L’ascesa del Cesare americano analizzata nel “Bullo” di Caprarica

Hanno il fascino dell’attualità e della ricchezza di trama documentata le pagine de “Il Bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente”

Elisa Fucina
Il giornalista, scrittore e volto televisivo Antonio Caprarica
Il giornalista, scrittore e volto televisivo Antonio Caprarica

Indignazione di un giornalista ancora innamorato della ricerca della verità davanti a un uomo che ha cancellato il concetto di realtà e rispetto delle regole e che se minaccia guerra poi la scatena: l’attacco all’Iran è l’ennesima conferma. Hanno il fascino dell’attualità e della ricchezza di trama documentata, le pagine de “Il Bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente” di Antonio Caprarica, (Piemme, pagg. 256 euro 19,90).

Il noto giornalista e scrittore, volto televisivo e attendo commentatore, aprirà domani alle 18 la XI edizione de “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” in Abbazia di Rosazzo. Un’anteprima regionale che vedrà anche la presenza in dialogo con l’autore di Fabrizio Brancoli, vicedirettore dei sei quotidiani del gruppo Nem.

Per l’immobiliarista che volle farsi re non c’è giudice più spietato della realtà che mette in chiaro la sua personalità e visione di politica interna ed estera. Ha il ritmo dell’attualità il libro che apre con una serie di date di un passato recentissimo. Fra queste il discorso alle Nazioni unite del 20 gennaio nel quale, a otto mesi dalla nomina, Trump definisce la sua presidenza un ingresso in una nuova era dell’oro e si proclama, udite udite, pacificatore di sette conflitti nel mondo.

«Dovendo aggiungere una puntata – esordisce Caprarica –, inizierei dal recente fluviale e demenziale discorso sullo stato dell’Unione, concentrato di menzogne pronunciate con totale faccia tosta. Un’esibizione non da politico e statista ma da demagogo, formidabile venditore di se stesso, sei volte bancarottiere. Insomma uno che ha saputo vendersi agli americani e al mondo come un self made man e nientemeno che aspirante al Nobel per la pace. Di fatto dallo studio ovale ha legittimato il ritorno alla legge della giungla nell’area internazionale nella quale comanda il più forte facendo affari personali incurante dei conflitti d’interesse. La sua diplomazia, che definisco della doppia B – bullismo e business – ha certo fin qui funzionato nel piegare i furori bellici di Netanyahu ma quante vite potevano essere risparmiate?».

Senza dimenticare i risultati conseguiti con la leva di affari spregiudicati negli Stati arabi del Golfo e in Russia per trattare con Putin la resa dell’Ucraina, dai suoi inviati speciali, gli immobiliaristi Steve Witkoff e Jared Kushner. Entrambi soci in affari, il secondo anche genero.

Il saggio racconta l’ascesa del Cesare americano prendendo l’abbrivo dalle origini. Figlio di emigranti tedeschi per via paterna e scozzese da parte di madre. Papà Fred fu suo maestro nella connessione fra affari e politica. Nel 1975 il trentenne Donald, senza soldi ma con utili consigli della politica, compra il primo lotto di suolo pregiato a Manhattan. Tutti i dettagli in un avvincente e documentato capitolo. Negli anni ’80 il disastroso ingresso nel business dei casinò a Atlantic City.

Avrebbe potuto segnare la sua scomparsa se non fossero intervenuti in soccorso il padre, con oltre 3 milioni di dollari cash cambiati in fiches, e finanziatori russi dalla dubbia fedina penale con ingenti somme di denaro non tracciabile. Il legame con la Russia è antico, al ritorno in patria nel 1987 nasce la primigenia idea di entrare in politica. Il capitolo “Mezzanotte a Mosca” è centrale per comprenderne la svolta.

Ha saputo aspettare ma le idee, pubblicate a sue spese sulla stampa che contava, sono rimaste vive per 40 anni: America first, disprezzo per gli alleati e l’Europa, pizzo per la protezione garantita dalla fine della Seconda guerra mondiale. In aggiunta niente regole limitanti il business, caccia agli immigrati, attacco frontale all’Onu e lo smantellamento dell’Occidente.

Ma il recente pronunciamento della Corte suprema sulla non legittimità presidenziale di imporre dazi è un indizio che alle elezioni di Midterm di novembre, Potus, acronimo per il presidente Usa, potrebbe sia perdere il controllo del Senato sia la fiducia degli americani. Molto dipenderà dall’andamento dell’economia. Ma la domanda che pone Caprarica è: chi c’è dietro Trump e lo sostiene?

Domenica lo scrittore sarà ospite alle 17.30 a Campoformido – Sala A. Geatti - di anteprima Fake News Festival, occasione per entrare nel merito di come notizie artatamente inventate possano condizionare pesantemente la realtà a livello mondiale anche a Buckingham Palace come spiega nel suo libro “Kate e la maledizione dei Galles”.

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