Dalle partiture salvate dalle "macerie" al palco di Roma: il regalo di Kenny Wheeler al Friuli diventa un oratorio
Il pianista jazz Glauco Venier racconta il legame con il compositore canadese. Il Maestro Sivilotti dirige l'Insìum Ensemble e il gruppo Odhecaton nella capitale a cinquant'anni dal terremoto

Dopo la prima assoluta al Duomo di Venzone e Villa Manin, luoghi simbolo della rinascita post sisma, “Psalms – Friuli 1976_2026”, oratorio di Kenny Wheeler rivisitato da Glauco Venier, con la produzione di Euritmica, lo spettacolo replica mercoledì a Roma. Alle 19, alla Basilica di Santa Croce di Gerusalemme, va in scena l’oratorio inedito per voci, coro ed ensemble strumentale che, a cinquant’anni dal terremoto del Friuli, onora la memoria delle vittime e il coraggio della rinascita. Ispirato ai Salmi del Vecchio Testamento musicati dal trombettista e compositore canadese Kenny Wheeler (morto a Londra nel 2014), il progetto prende vita grazie alla revisione musicale del direttore artistico, il pianista jazz friulano, Glauco Venier, assieme a musicisti e vocalist di grande professionalità.
Per l’esclusività dell’evento nella capitale, la suggestione dei testi si arricchisce della voce e dell’interpretazione straordinarie di Giancarlo Giannini: «Un onore averlo – commenta Venier –. Non avrei potuto immaginare nessun altro, a parte Gian Maria Volonté, che non c’è più. Giannini ha ascoltato la registrazione del concerto di Venzone e gli è piaciuto, così ha accettato; so che abita a dieci minuti dalla chiesa. Leggerà anche una poesia in friulano di Amedeo Giacomini e poi “Terremoto del Friuli” scritta da Jorge Luis Borges a due anni dal sisma, donata al Messaggero Veneto tramite il direttore dell’epoca Vittorio Meloni (non fa parte del catalogo artistico del poeta e scrittore argentino ed è stata poi donata dalla famiglia Meloni al Comune di Gemona)».
Il Maestro Valter Sivilotti dirige l’Insìum Ensemble, laboratorio musicale ideato da Venier (qui al pianoforte) con Cristina Renzetti (voce), Daniele Richiedei (violino), Alfonso Deidda (sax baritono), Marcello Allulli (sax soprano), Mirko Cisilino (flicorno), Sergio Bernetti (trombone), Glauco Benedetti (tuba), Riccardo Chiarion (chitarra), Giulio Scaramella (organo), Alessio Zoratto (contrabbasso), Alessandro Paternesi (percussioni) e il gruppo vocale Odhecaton. L’iniziativa ha il sostegno di Regione, associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, Ministero della Cultura, Fondazione Friuli, la partnership di Royal Academy e Conservatorio J. Tomadini di Udine.
«La Regione porta a Roma un progetto artistico di alto profilo, nato nel segno del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, trasformando la memoria del 1976 in un racconto culturale rivolto al Paese - ha affermato il vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, a margine dell’approvazione da parte della giunta regionale del provvedimento che estende la convenzione tra Regione ed Euritmica per il progetto -. Dopo il riscontro ottenuto a Venzone e a Codroipo, “Psalms” diventa anche un’occasione per presentare fuori dai confini regionali la forza creativa del Friuli Venezia Giulia e il percorso che unisce Nova Gorica, Gorizia 2025 e Pordenone 2027. Il valore di questa operazione sta nella capacità di coniugare memoria, qualità artistica e promozione del nostro territorio, presentandosi a Roma con una proposta originale, musicisti di livello internazionale e una voce autorevole del teatro e del cinema».
Venier, nato a Sedegliano nel 1962, è collaboratore di lunga data della cantante britannica Norma Winstone, leggenda del jazz europeo (con cui ha inciso tre cd per la prestigiosa etichetta ECM, vincendo una candidatura ai Grammy Awards) e per dodici anni ha collaborato con Kenny Wheeler, che in qualche modo gli ha lasciato le partiture dei Salmi. «Al tempo delle masterclass estive che tenne a Gorizia – ricorda Venier – mi chiese di raccontargli della mia regione e gli parlai anche del terremoto in cui morirono 989 persone e fu così che mi fece un regalo, anche se non arrivò nelle mie mani completo, diciamo che dalle macerie (come per il terremoto) ho ricostruito, in questo caso le note».
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