Kurkov a Pordenone legge: «L’alleanza Kim-Putin? Un patto per combattere gli Usa»
Lo scrittore ucraino: «Ci vorrà una generazione per cancellare i traumi di questi terribili anni»

L’atto primo della stagione ventiquattro di questa storia d’amore di Pordenone con i libri è, alla partenza, subito avvinghiata al contemporaneo perché la letteratura non è soltanto elegante fiction, ma anche — e soprattutto in questi tempi confusi — narrazione di ciò che sta accadendo fuori la porta di casa. Api grigie, il romanzo di Andrei Kurkov, scrittore sin da bimbo nato a Leningrado e con casa a Kiev, è in cima al cartellone degli incontri per aver inaugurato, ieri sera, la ricchissima edizione 2023.
Il libro, che ha già collezionato premi internazionali, contiene una lezione di vita: il protagonista apicultore del Donbas si preoccupa del benessere delle api che regolano il loro mondo con ordine e intelligenza, al contrario di quello umano governato dall’odio.
Comincerei dalla cronaca di oggi, Andrei: l’incontro fra Putin e Kim come potrebbe cambiare gli equilibri mondiali?
«L’evidenza è che alla Russia servono più armi e più munizioni e ci sono pochi Paesi che possono aiutarla, ovvero l’Iran, la Corea del Nord e la Cina. Un blocco di nazioni che aiuta i russi non tanto contro gli ucraini ma per combattere gli americani».
Nell’opera precedente, “Diario di un’invasione”, lei scrive che questa è già una guerra mondiale.
«L’ho definita una guerra mondiale in quanto gli ucraini combattono grazie alle armi della Nato mentre la Russia è sostenuta nel suo sforzo bellico dall’Iran. E l’Ucraina, fra l’altro, si trova al confine fra la grande Eurasia e l’Europa. I politici russi, spesso, fanno un parallelo fra la situazione odierna e, appunto, la Seconda guerra e in tv sfila sovente il pensiero che la Polonia e l’Ungheria siano pronte ad appropriarsi di pezzi d’Ucraina».
La storia non è scienza, ma letteratura. È d’accordo?
«È così. In Russia la storia è diventata una forma di letteratura. Cinque anni fa Putin dichiarò che ucraini e russi erano amici per poi sentenziare recentemente che l’Ucraina è un’invenzione di Lenin. Putin, non dimentichiamolo, ama gli Zar e, in particolare, è legato sentimentalmente a Pietro I il quale, nella battaglia del 1709 a Poltava, sconfisse l’esercito ucraino. Ed è ovvio come lui voglia, a ogni costo, ripetere le gesta del suo idolo».
Kurkov, quanto pensa potrebbe continuare questa guerra?
«Gli analisti sono convinti che le battaglie finiranno nel 2024. Non sono d’accordo con la previsione. Io credo nello stop delle ostilità solamente se Putin dovesse, che ne so, scomparire o essere ucciso. E comunque ci vorrà molto più tempo per il cessate il fuoco di quello ipotizzato dai calcoli e dalle ipotesi».
In uno dei primi capitoli di Api grigie si legge, riferito al sentimento del protagonista Sergej: “La guerra aveva generato una certa insensibilità, una improvvisa indifferenza per tutto ciò che lo circondava”. Un atteggiamento invocato per levarsi da dosso le infinite preoccupazioni?
«Nel Donbas, dove si alimenta la vicenda, dal punto di vista psicologico si è mantenuta una mentalità sovietica con una decisa propulsione verso la nostalgia del passato. Infatti non è un caso che un canale televisivo russo, piuttosto seguito dagli abitanti, si chiami proprio “Nostalghia”. C’è una diffusa volontà da parte della maggioranza di chiudere gli occhi davanti alla realtà, cercando solamente di restare vivi».
Cosa accadde nel Donbas, nei primi anni del Duemila, durante la rivoluzione arancione?
«Accadde che la propaganda si schierò contro l’Unione Europea. Semmai avesse prevalso questa situazione, di implicazioni politiche con la Ue, intendo, in tutte le scuole e nelle istituzioni pubbliche avrebbero prevalso gli omosessuali. Questa dei gay è una carta che è stata giocata anche nelle recenti elezioni e lo slogan era: la Russia difende il Donbas dall’omosessualità».
Un futuro di pace come se lo immagina?
«Senz’altro intriso di valori europei e con un Paese guidato da politici veri. Ci vorrà un’intera generazione di passaggio per cancellare i traumi di questi anni terribili».
Un libro che vorrebbe scrivere?
«Abbiamo tutti bisogno di interagire con i buoni sentimenti».
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