Il caos globale e il declino dell'ordine mondiale: Manlio Graziano a Pordenone smonta i miti della geopolitica moderna
Il celebre saggista e docente presenta alla biblioteca civica il suo ultimo libro “Come si va in guerra”. L'analisi sulla fine dell'egemonia USA, l'assuefazione dell'opinione pubblica ai conflitti e la bomba demografica sottovalutata: «L'Europa sopravvive solo con l'immigrazione»

Parliamo sempre più spesso di guerra, riarmo e deterrenza nucleare. Ma il rischio maggiore oggi è davvero quello di un conflitto globale o piuttosto il fatto che l’idea stessa della guerra stia tornando a essere accettabile nell’opinione pubblica? Lo abbiamo chiesto a Manlio Graziano, tra i più autorevoli studiosi italiani di geopolitica, per capire se il mondo sia entrato in una nuova fase di instabilità e quali siano i pericoli che dovremmo osservare con maggiore attenzione. Un confronto che prende spunto dal suo ultimo libro, Come si va in guerra. Propaganda, interessi, ideologie: cosa infiamma lo scontro tra le potenze.
Proprio da queste riflessioni prenderà avvio l’incontro con l’autore, in programma oggi alle 10.30 nella sala Degan della biblioteca di Pordenone. L’appuntamento, promosso da Dedica Festival e dall’associazione Aladura, vedrà Manlio Graziano dialogare con Cristiano Riva sui grandi cambiamenti geopolitici in corso e sulle ragioni che, ieri come oggi, possono condurre le nazioni verso la guerra. Manlio Graziano è docente all’Università di Milano-Bicocca e in diversi istituti internazionali, tra cui il Geneva Institute of Geopolitical Studies e l’Université ouverte di Versailles, autore di numerosi saggi tradotti in varie lingue e collabora con importanti testate italiane e internazionali.
Stiamo entrando in una fase storica più instabile? «Ci sembrava», osserva Graziano, «che la guerra appartenesse al passato semplicemente perché guardavamo il nostro ombelico». «Nel resto del mondo i conflitti non si sono mai fermati». Oggi però la situazione è cambiata perché i nuovi conflitti coinvolgono direttamente le grandi potenze – pensiamo, ad esempio al nuovo ruolo della Cina – e si inseriscono in un contesto internazionale sempre più instabile. Secondo l’analista, il rischio di un allargamento delle guerre è destinato a crescere perché si sta sgretolando l’ordine mondiale costruito dopo il 1945. «Gli Stati Uniti erano in grado di dettare le regole e, almeno in parte, di farle rispettare. Adesso non solo nessuno rispetta più le regole, ma non le rispettano neanche gli Stati Uniti. E questo non può che aumentare il caos». In questo scenario, le responsabilità non sono però solo dei leader politici. Trump, Putin o Netanyahu rappresentano anche il prodotto di una domanda politica diffusa nelle rispettive società. Da qui anche la crescente ostilità verso gli immigrati, trasformati in capro espiatorio nonostante, sottolinea il professore, «la sopravvivenza dell’Europa dipenda anche dall’immigrazione». Un altro aspetto centrale riguarda il modo in cui le società occidentali vivono la guerra dove si è sviluppata una sorta di assuefazione collettiva, che non elimina la paura. Anzi, le due dimensioni convivono.
Secondo Graziano, il sentimento dominante del nostro tempo è proprio l’incertezza che spinge i cittadini a privilegiare la sicurezza rispetto alla libertà. «Quando il problema della insicurezza prevale, si è disposti a rinunciare a una parte della libertà pur di sentirsi protetti». Tra i temi più sottovalutati dall’opinione pubblica indica il calo demografico. «È un fenomeno che non abbiamo mai visto nella storia dell’umanità». Le conseguenze, avverte, saranno profonde.
«Di una cosa sono assolutamente certo: se si vuole fare qualcosa bisogna conoscere ciò che sta succedendo. Senza questa conoscenza non avremo mai alcuna possibilità di incidere sulla realtà». Eppure proprio questa consapevolezza sembra oggi sempre più difficile da raggiungere. Lo dimostra – conclude – una crescente tendenza collettiva a evitare temi complessi e inquietanti. È una reazione comprensibile, ma rischia di rendere ancora più difficile affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
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