Millepiedi, ragni, acari e gli altri “Coinquilini bestiali” raccontati da Bressi

Nel nuovo libro lo zoologo triestino riesce, con rigore e ironia, a trasformare in meraviglia il ribrezzo per quel mondo brulicante che affolla le nostre case 

Giulia Basso
Nicola Bressi con la copertina del suo libro Coinquilini bestiali
Nicola Bressi con la copertina del suo libro Coinquilini bestiali

C’è chi li schiaccia con una scarpa, chi li fotografa e glieli inoltra su X con un messaggio allarmato o intenerito, chi semplicemente non ci fa caso. Nicola Bressi, naturalista, zoologo e curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste, li conosce uno per uno e da anni risponde pazientemente, sui social, alle domande di chi non sa cosa stia camminando sul soffitto del bagno. Da quelle migliaia di fotografie spedite da cittadini curiosi e da una vita passata a studiare le creature che condividono il nostro spazio senza chiederci permesso, nasce “Coinquilini bestiali. Conoscere, resistere o convivere con gli animali che si autoinvitano a casa nostra” (Aboca Edizioni).

Il titolo è già un programma: “bestiali” nell’accezione affettuosa del parlato, ma anche nel senso più proprio: animali con zampe in numero variabile, “coinquilini” che abitano le nostre case da molto prima di noi. Il libro è strutturato con coerenza quasi tassonomica: prima gli insetti con tante zampe (millepiedi e scutigere), poi quelli con otto (acari, ragni di ogni specie, scorpioni), quindi quelli con sei (pulci, termiti, formiche, zanzare, scarafaggi, vespe, tarme, grilli e molti altri), poi i vertebrati a quattro zampe (gechi, topi, ghiri) e infine quelli a due (pipistrelli e piccioni). Trentatré capitoli, ciascuno dedicato a una specie o a un gruppo, ciascuno con un sottotitolo che vale già metà della storia: “L’orologio della morte e l’amico degli antiquari” per i tarli, “Ho visto Nosferatu” per i ragni zoropsidi, “Dall’Asia con odore” per le cimici marmorate.

Bressi scrive con la leggerezza di chi conosce davvero la materia, quella calviniana, che non alleggerisce il contenuto ma il passo con cui lo si percorre. Con rigore e con una certa gioia nell’abbattere luoghi comuni. Le scutigere - quei miriapodi dalla corsa fulminea, con trenta zampe disposte ai lati del corpo come remi di una galea, che troviamo intrappolati nel lavandino - non sono visitatori alieni risaliti dallo scarico, ma predatori utili e longevi, capaci di vivere fino a sette anni e di cacciare zanzare, scarafaggi e ragni pericolosi. Gli acari della polvere sono ineliminabili e probabilmente innocui per la maggior parte di noi. I ragni salticidi, con i loro “baffoni” sempre in movimento, sono prodigiosi cacciatori idraulici che saltano fino a trenta volte la lunghezza del loro corpo. Il ragno violino – oggetto di ansie collettive e post virali – merita rispetto e prudenza, sì, ma non il panico che spesso lo circonda. E poi ci sono i millepiedi juli delle cantine, che quando hanno paura secernono un liquido dall’odore pungente di anice: era quello il profumo misterioso che Bressi da bambino percepiva nella cantina dei nonni, senza saperselo spiegare.

Il registro è quello della divulgazione alta: Bressi non semplifica, usa i nomi scientifici e spiega i meccanismi biologici con precisione, ma sa anche quando fermarsi a raccontare. C’è il talento del narratore quando prende un dettaglio quotidiano e lo trasforma in una porta su un mondo parallelo, invisibile e brulicante. Come nell’epigrafe che apre il volume: «Non siamo mai veramente soli, ci sono vite che dipendono da noi; e dal nostro aspirapolvere». Tre righe che contengono già tutto il libro: la meraviglia, la scienza e l’ironia. E c’è l’onestà dello scienziato che avverte: sul web si trova di tutto sugli animali, ma «le cose imprecise, errate e pericolosamente sbagliate sono spesso più diffuse e più visibili delle ponderate nozioni scientifiche».

Bressi dice che questo libro che ha scritto è quello che avrebbe voluto possedere da bambino, quando passava i pomeriggi a dare da mangiare agli animali trovati in casa e a sperimentare su se stesso la presenza di pungiglioni e mandibole. È rimasto fedele a quella curiosità: “Coinquilini bestiali” è un libro capace di trasformare il ribrezzo in meraviglia, l’allarme in conoscenza. Un invito a guardare con attenzione le creature che ci circondano, prima di prendere in mano la scarpa. —

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