Il cuore non va a dormire, Enrico Galiano racconta una doppia storia d’amore
Il libro dello scrittore pordenonese esce per Einaudi mercoledì 15 aprile: la prima presentazione a villa Dolfin di Porcia

Nel nuovo romanzo di Enrico Galiano, da mercoledì 15 aprile in libreria, c’è un momento in cui tutto si chiarisce senza davvero risolversi: è quello in cui capisci che “Il cuore non va a dormire”, che puoi provare a zittirlo, a educarlo, a renderlo accettabile, ma continuerà a battere dove fa più male.
È da qui che bisogna partire per entrare, ne Il cuore non va a dormire (Einaudi), appunto, un libro che ha il coraggio di stare dentro le crepe invece di aggiustarle. Che si muove proprio lì, in quel territorio scomodo in cui le emozioni non si lasciano addomesticare e continuano a farsi sentire anche quando si prova a metterle a tacere.
Galiano costruisce una storia doppia, che è in realtà una sola. Da una parte Sasha, sedici anni, “un’anima inquieta” che vive tutto al massimo e sa benissimo che quello che sta facendo è “uno schianto contro il muro”, ma non si ferma. Dall’altra Alessandra, più di quarant’anni, una vita che “sembra senza scossoni” e che invece si incrina appena qualcuno la costringe a guardare davvero. In mezzo, una domanda che attraversa tutto il romanzo: cosa succede quando smettiamo di anestetizzare quello che sentiamo? “Succede che ci accorgiamo di aver rinunciato a noi stessi”, racconta Galiano. Come a Sasha e Alessandra, in un parallelismo che mostra come il tempo trasformi le crepe senza mai cancellarle.
Al centro c’è lo sguardo. “A sedici anni essere visti ti fa esistere”, dice. Ed è quello che accade a Sasha quando il supplente — un professore di diritto “che parla solo d’arte” — le chiede se va tutto bene. È lì che capisce che qualcuno “la vede davvero”. Da quel momento nasce un legame potentissimo, che diventa amore. Amore che può essere autentico anche quando non è giusto. A tenere insieme le due linee è Moresco, artista misterioso “un po’ un Banksy italiano”, che “fa nascere i suoi murales dalle crepe dei muri”. Non è solo un personaggio: è una metafora precisa. “Ognuno di noi ha la sua crepa, ma quella crepa si può trasformare in bellezza”. Il dolore, qui, non è qualcosa da evitare, ma da attraversare. Non a caso ritorna spesso l’idea che “il corpo lo sa sempre”. In un presente dominato dall’overthinking — Galiano cita esplicitamente Jonathan Haidt e la sua “generazione ansiosa” — abbiamo perso il contatto con quella verità immediata. “Pensiamo troppo, e così smettiamo di sapere cosa vogliamo davvero”. Il romanzo prova a invece a riportare il lettore dentro quella voce, anche quando è scomoda.
E poi c’è il tema dei genitori. Da una parte chi rinuncia ai propri sogni “e finisce per essere un pessimo padre”, dall’altra chi li insegue “trascurando la famiglia”. In mezzo, una verità poco consolatoria: “I figli non vogliono genitori infelici”. È un passaggio che allarga il discorso, toccando anche il presente, soprattutto per le donne, ancora “colpevolizzate se hanno una vita propria fuori dalla famiglia”.
Ma forse il nucleo più potente del libro sta in quella che Galiano definisce una società “algofobica”, riprendendo il pensiero del filosofo Byung-Chul Han: terrorizzata dal dolore al punto da eliminarlo. “Ma se lo elimini, ti precludi anche la capacità di essere creativo, di provare gioia fino in fondo, di empatizzare”. Il cuore non va a dormire è allora anche questo: un invito a non buttare via il dolore, perché è lì che “iniziamo davvero a vivere”. Il risultato è un romanzo (che oggi si presenta in anteprima nella barchessa di villa Dolfin, a Porcia, alle 18) più difficile da scrivere, più maturo. Non cerca soluzioni, non consola: accompagna. Fino a quel punto in cui le storie si intrecciano e i personaggi si incontrano “nella stessa crepa”, che è insieme rottura e possibilità.
Enrico Galiano continua dunque a fare quello che gli riesce meglio: tradurre emozioni in storie che parlano a tutti, senza abbassare mai la complessità. E forse è per questo che i lettori si fidano. E gli scrivono, lo cercano: “Nei libri riescono a ritrovarsi e allora pensano che io possa capirli anche nella vita vera”
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