Il premio Udine filosofia assegnato al docente Silvano Tagliagambe: «Troppi confini tra discipline»
Il pensatore è il vincitore dell'ottava edizione del riconoscimento del Festival Mimesis per il suo percorso di ricerca che unisce gli studi del settore, la scienza e la cultura digitale. La cerimonia di consegna il 31 ottobre durante l’incontro alle 19 alla Torre di Santa Maria

Silvano Tagliagambe e Nicoletta Cusano sono i vincitori dell’ottava edizione del Premio Udine Filosofia promosso nell’ambito del Festival Mimesis 2026. Silvano Tagliagambe, riceverà il riconoscimento sabato 31( Cusano il 7 novembre), alle 19 alla Torre di Santa Maria a Udine. A introdurre la cerimonia sarà Roberto Masiero.
Professore emerito di Filosofia della scienza dell’Università di Sassari, Tagliagambe ha sviluppato nel corso della sua lunga attività scientifica una ricerca capace di mettere in relazione filosofia, fisica, neuroscienze e cultura digitale. Autore di oltre 480 tra volumi, saggi e articoli, nel 2021 è stato insignito dal presidente della Repubblica dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Il Premio gli viene assegnato per un percorso che ha saputo attraversare i confini tra filosofia, scienza e cultura, promuovendo una concezione della conoscenza fondata sul dialogo tra discipline e sulla complessità del reale.
Professore, che significato ha per lei ricevere il premio Udine Filosofia?
«Sono molto legato all’Università di Udine e alla città. Non lo dico tanto per dire. Ho attivamente partecipato, fin dalla nascita, alle attività del Master in Filosofia del Digitale che è stato promosso dall’Università di Udine, in particolare da Luca Taddio. Ho partecipato a tutte le sue edizioni e negli ultimi anni, compreso il prossimo, a dicembre, mi è stato affidato il compito di fare la lezione introduttiva per presentare le finalità del corso. Sono personalmente molto legato a colui che è stato per molti anni Rettore dell’Università di Udine, attualmente il vostro sindaco Alberto Felice De Toni di cui ho appena fatto una recensione al suo ultimo libro, “Una vita surfando sull’orlo del caos”. Il mio legame con Udine non è dunque di oggi e si basa su fatti concreti per cui questo riconoscimento mi fa particolarmente piacere. È sentimentale non soltanto culturale. Non lo considero un punto di arrivo ma una tappa importante dello sviluppo delle mie ricerche e delle mie attività di ricerca e del tipo di formazione delle giovani generazioni che sto cercando di portare avanti».
Quale ritiene sia il contributo più importante che la filosofia può offrire alla società contemporanea?
«Ce n’è uno fondamentale che ho cercato sempre di diffondere e praticare. Oggi l’umanità è difronte a grandi sfide: riscaldamento globale, l’inquinamento, i grandi flussi migratori, questioni estremamente complesse che per essere inquadrate correttamente e affrontate richiedono una prospettiva che non può essere di semplificazione. Come dice De Toni è necessario “surfare sulla complessità”, è uno dei suoi slogan preferiti. Significa che per affrontare i temi da cui dipende il nostro futuro e quello delle giovani generazioni non possiamo affidarci alle tradizionali prospettive di carattere disciplinare, chiuse entro recinti. Dobbiamo avere una prospettiva di ampio respiro che veda il concorso e la relazione, lo stretto nesso, tra tutte le discipline in modo da riuscire ad affrontarle con strumenti che siano all’altezza della sfida. Se io dovessi presentare la mia attività di ricerca documentata da tutto quello che ho cercato di proporre negli anni della mia attività di docente universitario, direi che ciò che la contraddistingue è una grande apertura di carattere interdisciplinare concreta. Ho collaborato attivamente con ingegneri, architetti, medici, economisti, neuroscienziati. Ho cercato di interpretare la filosofia della scienza nel modo che ritengo corretto, quello del dialogo attivo e concreto tra filosofia e le atre discipline scientifiche, in tutta la loro articolazione».
Perché i politici non ascoltano i filosofi?
Diciamo che la filosofia autentica è basata su visioni che sono necessariamente di lungo periodo e ha la chiara consapevolezza che per venire a capo dei problemi di cui abbiamo parlato non ci si può basare su un orizzonte temporale di breve periodo, quale quello che sta regolando le nostre vite. Pensiamo a livello economico che cos’è che genera il successo di una teoria? Il profitto. A livello politico è il consenso immediato. La rielezione è il loro orizzonte. Pensiamo all’Italia, al periodo di durata di una legislatura. Tra la fase iniziale di assestamento e quella finale il quinquennio diventa triennio, un orizzonte di brevissimo periodo. La filosofia caldeggia una prospettiva che necessariamente è di un periodo più lungo. Ad esempio: bisogna educare le giovani generazioni per formarle a affrontare le sfide che caratterizzeranno le loro vite. Questa è una prospettiva di lungo periodo, non può essere accorciata. La formazione di un bambino che nasce oggi richiede per lo meno due decenni. Richiede di impostare i servizi, affrontare questioni che siano di quell’ordine temporale. La politica tende a sottovalutare per le ragioni che abbiamo detto, e c’è uno sfasamento di tempi. La filosofia raccomanda un tempo lungo, la politica e l’economia ragionano su tempi che sono ristretti. Il dialogo diventa difficile per incompatibilità.
Cosa possiamo fare oggi?
«Oggi avremmo bisogno di una politica che non sia fatta di tattica, capacità di affrontare problemi di breve periodo ma che sia capace di dare risposte a problemi di medio e lungo periodo. Questa credo sia la ragione dell’insofferenza dei giovani che riempiono le piazze nel mondo. Le giovani generazioni sentono profondamente questa differenza di scale temporali, sentono che li esclude dagli orizzonti prioritari della politica. Rispondono magari in modo sbagliato, per poche frange, ma i problemi che pongono sono tutt’altro che astratti».
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