Giacomo Puccini e Duke Ellington: Glauco Venier unisce due icone

Appuntamento venerdì 10 aprile al Teatro Maurensig a Feletto Umberto: «Senza di loro non esisterebbero Gershwin e Sinata»

Elisa Russo
Il pianista friulano Glauco Venier protagonista del concerto al Teatro Maurensig
Il pianista friulano Glauco Venier protagonista del concerto al Teatro Maurensig

“Giacomo and Duke” è il titolo del nuovo progetto del pianista friulano Glauco Venier, che con audacia accosta le composizioni di Giacomo Puccini e Duke Ellington. Accompagnato da Daniela Spalletta alla voce e Alfonso Deidda alle ance e flauto, è in concerto venerdì 10 aprile alle 20.30 al Teatro Paolo Maurensig di Feletto Umberto per l’ultimo appuntamento del calendario musicale della stagione della Fondazione Luigi Bon.

Venier, com’è nata l’idea di unire due icone della musica, apparentemente lontane?

«Duke Ellington quando scriveva delle note aveva in mente i suoi musicisti, per la musica della sua orchestra pensava ai soggetti come Harry Carney, Johnny Hodges, e così io ho pensato a Daniela Spalletta, cantante siciliana specializzata nella musica antica, jazzista e improvvisatrice dalla vocalità notevole, grandissima compositrice (e infatti faremo sentire anche dei brani nostri). E avevo in mente Alfonso Deidda, che suona sia il sassofono contralto che il flauto e il clarinetto basso e mi darà una mano anche con le frequenze gravi, così io potrò scorrazzare con il pianoforte senza pensare ai bassi. Quindi ho ideato questo progetto proprio per i miei colleghi, per le loro caratteristiche liriche e tecniche».

Come hanno reagito alla sua proposta?

«All’inizio Daniela, da purista, si è stranita, ma poi le ho mandato un demo e si è convinta. Le ho chiesto, però, di non cantare impostata come fanno i lirici. Io sogno di far cantare un’opera di Puccini a dei cantanti pop, dico sempre che il microfono è lo strumento del cantante, Frank Sinatra è stato uno dei primi grandi a capire come si usa. Puccini è di una modernità assoluta, ha inventato il modo cinematografico di vedere e interpretare il teatro, ha inventato la forma canzone moderna. Senza Puccini non esisterebbe Broadway, né la canzone nei film, Gershwin, Porter».

Ed Ellington?

«Ha creato la prima forma canzone afro-americana jazz negli anni ‘20 al Cotton Club, sfociata con Ella Fitzgerald e poi è arrivato Louis Armstrong, Sinatra… Senza di lui, oggi non esisterebbe neanche Lady Gaga, che quando canta jazz ha un talento incredibile».

Lei è stato un ribelle anche al conservatorio. Si può dire che ha un approccio “rock”?

«Sono nato negli anni ’60, non posso non essere un amante del rock, ma sono un amante di tutta la musica, a fine ’70 mi piaceva vedere i primi punk in giro a Bologna. E a breve pubblico un disco dedicato ai Beatles».

Il Friuli è ancora una delle cifre della sua musica?

«Mi identifico con la parte veneta, San Daniele, la Pedemontana, Codroipo, Valvasone. La mia lingua madre è il friulano, appreso a orecchio dai nonni».

Tra le sue collaborazioni, celebre quella con la cantautrice britannica Norma Winstone, che le valse una nomination ai Grammy. La fece anche cantare in friulano.

«Sì, nel progetto del 2012 “Symphonika”, una raccolta di brani della tradizione friulana, l’ho convinta allora e adesso canterà in italiano nei “Salmi. Nei primi 2000 a Gorizia collaboravo, sia come musicista che come assistente nelle masterclass, con Kenny Wheeler, grande compositore e trombettista canadese; a Gorizia aveva scritto i “Salmi” (musicando salmi biblici), ma non siamo riusciti ad eseguirli, ci ho lavorato su e li proponiamo per i 50 anni del terremoto a Venzone, il 28 maggio e poi una replica il 30 a Villa Manin. Con la collaborazione di Winstone e della Royal Academy di Londra».

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