Il ritmo di Ellade Bandini da Guccini a De Andrè. «L’umiltà è uno stile di vita»

Il celebre batterista ospite dei  #voltalacarta al Palmariva di Fossalta  

Elisa Russo
Il batterista Ellade Bandini ha suonato con artisti del calibro di De Andrè, Mina e Paolo Conte
Il batterista Ellade Bandini ha suonato con artisti del calibro di De Andrè, Mina e Paolo Conte

Ci sarà un ospite davvero speciale con i #voltalacarta, affermato omaggio a Fabrizio De André: il batterista Ellade Bandini, che oltre ad aver suonato con Faber, ha affiancato, in studio e live, i più grandi della musica italiana, da Mina a Guccini. Appuntamento domenica 15 febbraio alle 20.30 al Palmariva di Fossalta di Portogruaro, in una serata firmata da Azalea. Lead vocal del gruppo è il monfalconese Simone Bertogna coadiuvato dalla goriziana Rossella Prignano (Ro’Hara) ai cori, il triestino Gabriele De Leporini (Canto Libero) alla chitarra, i friulani Alessandro Scolz (Triblend Project, Duo in progress, Les Babettes, Mr. Bulligun Unit, Transonica Tango Orchestra) alle tastiere e direzione artistica, Nicolas Morassutto (Sinners Congregation) alla batteria, il pordenonese Massimo Pasut al basso (collaborazioni con Andrea Braido, Will Hunt, Maurizio Solieri), il veneto Domenico Mason (Direttore Accademia d’Archi Arrigoni) al violino. «Mi arrivano tante proposte – racconta Bandini, ferrarese classe ’46 – quando vedo che vale la pena, aderisco. Sarò presente come ospite, suonando sei pezzi nel finale».

Veneto e Friuli sono zone che ha frequentato?

«Ci sono tanti musicisti straordinari, ho suonato spesso a Udine e Pordenone con formazioni jazz, ho inciso degli lp con il friulano Maieron, oltre che le varie date con Guccini, De André, Conte, Branduardi…».

Ha accompagnato a lungo Guccini e De André (con entrambi fino all’ultimo concerto): quali differenze tra i due?

«Ho suonato con Guccini dal 1970, lui è considerato un personaggio molto politicizzato, anche se in realtà i brani apertamente politici non sono tanti (“La locomotiva”, “Auschwitz”, “Dio è morto”). De André era ancora più politicizzato come persona, ma non era così esplicito nei testi. Alle volte gli chiedevamo di spiegarci un verso e lui diceva: “non lo so, stava bene nella metrica. Saranno poi i critici a trovare una spiegazione”».

Faber è sempre attuale, attrae anche un pubblico giovane?

«Perché non ha mai scritto brani come se fosse un antico menestrello, nel suo mondo poetico è in grado di addolcire una morte ne “La Canzone di Marinella”, rendendola una favola».

Al fianco dei grandi, lei sempre in punta di piedi?

«L’umiltà è uno stile di vita, poi nel lavoro cerco di fare bene e basta. Sono un batterista, un gregario, non un caposquadra, ma sono anche i gregari che rendono possibili le vittorie della squadra».

Che cosa ha imparato da De André, anche dalle sue fragilità?

«Ho avuto la fortuna di essere stato forse l’unica persona con cui non ha mai litigato. Era estremamente insicuro, con Mina si chiudeva un disco in uno-due giorni, invece Fabrizio aveva tempi lunghi, in sala di registrazione c’erano litigi, incertezze, lo ossessionava la paura di deludere il suo pubblico».

E dal vivo?

«Era così attento a ciò che succedeva sul palco che a volte si dimenticava quello che doveva fare lui ed erano tragedie: in camerino volavano piatti, bicchieri, urla, ne stavamo distanti prima del sipario, il palco lo emozionava e spaventava molto. Sempre insoddisfatto, non ha mai detto “che bel concerto”, al massimo della soddisfazione “non era male”. E invece il concerto, fino all’ultimo al Brancaccio, era perfetto. Non si è mai goduto il suo bel viaggio musicale, per timore di deludere, aveva grande rispetto delle persone che si trovava davanti ogni sera. Eravamo tutti concentrati e coscienti, con grande attenzione e tensione».

Giù dal palco com’era?

«Un’altra persona, rara, di spessore. La sua vita, comunque, non era “normale”: stava sveglio di notte a scrivere e dormiva di giorno. Era molto generoso, ricordo di un assegno cospicuo che staccò per la figlia di un regista romano che era venuto a mancare, e che non conosceva così bene».

Da quasi ottantenne come vede il presente?

«La musica è la mia passione, è importante, può cambiare una giornata come può cambiarti la vita. Credevo che non avrei fatto in tempo a vedere certi cambiamenti, e invece eccomi qui con internet e la musica che viene fatta con l’intelligenza artificiale». —

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