I segreti del monumento più antico di Udine: un libro svela la storia di Santa Maria del castello

Presentazione domani al Castello del volume curato da Cesare Scalon e Gianpaolo Trevisan. Documenti inediti e restauri per riscoprire l'antica pieve della città

Cesare Scalon

Santa Maria del castello. L’antica pieve di Udine è il titolo del volume curato da Cesare Scalon (che qui presenta la pubblicazione) e Gianpaolo Trevisan che l’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli presenterà domani, venerdì 30, alle 17.30 in un incontro proprio nella chiesa situata in cima al colle udinese. Il libro è edito dallo stesso Istituto Paschini e da Gaspari.

 

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A fronte dell’importanza storica e del significato simbolico che questo monumento riveste per la città e per l’intero Friuli, la chiesa udinese di Santa Maria del castello paradossalmente appariva trascurata dalla ricerca, tanto che fino ad ora le sue vicende istituzionali e artistiche non erano state illustrate da approfonditi studi specifici. La maggior parte dei documenti che la riguardano giaceva inedita e inesplorata negli archivi. Il volume ora pubblicato intende colmare questo vuoto soprattutto per quanto riguarda l'età medievale e gli sviluppi fino agli inizi dell’età moderna.

In questi ultimi anni, inoltre, i restauri di consolidamento strutturale e quelli, da poco conclusi, compiuti sui cicli pittorici hanno offerto ulteriori spunti di riflessione, offrendo l'occasione propizia per una pubblicazione che ponesse le basi storiografiche per futuri approfondimenti. L’approccio multidisciplinare seguito in questo volume è parso il più consono per delineare la storia millenaria della pieve. Così, dopo la pubblicazione dei volumi sulla chiesa di San Francesco e sul Duomo di Udine, che costituiscono i primi due numeri di una collana dell’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli, dedicata ai “Monumenti del Patriarcato aquileiese”, esce ora per i tipi di Gaspari editore, il terzo volume su La chiesa di Santa Maria del castello. L’antica pieve di Udine, promosso dallo stesso Istituto in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Udine.

Il libro si apre con uno splendido repertorio fotografico di Luca Laureati che guida il lettore nella visita al monumento. La chiesa di Santa Maria del castello è il più antico edificio esistente in città ed è il solo rimasto del nucleo abitativo che nel medioevo si era formato sulla sommità del colle udinese intorno al mastio castellano. La costruzione odierna risale ai primi decenni del XII secolo ed è stata realizzata dalle fondamenta sul sito della precedente chiesa, più piccola, forse anteriore alla prima menzione documentaria del 989 sul castrum udinese. L’assetto interno attuale, a tre navate absidate suddivise da pilastri, deriva dalle modifiche intraprese verso la metà del XV secolo per volere della Confraternita di Santa Maria del castello ed è il risultato di un ripristino compiuto nel 1929, mentre la facciata è quella realizzata nel 1526 in sostituzione del primitivo prospetto danneggiato dal terremoto del 1511.

La chiesa custodisce preziosi resti pittorici del XIII secolo, che contribuiscono a delineare i rapporti storico-artistici del Friuli centrale con le aree contermini del Patriarcato, e nell'abside maggiore presenta un ciclo di affreschi del XIV secolo d'influsso giottesco che è una notevole testimonianza del contesto artistico di poco precedente l'arrivo a Udine nel 1348 di Vitale da Bologna. Il monumento è storicamente rilevante non solo per essere stato in origine il centro della devozione cittadina, ma anche perché fu chiesa matrice, ossia pieve, di un ampio territorio circostante. La costruzione che vediamo tradisce, con la propria stratificata fisicità, le sedimentazioni strutturali di un areale insediativo del tutto peculiare per conformazione topografica. Le conoscenze riguardanti la storia della costruzione di questa chiesa discendono dalla sua vicenda conservativa, comprendente anche gli ultimi restauri da poco conclusi, e soprattutto dal drastico intervento di ripristino compiuto tra il 1928 e il 1931, con il quale si scoprirono le vestigia della pieve medievale e se ne plasmò l’odierna fisionomia architettonica. Apparentemente la costruzione della chiesa a tre navate avvenne intorno alla piccola aula preesistente. Con dovizia di particolari e un’ampia documentazione archivistica, nel volume si racconta la costruzione romanica realizzata nel primo quarto del XII secolo. Il tipo basilicale a tre navate absidate suddivise da massicci pilastri quadrilateri, osservabile nella chiesa udinese, trova riscontro in un modello comune all’area bavarese e carinziana tra la fine dell'XI e il corso del XII secolo, e si inserisce nella rete di rapporti personali e istituzionali che si erano creati all’interno del Patriarcato aquileiese in questo periodo. In particolare l’esame delle tecniche costruttive porterebbe a concludere che la pieve udinese a tre navate sia stata realizzata in continuità con il cantiere di San Pietro a Rosazzo e che di conseguenza si possa anticipare la sua datazione al principio del XII secolo.

Nel presentare il primo volume dedicato a San Francesco di Udine, Simonetta Bonomi, al tempo Soprintendente alle belle arti del Fvg, si chiedeva: «È ancora possibile, dopo questo volume ignorare questa chiesa straordinaria?». Ora, la nuova pubblicazione fa nascere spontaneo un altro interrogativo: “Come fare per inserire Santa Maria del castello e San Francesco in un percorso culturale e turistico della città?”

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