La Resistenza di frontiera: due studiosi fanno luce su avvenimenti rimossi

Il saggio di Patrick Karlsen e Luca G. Manenti promosso dall’Isrec Fvg. Attraverso documenti inediti, i profili di due importanti protagonisti 

È in libreria e sta suscitando molto interesse il volume di Patrick Karlsen e Luca G. Manenti “Si soffre ma si tace” (Isrec Fvg, 222 pagine, 20 euro), uscito con il contributo della Regione e del Comune di Muggia. Avvalendosi di un’ampia documentazione proveniente da archivi italiani ed esteri, in particolare da quello dell’Isrec Fvg, e da una ricca ed aggiornata bibliografia, i due autori elaborano i profili biografici di due importanti protagonisti della Resistenza di frontiera.

Il loro impegno è reso più agevole dall’attuale fase storico-politica, priva di steccati ideologici di censure e rimozioni, un tempo dovute a problemi interni ai partiti comunisti od all’urto dei medesimi con i loro avversari.

A Trieste, città ormai pressoché priva di impianti industriali, Karlsen e Manenti possono affrontarli senza urtare sensibilità di segno contrario, temi considerati pericolosi da dirigenti di spicco della sinistra storica negli anni ’80 del secolo scorso o del tutto rimossi negli anni ’90; come il biennio rosso, gli arditi rossi e gli arditi del popolo nella Muggia operaia filobolscevica ed in altre parti d’Italia e d’Europa.

Preziose ed importanti risultano, a questo proposito, le pagine riguardanti lo sviluppo della cantieristica a Trieste, Muggia e Monfalcone, dalla fase asburgica all’era fascista e la Vienna Rossa negli anni ’30. Riferimenti importanti al ruolo di quella classe operaia detestata dai partiti borghesi, avversi ai diritti ed ai valori del mondo della fabbrica, creando il binomio, duro a morire, di slavo comunista.

Riconoscimento dell’identità nazionale e giustizia sociale furono gli obiettivi per i quali pagarono con il carcere, le condanne del Tribunale Speciale, il confino, il loro generoso impegno italiani, sloveni e croati della Venezia Giulia e dell’Istria.

Nell’ampio excursus gli autori affrontano i nodi della questione di Trieste e dell’ex Litorale confermando, ed è un dato doloroso, la distanza incolmabile che divise e caratterizzò le diverse componenti culturali e politiche della Resistenza in queste terre.

La seconda parte del volume indica con chiarezza la complessità della storia di lungo periodo al confine orientale. Un lettore attento potrebbe chiedersi perché mai gli sloveni vissuti da secoli nella realtà multiculturale e plurilinguistica dell’Impero asburgico avrebbero dovuto accettare il ruolo subalterno imposto sin dal novembre 1918 dalle nuove autorità italiane.

Dal 1941 al 1945 obiettivi comuni ed antagonistici segnarono il difficile percorso delle resistenze, slovena, croata ed italiana; il nodo città e campagna, la lotta armata senza quartiere contro il nazifascismo, attivata dagli sloveni sin dall’estate del ’41 sottolinea un primato che contrappose l’OF alla Resistenza italiana nelle sue varie componenti ed alle linee politiche del Cln dell’Alta Italia. Il caso Marcon Davilla si inserisce in tale contesto. La condanna a morte decisa per conto della Federazione Comunista di Udine da Mario Lizzero innescò equivoci, incomprensioni, accuse di doppio gioco a carico di Marcon.

Tra i meriti degli autori vi è anche quello di dipanare una matassa avvelenata su cui molti anni dopo Lizzero pronunciò parole decisive ritenendo sbagliata ed eccessiva quella sentenza di morte. Nel clima torbido di quel tragico ’44 svolsero ruoli determinanti i servizi segreti di vario orientamento, a partire dalla Gestapo. Dall’analisi sviluppata riemergono nuovi dettagli sulla figura di Mariuccia Laurenti. Si insinuano ipotesi suggestive destinate a sviluppare accesi dibattiti.

Il clima pesante della guerra fredda, in cui la Venezia Giulia divenne per volontà dei vincitori occidentali, soprattutto Churchill, scudo anticomunista posizionato contro l’est europeo, controllato da Mosca, innescò nuovi processi perversi. Lo dimostra l’accusa, rivolta ai servizi segreti della Resistenza Jugoslava, di aver soppresso Luigi Frausin a causa della sua adesione alla causa italiana sulla questione di Trieste.

Patrick Karlsen e Luca Manenti pongono fine a tali interessate storture, rimaste in auge fino ai nostri giorni, ricostruendo modalità e circostanze che determinarono la fine atroce di Luigi Frausin, eroe senza macchia della Resistenza italiana ed europea.
 

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