Gorizia candida il pensiero di Basaglia a Patrimonio immateriale dell’Unesco

In Municipio l’annuncio dell’avvio dell’iter. «Progetto ambizioso ma è giusto osare come fece anche il padre della legge 180»

Lo psichiatra Franco Basaglia
Lo psichiatra Franco Basaglia

È da Gorizia che parte la candidatura del pensiero basagliano al patrimonio immateriale dell’Unesco. Non è un caso il lancio del progetto dal capoluogo isontino: è a Gorizia che Basaglia mosse i primi passi, andando a dirigere l’allora ospedale psichiatrico dal 1961 per meno di un decennio ed è qui che ha sviluppato quella concezione poi maturata negli anni triestini e che, nel 1978, sarebbe sfociata nella “sua” Legge 180.

L’iter è all’avvio ma, appunto, il sasso è lanciato con il sostegno dell’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi. «Gorizia non sarebbe diventata Capitale europea della cultura se non avesse osato. Occorre quindi osare anche per quanto riguarda questa iniziativa legata a Basaglia, che reputo di grande valore e per la quale mi spenderò con tutte le mie possibilità». Queste le parole dell’assessore.

L’idea della candidatura si deve a Franco Perazza, consigliere comunale Pd, già direttore del locale Dipartimento di salute mentale. Poi, è stata supportata senza esitazioni dall’assessore comunale a Go! 2025, Patrizia Artico, dal sindaco Rodolfo Ziberna e dalla sua giunta, all’unanimità. «Sono orgoglioso che qui, dove tutto è iniziato», ha detto Perazza, «questa storia ricominci, una storia di importanza internazionale, riconosciuta in tutto il mondo: spero che anche la città ne sia orgogliosa. Sappiamo bene quanto i primi, faticosi, tormentati passi di Basaglia a Gorizia siano stati fondamentali per mettere in moto una macchina che ha permesso di superare quello scandalo umano rappresentato dai manicomi». Ancora Perazza: «Il pensiero di Basaglia è universale, non ha tempo e non può essere collocato in un museo: i suoi princìpi, i suoi valori di mettere la persona al centro sono quelli che ancora adesso orientano le buone pratiche per la salute mentale delle nostre comunità».

Basaglia insieme ad alcuni ospiti dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste
Basaglia insieme ad alcuni ospiti dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste

Anche il sindaco Ziberna si è soffermato sul fatto che «il pensiero basagliano non è per nulla un patrimonio politico, bensì un patrimonio di tutti. Con questa iniziativa, Gorizia torna al centro del tema della salute mentale. Ora, non mancheranno incontri, convegni e altri appuntamenti per accendere i riflettori sull’argomento e per rafforzare la candidatura». E ieri, quando il progetto è stato annunciato nel municipio isontino, c’era anche il vicepresidente del Club per l’Unesco di Gorizia, Adriano Macchitella: «Faremo la nostra parte», ha promesso. Da parte sua, Patrizia Artico è certa che il procedimento ottenga esito positivo.

Già, il procedimento. Sarà lungo e complesso: di regola, va dai tre ai dieci anni. A breve, una delibera comunale stanzierà le risorse economiche per avviarne la fase pratica, concreta. Quindi, saranno raccolti materiali, testimonianze e documenti a provare la straordinarietà del pensiero basagliano. Gli elementi italiani iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale Unesco sono venti: a entrare, ultima in ordine di tempo, la cucina tra sostenibilità e diversità bioculturale, come ha ricordato Ziberna. Nel 2024, invece, era stata la volta di un elemento transnazionale (Italia e Spagna): l’arte campanaria tradizionale, mentre nel 2023 era toccato alla pratica del canto lirico in Italia. Ma, nell’elenco, si trova anche l’Opera dei Pupi siciliani nel 2008, la dieta mediterranea nel 2010, l’arte della liuteria cremonese nel 2012, l’arte del “pizzaiuolo” napoletano nel 2017.

L’iter, più nel dettaglio, si articola in più momenti. A tal proposito, sarà fondamentale l’inserimento del pensiero basagliano nell’inventario nazionale del patrimonio culturale immateriale. Tale passaggio è la dimostrazione che il bene è già riconosciuto e tutelato a livello nazionale. In Italia, il processo è coordinato dal ministero della Cultura.

Se, da un punto di vista formale, il dossier non presenta criticità e la selezione nazionale viene superata si approderà poi alla trasmissione internazionale e alla successiva valutazione con il relativo esame da parte degli organi tecnici dell’Unesco.

Fin d’ora, però, si può cominciare a incrociare le dita.

«Basaglia», ha ancora detto Riccardi, «ha avuto la capacità di interpretare in anticipo una trasformazione culturale che ancora oggi ci interroga. Quando parliamo di salute, infatti, non possiamo limitarci alla sola dimensione sanitaria: la salute è il risultato dell'integrazione tra aspetti sanitari, sociali e relazionali. Dare risposta ai bisogni delle persone significa considerare tutti questi elementi nel loro insieme. Un altro aspetto rilevante riguarda il forte legame che questa esperienza ha con il nostro territorio». E qui, da parte sua, non sono mancati riferimenti a Trieste e a Gorizia.

«Oggi», ha proseguito l’assessore, «il tema della salute mentale è una delle emergenze più rilevanti. Tuttavia, il disagio mentale contemporaneo è più ampio di quello che caratterizzava l'epoca in cui operò Basaglia: è più diffuso, più complesso, meno facilmente classificabile. Coinvolge nuove fragilità e nuove forme di sofferenza che richiedono strumenti di risposta adeguati. Proprio per questo il lascito culturale di Basaglia conserva tutta la sua importanza. Ci ricorda che al centro devono sempre esserci la persona, la sua dignità e la sua capacità di autodeterminazione. Sono princìpi che continuano a rappresentare un riferimento fondamentale per chi è chiamato a costruire politiche e servizi capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone».

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