L’arte sfida i limiti a San Vito: inaugura "Confine di carta"

All'Antico Ospedale dei Battuti un viaggio tra i grandi del Novecento e la ricerca contemporanea. Dalle collezioni private di Cormons al pubblico, la carta diventa soglia di dialogo tra culture

Cristina Savi

Mette insieme opere del Novecento e ricerca attuale la mostra “Confine di carta – Artisti storici per visioni contemporanee”, che apre oggi, alle 18, nell’Antico Ospedale dei Battuti di San Vito al Tagliamento (visitabile fino al 28 giugno) ma è soprattutto un invito a guardare il territorio di confine come un luogo ancora capace di produrre linguaggi, incontri e visioni. La nuova tappa di Borderland/Orizzonti, rassegna arrivata al traguardo dei vent’anni, occupa i tre piani dello storico edificio trecentesco con un percorso costruito attorno alla carta, materiale fragile solo in apparenza, che qui diventa archivio di memorie, sperimentazioni e passaggi tra epoche diverse.

L’esposizione, curata da Eva Comuzzi, accompagnata da un catalogo bilingue italiano-sloveno, nasce da una selezione di opere provenienti dalla collezione privata dei coniugi Sottile di Cormons. Disegni, tecniche miste e grafiche che raramente escono dagli spazi domestici del collezionismo e che in questa occasione trovano invece una dimensione pubblica. È forse uno degli aspetti più interessanti del progetto: la possibilità di vedere riemergere lavori custoditi lontano dai circuiti espositivi, quasi a ricordare che una parte importante della storia culturale del Friuli Venezia Giulia continua a vivere anche nelle raccolte private.

I nomi esposti attraversano più di un secolo di arte regionale ed europea: da Gino De Finetti ad Avgust Černigoj, da Luigi Spazzapan a Zoran Mušič, fino a figure come Gillo Dorfles e Lojze Spacal. Artisti diversi per linguaggio e sensibilità, ma accomunati da un territorio che ha sempre avuto nel confine una condizione quotidiana prima ancora che geografica. Nei loro lavori il limite non appare mai come barriera rigida: è piuttosto una soglia mobile, un punto di attraversamento tra culture, lingue e identità. A dialogare con queste presenze storiche ci sono le opere del collettivo Esecrandi, nato nel 2015 e formato da artisti attivi in regione: Marisa Bidese, Renzo Cevro-Vukovic, Giuliano Marian, Orietta Masin, Gianni Pasotti e Giammarco Roccagli. Il confronto mette in evidenza continuità sotterranee: la stessa attenzione per la materia, la stessa necessità di interrogare il presente attraverso immagini che spesso sfuggono a definizioni immediate. Dentro il calendario di Go! 2025 e nel percorso diffuso di Borderland/Orizzonti 2025.26, la mostra di San Vito riesce così a tenere insieme memoria e contemporaneità senza trasformare il passato in celebrazione nostalgica. E in tempi in cui il confine torna nel dibattito pubblico come linea di divisione, queste opere ricordano invece quanto le zone di passaggio siano ancora spazi fertili di relazione e immaginazione.

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