James Senese: «Combatto per i sentimenti perduti»

James Senese: per lui parlano la sua musica e la sua storia personale. In quasi cinquant’anni di carriera, ha scandagliato trasversalmente la canzone leggera italiana, il funk-jazz, il grande cantautorato: «Sono nato nero e a Miano, suono il sax tenore e soprano, lo suono a metà strada tra Napoli e il Bronx, studio John Coltrane dalla mattina alla sera, sono innamorato di Miles Davis…il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita” ( dal libro Je sto cca). Musicista tra i più influenti dell’intero panorama musicale nazionale, a settant’anni compiuti, Sanese approda questa sera al teatro Pasolini di Cervignano alle 21 per O Sanghe Tour. Artista senza tempo, con Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso Agostino Marangolo alla batteria, (la storica band che ha accompagnato Pino Daniele nel tour di “Nero a metà” nel 1980) esibisce una riconoscibilità immediata ed un cuore aperto, abituato a parlare con gli ultimi, racconterà Napoli, le sue contraddizioni, il mondo e le sue storture attraverso una musica che mescola Funk, blues, venature jazz, e tanto mediterraneo, nelle melodie, nelle storie raccontate; vita, lavoro, lotte quotidiane per la sopravvivenza, amore, fede.
- Perché O’ Sanghe?
«Perché rispecchia tutto il dolore della gente che soffre perché senza casa, senza lavoro, senza amore, senza presente e futuro. È un modo di sentire della mia città. Il napoletano “sente” nel sangue. È la parte dominante della nostra sofferenza»
- In quasi cinquant’anni di musica, ha attraversato trasversalmente la canzone leggera italiana, il funk-jazz, il grande cantautorato. Nel 2016 ha ricevuto la Targa Tenco per il migliore album in dialetto. Ci spiega cosa vuol dire appartenere ai Napoli Centrale?
«È una scuola. La scuola. Tutti gli artisti delle nuove generazioni vengono da lì e con noi si confrontano. Il primo album dei Napoli Centrale nasce dopo che abbiamo sciolto il gruppo degli Showmen. Quando abbiamo raggiunto il successo con questo gruppo avevamo diciott’anni, e fu una cosa pazzesca. Poi per sette, otto anni, suonammo insieme, finché Mario Musella, il cantante, non decise di lasciarci troppo presto. Io e il batterista Franco Del Prete decidemmo di continuare la nostra storia. Eravamo molto amici io e Franco e da lì abbiamo deciso di tagliare totalmente con il passato. Volevamo andare su un’altra dimensione: Napoli Centrale. Nel giro di un anno abbiamo rivoluzionato il mondo della musica.
- Anche Pino Daniele è passato da lì.
«Pino mi ha incontrato e per due anni ha fatto parte di Napoli Centrale. La nostra amicizia non si è mai interrotta».
- Lei parla di ribellione e di riscossa. Come entrano nella sua produzione musicale?
«Oltre ad avere un forte senso di ribellione e di riscossa nei confronti della società mi trovo sempre più spesso a combattere per i sentimenti perduti. La mia musica abbraccia tutto quello che non va bene»
- Di Napoli cosa cambierebbe?
«Chi la governa. E poi i napoletani. La Napoli raccontata dai Mass-media, quella della criminalità e dell’immondizia è solo una parte della storia. La mia è una città bellissima. È come un microcosmo. Con Tutto il brutto e il bello.
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