L’America e i film elettorali: gli antenati dell’audience

Le Giornate del cinema muto a Pordenone. Straordinaria proiezione ieri al Verdi grazie alla Library of Congress. Le campagne in bianco e nero dei candidati presidenti McKinley, Roosevelt, Wilson

PORDENONE. A un mese dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e nel bel mezzo della parte più infuocata di una campagna elettorale che appassiona – o quanto meno coinvolge – il mondo intero, non poteva non rivelarsi una delle più attese curiosità dell’intero programma delle Giornate del cinema muto di quest’anno la proiezione (accompagnata al pianoforte da José Maria Serralde Ruiz) di ieri pomeriggio, al teatro Verdi di Pordenone: la selezione, curata da Charles Musser su materiali della Library of Congress (girati in un arco di tempo di 28 anni, dal 1896 al 1924) riguardanti i candidati alle elezioni politiche americane.

Tre quarti d’ora di filmati che solo al primo impatto suscitano quasi tenerezza, oltre che ilarità, considerando l’abisso esistente fra quelle immagini e il dispiegamento di mezzi e tecnologie al servizio dei candidati di oggi, con la conseguente influenza mediatica sull’elettorato.

Come sottolinea Mussern nella presentazione, se quei film non furono forse un elemento decisivo, trasformarono rapidamente il processo politico, conquistando un ruolo sempre più incisivo nella comunicazione.

Del resto, in assenza di confronti televisivi fra aspiranti alla presidenza e quando Internet era lontano anni luce, le proiezioni di filmati elettorali nei teatri vaudeville guadagnarono un successo crescente. E di pari passo aumentò nei vari candidati la consapevolezza che quelle immagini avrebbero potuto fare davvero la differenza nella strategia comunicativa.

Ad aprire il programma un minuto scarso sul candidato repubblicano William McKinley nella sua casa nell’Ohio, proiettato per la prima volta a metà ottobre del 1986 dalla Biograph all’Hammerstein’s Olympia Music Hall: un successo straordinario.

Un “corto” che spesso veniva abbinato alla proiezione di “Empire State Express”, visto sempre ieri, dedicato al treno che collegava Buffalo a New York,il primo della New York Central Railroad e che sembrava balzare fuori dallo schermo.

Diventò subito popolarissimo (il film probabilmente più visto del XIX secolo), oltre che metafora della campagna di McKinley: forza inarrestabile che avrebbe assicurato la vittoria ai repubblicani.

Gran parte dei filmati proposti ieri riguardavano il successore di McKinley, Theodore Roosevelt, che si rese ben presto conto del potere di persuasione del cinema.

In uno dei tanti, realizzato dalla Pathé Frères, lo si vede ritratto nell’intimità domestica, nel 1912, in “A visit to Theodore Roosevelt at his home”, realizzato con il chiaro intento di dimostrare come l’uomo più impegnato del Paese trovasse anche il tempo per curare la forma fisica (e lo vediamo, per esempio, buffissimo, alle prese con il suo passatempo preferito: tagliare alberi, in mezzo al bosco, in maniche di camicia).

Sulla campagna elettorale dello stesso anno, che portò alla presidenza (dopo 20 anni di governo repubblicano) il democratico Woodrow Wilson, punta invece “The old way and the new” dove il nuovo è Wilson che, in genere impacciato e goffo, adeguandosi alle nuove tendenze comunicative diventa più credibile, presentandosi come paladino dei lavoratori.

E come sottolinea il curatore Musser, se per la vittoria elettorale fu decisiva la spaccatura del voto repubblicano fra Roosvelt e Taft, questo film contribuì a diffondere la consapevolezza dei valori che Wilson rappresentava.

Nel filmato sulle presidenziali del 1920 fra Calvin Coolidge e Warren Gamaliel Harding, assume rilievo storico la questione del suffragio femminile, con le immagini di alcune suffragette che invitano Harding a sostenere la causa del voto alle donne.

L’emendamento che lo introdusse sarà poi varato il 18 agosto 1920.

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