemona, e nel periodo storico del “secolo breve”, quel Novecento così ricco di cambiamenti, che ha segnato indissolubilmente il territorio, sia prima che dopo il 1976. Il libro offre schede degli edifici tipo (trenta in totale) intervallate da testi storico-critici - il primo Novecento, l’architettura per l’industria, la fortuna critica della ricostruzione post-terremoto, gli interventi nella città e nel territorio, la costruzione di nuove chiese -. La mostra traspone le schede del libro in pannelli con testi (italiano e inglese) e immagini che dopo la tappa di Gemona in Palazzo Fantoni (fino al 21 giugno) potranno essere portati in molteplici contesti espositivi in Italia e all’estero. Le targhe offrono un’occasione di sosta per il passante e i turisti che visitano Gemona, segnalando gli edifici e i progettisti non solo con le scritte, ma con un Qrcode che rimanda al sito web del Comune.

L’area interessata comprende i comuni di Gemona del Friuli, Osoppo, Venzone, Buja, Majano, una fascia di transizione tra la zona collinare del Friuli e le Prealpi Carniche, segnata dalla valle del fiume Tagliamento, che ha storicamente svolto la funzione di asse viario di collegamento tra l’Austria, la Slovenia e la Pianura Padana e da linea d’incontro tra culture diverse. Le vicende storiche in questa area di “confine mobile” - il processo di integrazione con l’Italia, i due conflitti mondiali, il ventennio fascista, il boom economico, la tragedia del terremoto nel 1976 e la successiva ricostruzione - hanno lasciato forti segni insediativi e architettonici, da frammenti incompiuti a intere città passando per edifici pubblici, dei servizi, fabbriche e chiese.

Inevitabile occuparsi dell’architettura sorta dopo il terremoto del 1976, che presenta elementi di innovazione e qualità, meritevoli di maggior attenzione da parte della storiografia critica di settore italiana. Sono pochi gli esempi che vengono citati nelle guide all'architettura del XX secolo, tra tutti Palazzo Fantoni (Carlo Scarpa, Luciano Gemin), che è stato emblematicamente scelto come sede della mostra. Un'altra tipologia individuata dalle riviste nazionali è quella degli edifici scolastici realizzati con i fondi del Governo americano, che nel nostro caso sono ubicati a Osoppo e Gemona, progettati da due importanti architetti italiani, rispettivamente Giancarlo De Carlo e Marco Zanuso.

Tema di grande interesse, inoltre, quello gli edifici industriali, la Fantoni a Osoppo di Gino Valle, gli uffici Snaidero a Majano di Angelo Mangiarotti e la Manifattura a Gemona di Emilio Mattioni, architetture che sono la concreta metafora della gerarchia di priorità individuate nel processo della ricostruzione - fabbriche, case e chiese - cosicché la ricostruzione delle fabbriche assurge a emblema del modello Friuli. Dalle ricerche effettuate presso archivi pubblici e privati in regione in Italia e all'estero, emerge che un altro tema importante è stato quello della progettazione dell'isolato urbano, aspetto che ha caratterizzato in particolare il centro storico di Gemona (Isolato Liruti e l’ex Albergo Nazionale). Centrale nella considerazione storica, prima che critica, anche la scoperta di documentazione inerente edifici della prima metà del XX secolo distrutti dal terremoto che sono riemersi dagli archivi, offrendo la possibilità di ricomporre un quadro della città e del territorio che vede protagonisti Girolamo e Raimondo D’Aronco, Ruggero e Arduino Berlam, Gino Peressutti, Giuseppe Barazzutti, Ermes Midena, Marcello D’Olivo, Alfredo Carnelutti, Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, Pierluigi Grandinetti, Augusto Romano Burelli e Sonia Gennaro, Roberto Pirzio Biroli, Domenico Bortolotti, Alberto Antonelli, Gianpaolo Della Marina, Luciano Pevere. —

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