Corpi di donna in Adam’s Apple fra humor, ironia e vulnerabilità

Lo spettacolo a Cividale nel cartellone di Mittelyoung

Elisabetta Ceron

Uno spettacolo che si interroga sull’immagine del corpo femminile, Adam’s Apple, sospeso tra humor, ironia e poetica vulnerabilità; lo fa con il linguaggio della danza, potente strumento per indagare stereotipi di genere e superare tabù legati a una rappresentazione del sé che sia aderente a ciò che sentiamo per riconnettersi al mondo e abbracciare la propria fisicità. La creazione, in scena con la compagnia svizzera Creama, firmata da Aline Gia Perino e Nina Evelyn Pfüller, debutta a Cividale,  sabato 16 maggio alle 12 alla chiesa di Santa Maria dei Battuti, in seno a Mittelyoung. Partendo dall’interrogativo «Non è curioso che Eva si assuma tutta la colpa, anche se la mela è rimasta incastrata nella gola di Adamo?», la performance esplora le inibizioni di cui è soggetto il corpo femminile da parte dei media e della società che tende a modellarlo secondo standard. Focalizzandosi sul corpo come luogo di relazione, narrazione e trasformazione, la pratica della danza vuole sensibilizzare su ciò che influenza l’autopercezione. La sua performance è concepita come un atto politico, quasi una protesta: «Adam’s Apple è politico. È una vera e propria protesta contro il sistema patriarcale, le leggi e le persone che pensano di avere il diritto di decidere sul corpo femminile. Ed è un invito a celebrare tutti i corpi e le sessualità individuali», spiegano Aline Gia Perino e Nina Evelyn Pfüller della Compagnia Creama che hanno esplorato con la danza i temi centrali, in primo luogo la vergogna associata al proprio corpo. «Abbiamo studiato dove la vergogna si annida nei nostri corpi e quali movimenti evoca. Abbiamo esplorato come la vergogna ci fa sentire nei confronti dell’esterno e come affrontiamo la sensazione di essere costantemente osservati, giudicati e in base all’aspetto» raccontano. E ancora: «Abbiamo esplorato come i nostri corpi danzanti si muovono, sentono e creano, se la vergogna non fosse un problema e non esistesse dentro e fuori di noi».

Nella danza, il corpo è sospeso tra l’estetica della perfezione e la rottura dei tabù e il linguaggio coreutico diviene un mezzo di espressione autentico, emotivo e inclusivo. «Lavoriamo molto su questo contrasto tra la perfezione e i corpi scolpiti da un lato e l’espressione grezza ed emotiva dall’altro, per creare sul palcoscenico una realtà conflittuale, emozionante e reale. Ciò che mostriamo è una riflessione surreale e un commento poetico sulla vita quotidiana, la società e la politica», ancora Aline Gia Perino e Nina Evelyn Pfüller.

Infine una riflessione sul corpo di una danzatrice, che non è semplicemente genetico, ma è costruito attraverso ore di lavoro: «Tutti i corpi possono ballare», convengono. «Il corpo di un ballerino si costruisce con l’esperienza e l’elaborazione genetica individuale del lavoro fisico. Che esista un corpo “giusto” o “sbagliato” per la danza è una bugia volta a umiliare il corpo». —

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto